Conti correnti a rischio: la Ue bacchetta l’Italia

di Rosaria Barrile -

La Commissione ha avviato la procedura di infrazione per il mancato recepimento delle normative sull’Unione bancaria: nel mirino le scarse garanzie sui depositi

La Commissione Ue ha avviato nei confronti dell’Italia la prima fase della procedura di infrazione per il mancato recepimento delle norme in materia di Unione bancaria. In pratica, se con una serie di decreti legislativi approvati a settembre il nostro Paese si è rapidamente adeguato alle nuove regole relative ai salvataggi delle banche in difficoltà, manca ancora una parte tutt’altro che trascurabile: quella relativa alle garanzie dei depositi bancari. Senza questo adeguamento, nel caso di fallimento di una banca, restano a rischio infatti i rimborsi dei conti correnti.

Procediamo con ordine. Sul principio del “bail in”, letteralmente “salvataggio interno” dal momento che ad essere chiamati per primi a salvare la banca sono i soci, l’Italia ha adottato lo schema previsto dalla Ue: dal 2016, nel caso in cui una banca incorra in una situazione di crisi finanziaria, per salvarla dovranno essere i creditori a dover mettere le mani al portafoglio secondo un ordine ben preciso, in primis gli azionisti, poi i titolari delle obbligazioni cosiddette “subordinate”, le “Lower Tier 2” e le “Upper Tier 2”. In terza battuta, sarà la volta dei titolari delle obbligazioni senior, ovvero quelle più comunemente sottoscritte dai risparmiatori.

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Tecnicamente, le azioni saranno svalutate e i crediti saranno convertiti in azioni per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in difficoltà. Se a quel punto la somma delle risorse così recuperate non fosse sufficiente per ripianare l’8% delle perdite, così come stabilito dalla normativa Ue, saranno chiamati a contribuire anche i titolari dei conti correnti ma solo quelli con importi superiori ai 100mila euro.

Ma a questo punto viene il sospetto che a tremare non saranno solo i correntisti più ricchi perché secondo la Commissione Ue, sono tutti i conti correnti a non essere garantiti come dovrebbero.

La Commissione ha infatti inviato una lettera all’Italia e ad altri 17 Stati membri per contestare a tutti il mancato recepimento della direttiva sullo schema di garanzia dei depositi (la numero 49 del 2014 sulla cosiddetta Unione bancaria). La data entro cui adeguarsi era il 3 luglio 2015.
In Italia in pratica, dal prossimo anno, diremo addio all’attuale funzionamento del Fondo Interbancario, che tutela i conti correnti fino ad un importo massimo di 100mila euro, per recepire il nuovo meccanismo europeo.

La Ue stabilisce non solo che l’ammontare della copertura prevista deve essere pari a 100 mila euro per “depositante” e non più per conto corrente, ma che vi sia anche una graduale riduzione dei termini per il pagamento dei rimborsi in caso di insolvenza della banca: i rimborsi dovranno arrivare al massimo entro sette giorni lavorativi al posto degli attuali venti.

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