L’anno che verrà

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Quest’anno le performance dei mercati sono andate oltre le più rosee aspettative. L’ultimo trimestre del 2018 aveva generato un pessimismo che sembrava potesse proseguire anche nel 2019. Al contrario, azionario e obbligazionario hanno conseguito risultati eccezionali, pur attraversando alcune fasi correttive rapide e intense.

La bassa crescita economica e le tensioni geopolitiche sono state neutralizzate da un incisivo ritorno alle politiche monetarie espansive delle Banche Centrali. Inoltre, in dicembre sembra siano arrivati a soluzione alcuni dei problemi che ci hanno angustiato nel corso dell’anno: la Brexit e la guerra dei dazi.

Ma è proprio così? Il risultato delle elezioni britanniche, con la netta vittoria dei conservatori, dà pieno mandato a Boris Johnson per portare a compimento la Brexit. Nel breve termine questa minore incertezza e una politica fiscale più accomodante potrebbero dare impulso agli investimenti, migliorando la condizione economica generale. Nel medio periodo però, entrando nella fase transitoria che scadrà a fine 2020, potremmo assistere a negoziati complicati, con il rischio di prolungare i termini o addirittura assistere ad una Hard Brexit. Così come per Cina e USA che hanno appena firmato un accordo sulla cosiddetta “fase uno”, utile a evitare che scattassero i nuovi dazi e ulteriori ‘rappresaglie’ tra le due parti.

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L’efficacia è tuttavia limitata, per via del mancato accordo su contenuti e riforme strutturali riguardanti invece la “fase due”, che certamente non arriverà a conclusione prima delle elezioni presidenziali di novembre. In questo quadro riteniamo che la costruzione di portafoglio per il prossimo anno non possa prescindere da alcuni elementi: innanzitutto, qualsiasi metrica si consideri, le azioni presentano ancora le prospettive migliori; in secondo luogo, bisogna considerare che nel 2019 le consistenti ‘elargizioni’ delle Banche Centrali hanno schiacciato le curve dei tassi, fornendo nuova e insperata linfa alle valutazioni di azioni e credito.

E’ lecito pensare che il grosso delle sorprese sul lato monetario sia alle spalle. A questo punto è necessario un rasserenamento del clima geopolitico, tale da aiutare investimenti e ricostituzione delle scorte nelle principali economie.

Diversamente, un’economia ancora fragile renderebbe le azioni vulnerabili, sia per le valutazioni non proprio a buon mercato, sia per la possibilità che gli analisti rivedano al ribasso stime sugli utili mediamente elevate. In questo caso, a cui comunque assegnamo una probabilità limitata, i metalli preziosi svolgerebbero una funzione di protezione.

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