Commodities ancora in spolvero ma meglio puntare sulle aziende energetiche

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Le commodities sono da sempre dei beni fortemente legati al ciclo economico e alle vicende geopolitiche. Non fanno eccezione oro e petrolio, che stanno vivendo settimane movimentate. Il mercato dell’oro, in particolare, ha mostrato nuovi segnali di forza, sostenuto dalle aspettative di una politica monetaria meno restrittiva negli Stati Uniti. I dati sul mercato del lavoro e un’inflazione che si è attestata al di sotto delle aspettative, al 3%, hanno infatti aumentato la probabilità di un taglio dei tassi da parte della Fed per settembre, spingendo gli investitori proprio verso asset considerati sicuri come l’oro, che diventerebbe più attraente come alternativa al fixed income, nel caso di taglio dei tassi.

In questo contesto, notevole è stata la risposta dell’oro al dato sull’inflazione, che ha visto il metallo prezioso guadagnare più dell’1,70% in pochi minuti. A questo si aggiunge poi che i gestori delle riserve globali, ottimisti riguardo la crescita economica, cominciano a preoccuparsi per le tensioni geopolitiche che interessano l’Europa orientale e il Medio Oriente, contribuendo a rafforzare ulteriormente la domanda di oro come bene rifugio.

Parallelamente all’oro, nelle ultime settimane, i prezzi del petrolio hanno subìto diverse fluttuazioni, recuperando il crollo di giugno, che aveva portato le quotazioni del greggio Brent a $77 – crollo di circa il 10% –, fino a superare gli $85 al barile. Ad alimentare queste oscillazioni sono state le dichiarazioni dell’OPEC, che ha mantenuto invariate le prospettive di crescita del petrolio nel 2024 e nel 2025, suggerendo una visione a lungo termine stabile, e quelle dell’IEA, Agenzia Internazionale dell’Energia, che, al contrario, ha sostenuto che la domanda di petrolio aumenterà di meno di un milione di barili al giorno, per quest’anno e il prossimo, a causa della contrazione del consumo cinese nel secondo trimestre. Ad alimentare queste fluttuazioni ha contribuito anche l’uragano Beryl, che ha colpito un importante hub di produzione di petrolio in Texas, causando tuttavia meno danni del previsto.

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Rilevante, infine, il fatto che i fondi hedge stiano aumentando significativamente le loro posizioni in commodities, segnalando il ritmo più veloce degli ultimi cinque mesi. Una strategia che testimonia un crescente ottimismo sulle prospettive a medio termine per le materie prime e sottolinea le complessità del panorama energetico globale. Noi comunque riteniamo più opportuno prendere posizione sulle aziende energetiche, piuttosto che sulla materia prima stessa, in modo da poter beneficiare dei forti multipli aziendali e da garantirsi una maggiore protezione contro potenziali scenari economici negativi per le commodities.

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