Quota 100, la Cassazione cambia rotta: chi ha lavorato restituisce solo quanto guadagnato, non un anno di pensione
Un giorno di lavoro nei campi pagato 59,58 euro lordi e una richiesta dell’INPS di restituire 19.632,74 euro, cioè l’intera pensione dell’anno. È la vicenda di un pensionato di 72 anni del Ravennate, uscito dal lavoro con Quota 100, raccontata dal Resto del Carlino: la Cassazione gli ha dato ragione. La decisione segue lo stesso principio della sentenza n. 26864 pubblicata il 14 ottobre, che cambia le regole per chi ha lavorato mentre riceveva l’assegno anticipato.

Cosa ha deciso la Cassazione
Con la sentenza n. 26864 la Suprema Corte ha esaminato il caso di un pensionato che nel 2020 aveva svolto alcune collaborazioni, per un compenso complessivo inferiore a 5.000 euro. L’INPS pretendeva la restituzione di tutti gli assegni dell’anno. I giudici hanno confermato che il divieto di cumulo resta valido, ma hanno stabilito che la somma da recuperare non può superare il reddito da lavoro effettivamente percepito. È un cambio di orientamento rispetto al 2024, quando la stessa Corte aveva ritenuto corretta la perdita della pensione per l’intero anno solare.
Le regole del divieto di cumulo per Quota 100
Quota 100 ha permesso di lasciare il lavoro con almeno 62 anni di età e 38 di contributi, purché i requisiti fossero maturati entro il 31 dicembre 2021. In cambio, fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia, l’assegno non può essere sommato ai redditi da lavoro. L’unica eccezione riguarda il lavoro autonomo occasionale, ammesso entro 5.000 euro lordi l’anno. Nel caso deciso a ottobre le collaborazioni erano state considerate coordinate e continuative, quindi soggette al divieto anche sotto quella soglia: la violazione c’era, ma la sanzione chiesta dall’INPS era sproporzionata.
Il caso del pensionato di Ravenna
La vicenda romagnola mostra quanto pesava la vecchia interpretazione. Il pensionato, in Quota 100 dal 1° luglio 2019, aveva lavorato un solo giorno nel settembre 2020 per raccogliere frutta in un’azienda agricola. Nel marzo 2021 l’INPS gli aveva notificato l’indebito. Il giudice del lavoro di Ravenna gli aveva dato ragione nel novembre 2022, la Corte d’Appello di Bologna aveva ribaltato la decisione nel 2024. Ora la Cassazione ha rinviato la causa alla Corte d’Appello in diversa composizione, che dovrà applicare il nuovo principio: dalla pensione andranno tolti solo i 59,58 euro guadagnati.
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Cosa cambia per chi ha ricevuto una richiesta dell’INPS
La sentenza non annulla in automatico le richieste già notificate, ma fissa un criterio a cui i giudici dovranno attenersi. Chi ha una causa in corso, o ha ricevuto una lettera di indebito per lavori brevi svolti mentre era in Quota 100, può far valere il recupero limitato a quanto incassato, facendosi assistere da un patronato o da un avvocato. Resta l’obbligo di rispettare il divieto fino all’età della vecchiaia: chi pensa di riprendere un’attività deve verificare prima se è compatibile con l’assegno. Per capire quando si raggiunge la vecchiaia, e quindi quando cade il divieto, sono utili i nuovi requisiti INPS per il 2027 e il 2028.
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