Il biologico italiano punterà su differenziazione e identità: il punto del Progetto Made in Nature di CSO Italy

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Il progetto Made in Nature, finanziato da Unione Europea e dai principali produttori di biologico in Italia come Brio, Canova, Conserve Italia, Lagnasco RK Growers, VeryBio coordinati da CSO Italy, ha organizzato a Bologna un incontro con i media per sintetizzare l’andamento di una annata che ha visto soprattutto penalizzate le quantità disponibili a causa di problemi climatici che hanno determinato una perdita di produzione superiore al 30% su base annua.

Il problema del clima per il biologico è importante e va certamente a ridimensionare il potenziale produttivo vegetale ma va anche detto che il biologico, secondo studi recenti, è un modello che limita le emissioni di gas serra e favorisce la fissazione del carbonio nel terreno quindi è da considerare un potenziale strumento per ridurre il riscaldamento globale.

Sul fronte dei produttori comunque si sono rilevati problemi produttivi anche per le produzioni autunnali biologiche come pere, mele e uva anche se fortunatamente la qualità dell’offerta italiana è straordinaria e la domanda vivace.

A livello distributivo il biologico si sta sempre più concentrando sulla GDO, un fenomeno in atto vistosamente in Italia negli ultimi anni ma anche in altri paesi Europei come Germania e Francia che sono i due paesi target del progetto Made in Nature insieme all’Italia.

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La Francia, importante paese di sbocco del biologico italiano, sta investendo massicciamente sulla sostenibilità ambientale e quindi sul bio e i consumatori sono particolarmente sensibili ai temi ambientali come dimostra la ricerca pubblicata il 12 novembre su Statista.com nella quale si evidenzia che il 32% dei francesi dichiara di acquistare regolarmente biologico e il 52 % saltuariamente. Percentuali importanti di attenzione sul prodotto. In tale contesto l’offerta italiana deve essere identificabile e di qualità percepita elevata per penetrare un mercato sempre più affollato.

Anche per la Germania il tema chiave è l’identità del prodotto italiano che deve differenziarsi e caratterizzarsi in un mercato estremamente recettivo per il biologico ma certamente molto esigente sia in termini di qualità che di prezzo.

Negli ultimi dieci anni il mercato del biologico in Germania è passato da 5,8 miliardi di euro del 2008 ai 10,9 miliardi di euro del 2018 e con la crescita costante dell’attenzione dei consumatori verso stili di vita salutistici e consapevolezza sulle modalità di produzione del cibo, certamente le previsioni future sono di crescita.

Tutti gli indicatori sono positivi per il biologico a livello globale e da questo successo si deve riuscire a creare diversità legata al Made in Italy.

L’Italia, va ricordato, è stata primo produttore di biologico al mondo fino a pochi anni fa. È stata anticipatrice di questo trend produttivo e detiene la cultura di prodotto più profonda d’Europa.

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Una produzione che viene dal basso, dalle specifiche caratteristiche delle aziende bio nazionali. Piccole realtà produttive spesso a gestione famigliare condotte da giovani imprenditori molto attenti all’ambiente e alla sostenibilità.

La realtà produttiva agricola italiana è unica e rispecchia un modello qualificato di offerta spesso aggregata in organizzazioni evolute ma sempre vicina alla terra e ai suoi produttori.

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