Il voto segreto in Parlamento: libertà di coscienza o sottrazione alla responsabilità?

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Il voto segreto nelle assemblee parlamentari non costituisce un principio uniforme delle democrazie costituzionali. Al contrario, l’orientamento prevalente nei maggiori ordinamenti è quello della pubblicità del voto politico, mentre la segretezza viene ammessa soprattutto per le elezioni interne, le nomine riguardanti persone o questioni nelle quali si ritiene necessario proteggere la libertà di coscienza del parlamentare.

È essenziale distinguere il voto del cittadino da quello del rappresentante. Il primo deve essere segreto per sottrarre l’elettore a pressioni, intimidazioni e compravendite. Il secondo tende invece a essere pubblico perché il parlamentare esercita una funzione istituzionale e deve poter rispondere delle proprie scelte davanti agli elettori.

Il modello italiano

La Costituzione italiana non stabilisce direttamente se le deliberazioni parlamentari debbano avvenire a scrutinio palese o segreto. L’articolo 64 affida a ciascuna Camera il proprio regolamento e dispone la pubblicità delle sedute, salvo la possibilità di riunirsi in seduta segreta. La pubblicità della seduta, tuttavia, non comporta automaticamente quella del voto individuale.

Il fondamento costituzionale richiamato a favore del voto segreto è soprattutto l’articolo 67: ogni parlamentare rappresenta la Nazione ed esercita le proprie funzioni senza vincolo di mandato. Il deputato o senatore, quindi, non è giuridicamente obbligato a rispettare le indicazioni del partito o degli elettori.

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Dopo la riforma regolamentare del 1988, però, lo scrutinio palese è diventato la regola. Alla Camera il voto segreto resta obbligatorio per le votazioni riguardanti persone e può essere richiesto, entro ambiti tassativi, per deliberazioni relative ai diritti di libertà, alla famiglia, alla persona, alle leggi elettorali, agli organi costituzionali, alle commissioni d’inchiesta e alle modifiche del Regolamento. È escluso per le deliberazioni con conseguenze finanziarie.

Il Senato segue un’impostazione analoga: scrutinio segreto per le votazioni sulle persone e, su richiesta, per determinate materie costituzionalmente sensibili. Bilanci, tributi, contributi, aumenti di spesa e diminuzioni di entrata devono invece essere votati in modo palese. Anche nelle votazioni segrete viene pubblicato l’elenco dei partecipanti, ma non il voto espresso da ciascuno.

La riforma del 1988 rispondeva anche al fenomeno dei cosiddetti “franchi tiratori”: parlamentari che, protetti dall’anonimato, votavano contro la linea ufficiale del proprio gruppo. La restrizione dello scrutinio segreto mirava quindi a rafforzare la stabilità delle maggioranze e la responsabilità politica.

Il confronto internazionale

PaeseRegola prevalenteQuando è ammesso il segreto
ItaliaVoto palesePersone e alcune materie costituzionalmente sensibili
FranciaVoto palese o per alzata di manoNomine personali
GermaniaVoto palese; possibile voto nominaleElezioni interne previste dalla legge o deliberate dal Bundestag
Regno UnitoVoto pubblico mediante divisionElezione dello Speaker e dei suoi vice
SpagnaVoto ordinario o pubblicoNomine e altri casi previsti dai regolamenti
Stati UnitiVoto pubblico, spesso nominaleIpotesi eccezionali e procedimenti interni

In Francia, l’articolo 27 della Costituzione dichiara nullo il mandato imperativo e stabilisce che il voto dei parlamentari è personale. Il Regolamento dell’Assemblée nationale prevede normalmente il voto per alzata di mano o lo scrutinio pubblico; la segretezza è riservata essenzialmente alle nomine personali.

In Germania, la Legge fondamentale afferma che i deputati rappresentano l’intero popolo, non sono vincolati da ordini e rispondono soltanto alla propria coscienza. Ciò non determina però la segretezza delle deliberazioni: il Bundestag ricorre normalmente al voto palese o nominale, mentre lo scrutinio segreto riguarda determinate elezioni interne.

Nel Regno Unito, le deliberazioni politiche avvengono normalmente mediante la division: i parlamentari passano nelle corsie dell’“Aye” o del “No” e i loro nomi vengono pubblicati. Il voto segreto è previsto, tra gli altri casi, per l’elezione dello Speaker e dei Deputy Speakers, così da tutelarne l’indipendenza rispetto ai partiti.

In Spagna la Costituzione considera il voto parlamentare personale e non delegabile. I regolamenti ammettono scrutinio ordinario, pubblico per appello nominale e segreto, quest’ultimo soprattutto per nomine e casi specificamente individuati.

Negli Stati Uniti la Costituzione impone a ciascuna Camera di tenere e pubblicare un Journal e consente a un quinto dei presenti di chiedere la registrazione degli “yeas and nays”. Nel Congresso prevalgono quindi voti pubblici, nominali o vocali; questi ultimi non identificano il singolo parlamentare, ma non costituiscono propriamente uno scrutinio segreto.

Le radici filosofiche

Dietro il confronto tra pubblicità e segretezza vi sono due diverse concezioni della rappresentanza.

La prima considera il parlamentare un titolare autonomo del mandato. Edmund Burke sosteneva che il rappresentante dovesse mettere al servizio degli elettori non soltanto la propria attività, ma anche il proprio giudizio: sacrificarlo alle istruzioni ricevute avrebbe significato tradire la funzione rappresentativa. La segretezza può quindi proteggere la coscienza del parlamentare dalle pressioni del partito, del governo o di interessi organizzati.

La seconda concezione insiste sulla responsabilità democratica. Il voto parlamentare è esercizio di un potere pubblico: gli elettori devono sapere come è stato utilizzato per poter giudicare il rappresentante. Da questa prospettiva discende il principio benthamiano della pubblicità, secondo cui la trasparenza costituisce un controllo contro l’abuso del potere.

John Stuart Mill formulò una posizione particolarmente utile: la segretezza può essere necessaria in alcune circostanze, ma nelle funzioni politiche dovrebbe costituire l’eccezione. Il voto non è un bene privato del suo titolare, bensì una funzione esercitata anche nell’interesse della collettività.

Un equilibrio ancora attuale

Il voto segreto ha conosciuto nella storia parlamentare italiana un andamento alterno: affermatosi durante il Regno d’Italia, fu eliminato nell’ordinamento fascista e ripristinato con la Repubblica, per essere successivamente circoscritto a casi specifici. Sviluppatosi nella prassi parlamentare dell’età statutaria anche come garanzia contro le possibili ingerenze del re e del governo, veniva utilizzato sistematicamente nelle votazioni finali sui progetti di legge. Con il tempo divenne anche uno strumento della dialettica politica, capace di far emergere, al riparo dall’identificazione dei singoli votanti, dissensi e contraddizioni interni alla maggioranza. La riforma dei regolamenti parlamentari del 1988 rovesciò questa impostazione: il voto palese divenne la regola generale, mentre lo scrutinio segreto fu conservato soltanto per le votazioni sulle persone e per alcune materie particolarmente sensibili.

Il voto segreto protegge il parlamentare da ordini e ritorsioni, favorisce decisioni indipendenti nelle nomine e può risultare giustificato nelle questioni più intime o costituzionalmente sensibili. Presenta però un costo democratico: impedisce agli elettori di attribuire responsabilità, agevola accordi inconfessati e consente ai partiti di dichiarare pubblicamente una posizione senza poter garantire che i propri rappresentanti l’abbiano realmente sostenuta.

Il criterio più coerente con le democrazie contemporanee è quindi quello adottato, con differenti gradazioni, dalla maggior parte degli ordinamenti: voto palese come regola e scrutinio segreto come eccezione rigorosamente delimitata, soprattutto per le votazioni sulle persone. La libertà del mandato parlamentare non richiede necessariamente l’anonimato: significa assenza di vincoli giuridici, non assenza di responsabilità politica.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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