Le guerre di Trump: come si ridisegna la geopolitica Usa tra Iran e Venezuela

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Come cambia il potere americano tra Iran, Venezuela e istituzioni globali

NEW YORK – Gli Stati Uniti di Donald Trump stanno ridefinendo il proprio ruolo nel sistema internazionale, spostando il baricentro da regole e istituzioni multilaterali a una valutazione selettiva delle «condotte» dei singoli attori.
Questo nuovo paradigma, applicato oggi contro l’Iran degli Ayatollah, il Venezuela di Nicolás Maduro, alcune istituzioni Onu e funzionari come Francesca Albanese, nasce a Washington ma ha conseguenze globali.

La svolta è maturata negli ultimi anni, tra tariffe unilaterali, sanzioni mirate e azioni militari senza pieno mandato del Congresso, e si colloca in un contesto di crisi dell’ordine multilaterale creato dopo il 1945.
Il punto chiave: per Washington diritti, sovranità e legittimità internazionale non sono più valori assoluti, ma condizioni revocabili in base al comportamento degli Stati e dei singoli attori.

In sintesi:

  • Gli Usa passano da regole multilaterali a un giudizio selettivo sulle «condotte» degli attori.
  • Iran e Venezuela sono bersagli centrali, Russia e Corea del Nord restano sullo sfondo.
  • Tariffe e sanzioni colpiscono persino funzionari Onu come Francesca Albanese.
  • Il nuovo paradigma potrebbe sopravvivere a Donald Trump e diventare bipartisan.

Questo ribaltamento è già visibile nei dossier chiave. Contro l’Iran, Washington contesta tre «violazioni capitali»: il ruolo dietro l’attacco di Hamas del 7 ottobre contro Israele e il sostegno a Hezbollah; la corsa nucleare e missilistica, discussa senza esito a Ginevra; la repressione sanguinosa delle proteste interne, con stime che parlano da diecimila a decine di migliaia di morti.

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Sul piano economico, gli Usa hanno imposto dazi e misure unilaterali contro partner commerciali di ogni area del mondo, sfidando perfino la stessa Corte Suprema, che ha dichiarato illegittime alcune tariffe, costringendo la Casa Bianca a studiare sanzioni alternative.
Infine il caso della relatrice Onu per Gaza Francesca Albanese: per Washington, con il suo rapporto contro circa 60 aziende americane accusate di complicità nel «genocidio» a Gaza, avrebbe superato il confine tra critica normativa e attacco diretto a interessi economici statunitensi, perdendo la «protezione» del suo status istituzionale.

Dal multilateralismo all’era delle «condotte»: cosa è cambiato davvero

Per decenni gli Stati Uniti hanno cercato una legittimazione multilaterale alle proprie azioni: dall’uso del Consiglio di Sicurezza Onu nella guerra in Iraq all’Agenzia atomica di Vienna per i dossier nucleari.

Con la presidenza Donald Trump la logica si è rovesciata: le istituzioni vengono ignorate o aggirate, così come il Congresso sui passaggi più sensibili di politica estera e militare. Democratici e media come il New York Times hanno denunciato questa «autonomia sfrenata», ma sul piano strutturale il segnale è un altro: il criterio guida diventa la difesa diretta degli interessi nazionali, più che la coerenza con norme e prassi internazionali.

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Un precedente importante è la «China policy»: la linea dura avviata da Trump fu duramente contestata, ma l’amministrazione Joe Biden l’ha poi sostanzialmente confermata, mostrando come i cambiamenti, una volta innescati, tendano a diventare bipartisan.
Oggi lo stesso schema si applica a Iran e Venezuela: destabilizzazione regionale, minaccia militare, apparati statali criminalizzati e squilibri commerciali vengono letti non più attraverso il filtro delle istituzioni multilaterali, ma in termini di rapporti di forza e risposta «muscolare».

Un paradigma destinato a durare oltre l’era Trump

La storia americana, dall’«eccezionalismo» di Woodrow Wilson alle guerre mondiali, mostra una costante: gli Stati Uniti cambiano strumenti e regole ogni volta che percepiscono una minaccia strategica.

Oggi la crisi dell’ordine multilaterale, percepito come inefficace e spesso ostile agli interessi Usa, spinge Washington verso una valutazione selettiva delle «condotte», dove status istituzionale e legittimità formale pesano meno della capacità di danneggiare concretamente gli Stati Uniti. È plausibile che anche future amministrazioni democratiche, pur con toni più soft, mantengano l’impianto di fondo: maggiore ricorso a misure unilaterali, minore deferenza verso Onu e organismi internazionali, soglia più bassa per colpire individui e strutture che minacciano interessi economici o di sicurezza americani.

Per alleati e avversari significa doversi adattare a un’America meno prevedibile sul piano procedurale, ma più lineare nella logica di fondo: chi tocca direttamente gli interessi Usa, paga un prezzo, indipendentemente dal «paracadute» multilaterale.

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FAQ

Cosa si intende per nuovo paradigma geopolitico americano?

Si intende un approccio in cui diritti, sovranità e legittimità internazionale diventano condizionati alle «condotte» concrete di Stati e attori.

Perché l’Iran è al centro della risposta unilaterale degli Stati Uniti?

Perché Washington imputa a Teheran regia sull’attacco di Hamas, corsa nucleare e missilistica, e repressione sanguinosa delle proteste interne.

In che modo il caso Francesca Albanese è considerato un precedente?

Perché, accusando circa 60 aziende Usa di complicità nel «genocidio» a Gaza, ha colpito direttamente interessi economici americani, superando la tradizionale tolleranza.

Questo nuovo approccio sopravvivrà alla presidenza Trump?

Sì, è probabile. Come dimostra il dossier Cina, molte linee dure nate con Trump sono state mantenute dall’amministrazione Joe Biden.

Da quali fonti è stata rielaborata l’analisi geopolitica descritta?

L’analisi deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla Redazione.

 

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Editorial Director PhD, MBA, CPA, MD

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

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