Pensioni, dal 2027 cambiano i requisiti: tempi più lunghi e assegni più leggeri. I lavoratori più penalizzati

La notizia in sintesi
- Dal 2027 cambiano i requisiti pensionistici e i coefficienti utilizzati per calcolare le nuove pensioni contributive.
- La pensione di vecchiaia richiederà 67 anni e un mese nel 2027, 67 anni e tre mesi nel 2028.
- A parità di capitale accumulato ed età, i nuovi coefficienti determineranno un assegno contributivo più basso.
- Nessun ricalcolo al ribasso per le pensioni già liquidate; l’effetto dipenderà anche dalla storia contributiva individuale.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
Pensioni 2027, requisiti più alti e coefficienti meno favorevoli
Il Ministero del Lavoro ha pubblicato il 20 ottobre sul proprio sito le tabelle dei coefficienti di trasformazione per il biennio 2027-2028: in Italia, le nuove pensioni contributive saranno calcolate con percentuali meno favorevoli. Dal 2027 aumenterà anche il requisito per la pensione di vecchiaia, passando da 67 anni a 67 anni e un mese. I due adeguamenti sono collegati alla speranza di vita: il capitale accumulato deve finanziare un periodo di pensionamento atteso più lungo.
Non si tratta di una nuova tassa né di una riduzione degli assegni già liquidati, ma di cambiamenti che riguardano l’accesso alla pensione e il calcolo delle nuove prestazioni.
Quanto pesano i nuovi coefficienti e come cambiano le uscite
A 67 anni il coefficiente scenderà dal 5,608% al 5,514%; a 64 anni sarà del 5,009%, mentre a 71 anni raggiungerà il 6,382%. Con un montante contributivo di 300 mila euro, il confronto teorico a 67 anni porta l’assegno da circa 1.294 a 1.272 euro lordi mensili, su tredici mensilità. La differenza è di 282 euro lordi annui; con 500 mila euro di contributi accumulati sale a 470 euro, con 700 mila a 658 euro.
Sono simulazioni a condizioni invariate: il mese aggiuntivo richiesto nel 2027 e gli eventuali ulteriori versamenti possono attenuare la riduzione. Nel 2028 la vecchiaia ordinaria richiederà 67 anni e tre mesi, mentre per l’anticipata ordinaria serviranno, nel 2027, 42 anni e 11 mesi di contributi agli uomini e 41 anni e 11 mesi alle donne. Nel 2028 i requisiti contributivi saliranno rispettivamente a 43 anni e un mese e 42 anni e un mese.
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Restano esclusi dagli aumenti determinati lavoratori impegnati in attività gravose o usuranti, alle condizioni previste dalla legge, come confermato dall’Inps nella circolare 28 del 16 marzo citata nella fonte.
Perché l’effetto sull’assegno non sarà uguale per tutti
L’aggiornamento riguarda soprattutto chi ha iniziato a versare contributi dal 1996, con una pensione interamente contributiva. Per chi aveva già contributi precedenti, i nuovi coefficienti incidono soltanto sulla quota calcolata con questo metodo. Un’uscita nel 2027, quindi, non comporta necessariamente un assegno inferiore rispetto al 2026: contano anche età e capitale accumulato.
Il confronto decisivo è individuale: proseguire il lavoro può compensare parte dell’effetto, attraverso ulteriori versamenti e un coefficiente legato a un’età maggiore.
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