Crisi energetica: gas ai massimi da tre anni, bollette a rischio stangata per le famiglie italiane
La chiusura dello Stretto di Hormuz spinge i prezzi del gas naturale ai livelli del 2022. Bollette in rialzo, carburanti alle stelle, e un governo chiamato ad agire in fretta.

| +93% Prezzo gas TTF | +€278 Aumento annuo in bolletta | <30% Scorte gas UE |
A quasi due settimane dall’inizio del conflitto in Iran, i consumatori italiani si trovano a fare i conti con una nuova emergenza energetica. I prezzi del gas naturale sui mercati europei sono quasi raddoppiati in un solo mese, i carburanti alla pompa continuano a salire e le stime sugli aumenti in bolletta si aggravano di giorno in giorno, colpendo in particolare le famiglie a reddito basso e medio.
La crisi ha origini geopolitiche precise: l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran del 28 febbraio e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz hanno innescato uno shock energetico che l’Europa non vedeva dalla guerra in Ucraina del 2022.
Il gas vola sui mercati europei
Il prezzo del gas al TTF olandese (il principale indice di riferimento europeo) ha raggiunto circa 61 euro al megawattora il 9 marzo 2026, segnando un rialzo del 93% nell’ultimo mese. Si tratta dei livelli più alti registrati da tre anni a questa parte, un segnale che mette in allerta tutti i principali attori del mercato energetico continentale.
A innescare l’impennata è stata la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran, che ha interrotto le forniture di GNL (gas naturale liquefatto) provenienti dal Qatar, il più grande esportatore mondiale di GNL, e bloccato il transito di petroliere nella regione del Golfo Persico. Secondo analisi di Morgan Stanley, citate da Trading Economics, lo stop delle esportazioni qatarine potrebbe cancellare gran parte dell’eccesso di offerta globale previsto per il 2026.
“Se il prezzo del gas resta su questi livelli, è molto probabile che vedremo un aumento delle tariffe in bolletta sia per il gas sia per l’energia elettrica.” — Silvia Bartolini, presidente Codacons Toscana
L’Europa si trova in una posizione particolarmente vulnerabile: le scorte di gas nel Vecchio Continente sono scese sotto il 30%, ben al di sotto dei livelli di sicurezza raccomandati. Con la stagione invernale ancora non conclusa e nessun segnale di de-escalation militare, il rischio di rivivere uno scenario analogo alla crisi energetica del 2021-2022 è concreto e immediato.
L’impatto sulle bollette delle famiglie
Le conseguenze economiche per i nuclei familiari italiani si fanno già sentire. Secondo un’analisi di Facile.it riportata da Borsa Italiana, al quinto giorno di conflitto la stima degli aumenti annui in bolletta ha già raggiunto cifre significative:
- 278 euro in più all’anno per la componente gas
- 91 euro in più all’anno per l’energia elettrica
- Spesa complessiva annua stimata: 2.796 euro, il 15% in più rispetto alle previsioni pre-conflitto
Gli analisti di Facile.it hanno precisato su Sky TG24 che l’impatto sarà maggiore per chi ha sottoscritto contratti con tariffa indicizzata, ovvero quei contratti in cui il prezzo dell’energia segue le oscillazioni del mercato. Chi ha invece un contratto a prezzo fisso (sempre meno diffuso a causa dei rincari degli ultimi anni) sarà per ora al riparo dagli aumenti, almeno fino alla scadenza del contratto.
Particolarmente a rischio le famiglie monoreddito, le abitazioni poco efficienti dal punto di vista energetico, ancora moltissime in Italia, e le utenze non domestiche come piccoli commercianti e artigiani. Le associazioni dei consumatori hanno già annunciato richieste di intervento urgente al governo.
Benzina e gasolio: prezzi alle stelle anche alla pompa
La crisi non si limita alle bollette domestiche: anche i carburanti per i trasporti hanno subito un’impennata significativa. Secondo i dati del Sole 24 Ore aggiornati al 9 marzo 2026:
- Benzina self-service: 1,782 euro/litro (media nazionale), 1,869 euro/litro in autostrada
- Gasolio self-service: 1,815 euro/litro (media nazionale)
- Diesel servito su alcune tratte autostradali (come la A21 Torino-Piacenza): picchi oltre 2,5 euro/litro, segnalati dal Codacons
Assoutenti ha annunciato una segnalazione formale all’Antitrust per verificare eventuali comportamenti speculativi lungo la catena di distribuzione. L’associazione punta il dito soprattutto sui prezzi praticati sulle autostrade, dove la maggiorazione rispetto alla media nazionale risulta anomala rispetto ai soli costi di servizio.
“I prezzi che vediamo in autostrada non sono giustificabili dai soli costi operativi. Segnaliamo all’Antitrust per far luce su possibili fenomeni speculativi.” — Comunicato Assoutenti
Le mosse del governo Meloni
Il governo di Giorgia Meloni ha espresso preoccupazione per l’impatto dell’escalation energetica sui cittadini italiani. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha attivato la figura del “Mister Prezzi” (il Garante per la sorveglianza dei prezzi) con il compito di monitorare movimenti anomali nella rete di distribuzione carburanti.
Sul tavolo del Consiglio dei Ministri c’è anche l’ipotesi di applicare l’accisa mobile, meccanismo previsto dalla legge di Bilancio 2008 e mai compiutamente attivato, che consentirebbe una riduzione delle accise sui carburanti a fronte dell’aumento delle entrate IVA legate al rincaro del greggio. Si tratta di uno strumento di compensazione automatica che punta ad attenuare l’impatto sui consumatori finali senza gravare direttamente sul bilancio statale.
Il governo sta inoltre valutando misure di supporto per i nuclei familiari più vulnerabili, tra cui un potenziamento del bonus sociale energia e gas già esistente, e un allargamento della platea dei beneficiari in caso di prolungamento della crisi.
Cosa succede se la crisi continua
Confindustria ha avvertito che la volatilità dei prezzi energetici è destinata a proseguire almeno finché le tensioni geopolitiche non rientreranno in modo stabile. Il rischio per il sistema produttivo italiano, già provato da anni di costi energetici elevati, è di un nuovo ciclo di cali di competitività rispetto ai concorrenti extra-europei, in particolare quelli asiatici, che beneficiano di gas a costi molto inferiori.
Per il mercato retail, gli esperti prevedono che i prezzi potrebbero restare elevati per diversi mesi: le forniture di GNL alternative al Qatar (Australia, Stati Uniti, Africa subsahariana) richiedono tempo per essere attivate e i noli marittimi sono già in forte aumento. Le previsioni di ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) per il secondo trimestre 2026 saranno aggiornate entro fine marzo e potrebbero sancire ufficialmente il rialzo delle tariffe regolate.
Nel frattempo, le associazioni dei consumatori invitano le famiglie a valutare alcune azioni concrete:
- Verificare il proprio contratto energetico e valutare un eventuale passaggio a tariffa fissa
- Ridurre i consumi non essenziali di gas ed elettricità
- Controllare l’efficienza degli impianti di riscaldamento e, se possibile, anticipare la manutenzione
- Tenere monitorata la propria bolletta e segnalare anomalie allo Sportello del Consumatore di ARERA
Il contesto geopolitico: perché lo Stretto di Hormuz è cruciale
Lo Stretto di Hormuz è il passaggio obbligato per circa il 20% del commercio mondiale di petrolio e una quota ancora più significativa del GNL. Il suo blocco (anche parziale o temporaneo) ha effetti immediati sui mercati globali dell’energia. L’attacco del 28 febbraio ha cambiato radicalmente il calcolo strategico degli esportatori di energia e degli importatori europei.
Prima della crisi, l’Europa stava lentamente diversificando le proprie fonti di approvvigionamento di gas, riducendo la dipendenza dalla Russia attraverso l’aumento delle importazioni di GNL e l’accelerazione delle energie rinnovabili. La chiusura dello Stretto rimette in discussione queste strategie nel breve periodo, evidenziando quanto il continente sia ancora esposto alle tensioni geopolitiche nelle aree produttrici di energia.
“L’Europa non ha ancora raggiunto una piena indipendenza energetica. Ogni crisi nelle regioni produttrici ci ricorda quanto sia urgente accelerare la transizione verso le rinnovabili.” — Analista energetico, Istituto Bruno Leoni






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