Eni utili straordinari. Aumenta il buyback a 3,8 miliardi: utile rettificato su del 125%

La notizia in sintesi
- Eni chiude il terzo trimestre con 2,8 miliardi di utile rettificato, in crescita del 125%.
- Dividendo straordinario di 0,46 euro per azione il 9 dicembre; buyback aumentato a 3,8 miliardi.
- Claudio Descalzi attribuisce i risultati anche alla crescita produttiva e all’efficienza, respingendo la lettura degli extraprofitti.
- Il tetto ai carburanti proseguirà fino a fine anno, ma i livelli potranno essere rivisti.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
Eni, utili in crescita e dividendo straordinario mentre pesa il caro carburanti
Eni chiude il terzo trimestre con un utile rettificato di 2,8 miliardi di euro, in aumento del 125% su base annua, e annuncia un dividendo straordinario mentre in Italia continua il confronto sul costo dei carburanti. La distribuzione aggiuntiva, prevista il 9 dicembre, sarà di 0,46 euro per azione: insieme alla cedola ordinaria porterà il dividendo complessivo dell’anno a 1,56 euro, mentre il riacquisto di azioni proprie salirà a 3,8 miliardi. I risultati superiori alle attese hanno sostenuto il titolo a Piazza Affari; l’amministratore delegato Claudio Descalzi li attribuisce anche alla maggiore produzione e all’efficienza industriale, contestando l’interpretazione che li riconduce agli extraprofitti.
Produzione, debito e prezzi alla pompa: i numeri dietro il confronto
L’utile netto raggiunge 7,6 miliardi nei nove mesi, con una crescita del 202%, mentre l’indebitamento finanziario netto prima delle passività per leasing scende a 6,7 miliardi e il gearing pro forma si attesta al minimo storico del 9%. Eni alza inoltre la previsione di crescita della produzione di petrolio e gas al 6-7%, rispetto al precedente 5%, e porta a 16,5 miliardi la previsione di cassa per il 2026. Nell’intervista a Milano Finanza, Descalzi sostiene che una maggiore redditività ottenuta aumentando produzione ed efficienza non debba essere considerata automaticamente un extraprofitto.
Il confronto riguarda però anche la distribuzione dei benefici: le opposizioni chiedono una tassa sugli extraprofitti, interventi sulle accise e un tetto ai prezzi esteso all’intera rete e all’extrarete. Secondo le stime aziendali, le misure di contenimento dei prezzi adottate da marzo, inclusi i tetti ai carburanti, comporteranno un contributo economico di circa 700 milioni entro dicembre. Il price cap introdotto il 28 settembre fissa il gasolio a 2,25 euro al litro e la benzina a 1,99 euro: livelli che non equivalgono a un congelamento definitivo dei listini.
Il tetto resta, ma il prezzo potrà cambiare
Descalzi conferma il mantenimento del meccanismo di price cap fino a fine anno, non l’invariabilità delle soglie applicate ai carburanti. I livelli saranno valutati in base alle quotazioni, alle forniture disponibili e alla struttura logistica di Eni: per automobilisti e imprese, quindi, la prosecuzione della misura non garantisce gli stessi prezzi fino a dicembre. Il manager segnala inoltre che l’aumento della domanda legato agli sconti ha lasciato alcune stazioni del gruppo senza carburante.
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