FIMAA Italia sostiene la riforma dei mediatori ma chiede modifiche

FIMAA Italia-Confcommercio sostiene la riforma della professione di mediatore d’affari prevista dal Ddl Concorrenza, ma chiede di ampliarne i contenuti. Nell’audizione del 4 novembre davanti alla Commissione Attività Produttive della Camera, il vicepresidente vicario Maurizio Pezzetta ha indicato le modifiche che la Federazione propone a Governo e Parlamento: dai requisiti per l’accesso alla professione alla gestione delle somme versate durante le trattative, fino all’incarico scritto e alle regole per i property manager.
Il giudizio favorevole riguarda, in particolare, l’introduzione di un percorso universitario alternativo per diventare mediatori e della formazione continua obbligatoria. Per FIMAA, queste disposizioni rispondono ad alcune delle richieste avanzate dalla categoria, ma non esauriscono gli interventi necessari per aggiornare la disciplina.
“La legge che disciplina la professione di agente risale al 1989 – ha sottolineato il Vicepresidente Pezzetta – ed è rimasta sostanzialmente invariata per oltre trent’anni, nonostante il profondo mutamento del contesto economico, tecnologico e normativo. FIMAA sollecita da tempo la riforma con l’obiettivo di innalzare la qualità professionale, contrastare l’abusivismo e rafforzare la tutela dei consumatori. Apprezziamo la scelta del Governo di recepire alcune delle proposte che abbiamo suggerito, tra cui un percorso universitario alternativo di accesso alla professione e l’obbligo di formazione continua”.
Accesso alla professione e valutazione delle competenze
Le integrazioni richieste, secondo Pezzetta, “completerebbero la riforma”. Un primo gruppo di proposte riguarda il percorso di laurea e la partecipazione delle associazioni maggiormente rappresentative all’attuazione delle nuove disposizioni. La Federazione chiede correzioni su entrambi gli aspetti, con l’obiettivo dichiarato di rendere più efficace la norma.
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Più dettagliata è la richiesta relativa alle commissioni presso le Camere di commercio: FIMAA propone che ne facciano parte almeno due agenti con un’esperienza di almeno cinque anni di attività nel settore interessato. La presenza di professionisti già operativi viene indicata come uno strumento per verificare anche la preparazione pratica dei candidati, oltre alle altre competenze richieste per l’accesso.
“Come avviene per avvocati, commercialisti, architetti, occorre assicurare che la valutazione degli aspiranti agenti verta anche su competenze operative effettivamente necessarie”, ha affermato il vicepresidente vicario Maurizio Pezzetta.
Un altro intervento riguarda l’ambito nel quale gli agenti immobiliari abilitati possono operare. La Federazione domanda che sia assicurata loro l’iscrizione contemporanea alle sezioni I, III e IV del ruolo previsto dalla legge n. 39/1989. La finalità è riconoscere il diritto alla provvigione anche nelle operazioni che comportano il trasferimento di immobili attraverso la cessione di quote societarie.
Conti dedicati, incarichi scritti e property manager
Sul versante delle trattative, FIMAA propone di permettere agli agenti immobiliari l’utilizzo di un conto dedicato e segregato nel quale far confluire le somme ricevute. La richiesta riguarda quindi la gestione del denaro affidato al mediatore durante le operazioni, con particolare attenzione a caparre, depositi e acconti.
“Anche questa previsione tutela le parti e assicura la tracciabilità dei flussi, oltre a rendere più facile l’operatività essendo ormai desueto l’utilizzo di assegni da lasciare in deposito a garanzia della serietà di una proposta di acquisto. Inoltre in questo modo, caparre, depositi e acconti non potrebbero essere aggrediti in nessun caso” ha evidenziato il vicepresidente vicario Maurizio Pezzetta.
La Federazione chiede inoltre che il proprietario debba conferire l’incarico in forma scritta. Pezzetta collega questa proposta a tre obiettivi: “a beneficio della trasparenza verso il cliente, della riduzione del contenzioso e del contrasto all’abusivismo”. L’obbligo richiesto affiancherebbe dunque le modifiche sulla preparazione professionale e sulla gestione delle somme ricevute.
L’ultima proposta illustrata nell’audizione riguarda i property manager, che FIMAA vorrebbe assoggettare alla legge n. 39/1989. Il vicepresidente vicario Maurizio Pezzetta ha descritto l’attività come un “fenomeno in forte crescita, anche in relazione alle locazioni brevi”. Questa attività va riservata a soggetti in possesso dei requisiti per la mediazione immobiliare”. Anche su questo punto la Federazione sollecita un intervento nel Ddl, chiedendo che l’aggiornamento della professione comprenda le attività legate alla gestione degli immobili.
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