Industrial Accelerator Act: Ue rilancia il Made in Europe e crea 150mila nuovi posti di lavoro

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Industrial Accelerator Act, cosa cambia per industria e lavoro in Europa

La Commissione europea ha presentato a Bruxelles, il 4 marzo, l’Industrial Accelerator Act (Iaa), primo effetto concreto del rapporto Draghi.
Il regolamento punta a rilanciare l’industria “made in Europe”, accelerare la decarbonizzazione e creare nuovi posti di lavoro qualificati.
L’intervento riguarda in particolare settori strategici come acciaio, cemento, alluminio, automotive e tecnologie a zero emissioni nette, con l’obiettivo di aumentare la domanda interna di prodotti europei a basse emissioni di carbonio e ridurre la dipendenza da Paesi terzi, in primis la Cina.

Perché ora? Per arginare la deindustrializzazione dell’ultimo quarto di secolo, rafforzare la sicurezza economica dell’Unione e riportare la manifattura verso l’obiettivo del 20% del Pil entro il 2035, con una politica industriale esplicita e basata su appalti pubblici e standard di sostenibilità.

In sintesi:

  • Industrial Accelerator Act: nuova regia Ue per rafforzare industria, occupazione e tecnologie pulite.
  • Target su acciaio, cemento, alluminio, automotive e tecnologie net-zero prodotte in Europa.
  • Fino a 150.000 nuovi posti di lavoro e miliardi di valore aggiunto entro il 2030.
  • Requisiti “made in Europe” per auto elettriche e investimenti strategici, con vincoli occupazionali.

Obiettivi, settori chiave e impatto occupazionale dell’Industrial Accelerator Act

L’Industrial Accelerator Act nasce per tenere insieme competitività, sicurezza industriale e clima. Il regolamento punta ad aumentare in modo stabile la domanda di tecnologie e prodotti a basse emissioni realizzati dentro i confini dell’Unione.
Come ha sintetizzato il vicepresidente esecutivo per l’Industria Stéphane Séjourné, *“oggi il made in Europe fa il suo ingresso trionfale nel diritto europeo”*.
L’atto concentra risorse e domanda pubblica su cinque pilastri: acciaio, cemento, alluminio, automotive e tecnologie net-zero (batterie, fotovoltaico, eolico, pompe di calore, nucleare).

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Secondo le stime citate da Green Report, la sola produzione a basse emissioni in acciaio, alluminio e cemento può generare entro il 2030 oltre 600 milioni di euro di valore aggiunto, che salgono a circa 10,5 miliardi di euro sull’intera filiera automobilistica.
Sul fronte occupazione, si prevedono circa 85.000 posti di lavoro nei progetti di batterie e altri 58.000 nel solare, oltre al salvataggio di migliaia di impieghi in acciaio, alluminio e cemento, accompagnando la trasformazione tecnologica senza desertificare l’industria esistente.

Made in Europe, nuove regole e rischi competitivi per l’Unione

Il cuore politico dell’Industrial Accelerator Act è il ritorno alla parola “industria” nel lessico comunitario. In 25 anni la manifattura europea è scesa dal 17,4% al 14,3% del Pil: la Commissione punta a risalire al 20% entro il 2035, orientando domanda pubblica e incentivi.
Per il settore automobilistico elettrico, le nuove regole sono stringenti: le auto dovranno essere assemblate integralmente nell’Unione Europea; almeno tre componenti delle batterie, comprese le celle, dovranno essere prodotte in Ue; il 70% dei componenti non-batteria dovrà avere origine europea.
Chi non rispetta questi requisiti potrà continuare a produrre, ma sarà escluso dagli appalti pubblici finanziati dall’Unione.

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Gli investimenti esteri in settori strategici dovranno garantire una partecipazione azionaria di maggioranza europea e almeno il 50% di occupazione a cittadini Ue.
Critici e imprese temono un possibile effetto boomerang: minore attrattività per capitali internazionali e riduzione della competitività globale.
La Commissione replica puntando sul peso della spesa pubblica europea: circa 2.500 miliardi di euro l’anno, pari al 16% del Pil dell’Unione, che potrà funzionare da potente “buy European” per fabbriche, filiere e innovazione domestica.

FAQ

Cosa prevede in concreto l’Industrial Accelerator Act europeo?

L’Industrial Accelerator Act introduce criteri “made in Europe” negli appalti pubblici, favorendo tecnologie a basse emissioni in acciaio, cemento, alluminio, automotive e rinnovabili, con obiettivi espliciti di rilancio industriale e occupazionale.

Quanti posti di lavoro può creare il nuovo piano industriale Ue?

Il regolamento può generare circa 85.000 posti nelle batterie, 58.000 nel solare e fino a 150.000 complessivi, considerando l’intera filiera manifatturiera europea entro il prossimo decennio.

Come cambiano le regole per le auto elettriche in Europa?

Le auto elettriche dovranno essere assemblate in Ue, con tre componenti batteria prodotti localmente e almeno il 70% dei componenti non-batteria fabbricati in Europa per accedere agli appalti.

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Gli investimenti esteri saranno esclusi dal mercato europeo?

No, restano ammessi ma con maggioranza azionaria europea e almeno il 50% di occupazione a cittadini Ue nei settori strategici, per evitare dipendenze critiche.

Quali sono le fonti alla base di queste informazioni sull’Industrial Accelerator Act?

Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.

 

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Editorial Director PhD, MBA, CPA, MD

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

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