I future a Wall Street crollano. I commenti della stampa americana: torniamo agli anni ’70…

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Abbiamo consultato diverse fonti della stampa finanziaria internazionale, tra cui MarketWatch, AP News, Reuters e Business Insider. Il movimento ribassista è legato soprattutto alla forte escalation militare con l’Iran e al conseguente shock sui prezzi del petrolio.

Secondo MarketWatch, i futures sul Dow Jones sono arrivati a perdere oltre 1.000 punti, mentre anche i futures su S&P 500 e Nasdaq sono scesi significativamente, in parallelo con l’impennata del prezzo del greggio.

Le cause indicate dalla stampa americana

Shock petrolifero e timori per lo Stretto di Hormuz

La causa principale individuata dai media finanziari è il timore di una interruzione delle forniture energetiche dal Medio Oriente. Il petrolio oscilla tra i 100 e i 120 dollari al barile, con rialzi anche del 30% in pochi giorni, mentre gli investitori temono gravi ripercussioni dai blocchi nello Stretto di Hormuz, da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale.

Questo scenario ha innescato una fuga dagli asset più rischiosi come azioni e criptovalute.

Ritorno del rischio inflazione

Un secondo elemento evidenziato dai commentatori è il ritorno del rischio inflazionistico.

Secondo AP News, il balzo dei prezzi energetici potrebbe far risalire l’inflazione e ritardare i tagli dei tassi della Federal Reserve, cosa che pesa molto sulle valutazioni di Wall Street.

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Per gli investitori significa tassi più alti più a lungo e quindi un costo del capitale maggiore per imprese e famiglie.

Volatilità e timori di correzione del mercato

Alcune grandi banche d’affari hanno iniziato a rivedere le prospettive del mercato.

Gli analisti di JPMorgan hanno avvertito che l’indice S&P 500 potrebbe entrare in correzione fino al 10% se la guerra con l’Iran dovesse intensificarsi e il petrolio restare sopra i 100 dollari al barile.

Tuttavia altri analisti, come quelli citati da Morgan Stanley, ritengono che si tratti di una fase temporanea di volatilità e parlano di una possibile “rolling correction” del mercato.

Reazione dei mercati e dei settori

La stampa americana segnala effetti immediati su diversi settori:

  • compagnie aeree e turismo tra i titoli più colpiti per l’aumento del carburante
  • finanziari sotto pressione per il rischio macroeconomico
  • energia e difesa tra i pochi comparti in crescita
  • alcune aziende legate all’AI e ai semiconduttori hanno invece mostrato resilienza.

Il messaggio degli analisti

Il commento prevalente nella stampa finanziaria americana è che il mercato sta reagendo soprattutto a uno shock geopolitico improvviso, non a un deterioramento immediato dei fondamentali economici.

Molti osservatori sottolineano tre scenari possibili:

  1. conflitto breve → rimbalzo dei mercati
  2. petrolio sopra 120 $ → inflazione più alta e correzione azionaria
  3. blocco prolungato dello Stretto di Hormuz → vero shock economico globale
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La notizia del crollo dei futures è confermata; causa principale è l’escalation della guerra con l’Iran e il rally del petroli.

La storia si ripete

L’escalation con l’Iran riporta alla memoria le crisi petrolifere del 1973 e del 1979: analogie e differenze con l’economia globale di oggi

L’impennata dei prezzi del petrolio e la tensione nello Stretto di Hormuz hanno riacceso nei mercati finanziari un confronto storico: quello con gli shock petroliferi degli anni Settanta. Diversi analisti citati dalla stampa economica statunitense e internazionale, tra cui Financial Times, Bloomberg e Reuters, ritengono che l’attuale scenario geopolitico possa ricordare alcuni elementi delle crisi energetiche del 1973 e del 1979, che provocarono recessione e inflazione in gran parte delle economie occidentali.

Il primo shock petrolifero avvenne nel 1973 quando i paesi dell’OPEC decisero un embargo petrolifero contro gli Stati Uniti e altri Paesi occidentali. Il prezzo del petrolio quadruplicò in pochi mesi, generando una combinazione inedita di inflazione elevata e crescita economica debole, fenomeno poi definito stagflazione.

Un secondo shock arrivò nel 1979 con la rivoluzione iraniana, che ridusse drasticamente la produzione di petrolio e fece nuovamente impennare i prezzi dell’energia.

Le differenze rispetto agli anni Settanta

Molti economisti sottolineano tuttavia che il contesto globale è cambiato profondamente. In primo luogo, gli Stati Uniti sono oggi uno dei maggiori produttori di petrolio e gas grazie alla rivoluzione dello shale oil, mentre negli anni Settanta dipendevano fortemente dalle importazioni.

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In secondo luogo, l’economia mondiale è diventata meno intensiva dal punto di vista energetico. Oggi per produrre un dollaro di PIL è necessario meno petrolio rispetto a cinquant’anni fa.

Infine, esistono riserve strategiche di petrolio gestite dai governi e coordinate attraverso l’International Energy Agency, strumenti che non erano disponibili nella stessa misura negli anni Settanta.

Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
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