Gioco illegale, in aumento i controlli in tutta Europa: oltre 90.000 domini oscurati in soli sei mesi

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Continua senza sosta la guerra dell’intera filiera del gioco pubblico legale contro l’altro ramo della filiera, quello oscuro ed illecito. Non solo in Italia, dove la situazione è molto chiara, con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che periodicamente va ad aggiornare la sua ormai celebre “blacklist”, la lista nera in cui finiscono tutti quei siti che non rispettano i protocolli necessari per operare in Italia. Ma in tutta Europa, a conferma del fatto che l’industria del gioco d’azzardo ha ben chiaro il nemico da sconfiggere e di conseguenza si sta muovendo in questa direzione. Contrastare e sgominare qualsivoglia infiltrazione illegale. Non è più un segreto infatti che il crimine organizzato, dall’Italia al mondo, sfrutti il carattere transnazionale del gioco per riciclaggio ed evasione, a discapito di quanti, giocatori compresi, rispettano regole e limiti imposti dalle autorità. A questo proposito, secondo quanto riporta Gaming Report, le segnalazioni degli operatori per operazioni sospette erano 1.053 nel 2014 e sono diventate 5.067 del 2018, con una crescita clamorosa nel 2017, quando si è registrato un +95% rispetto alle 2.600 del 2017, provenienti soprattutto dal comparto online, che ha trasmesso 4.552 segnalazioni.

Interessanti anche i dati provenienti da un altro studio. Difatti, secondo le indagini ed il monitoraggio di VIXIO GamblingCompliance, tra gennaio e giugno 2020 in ben 17 paesi europei sono stati bloccati oltre 90.000 siti di gioco d’azzardo illegali. Si tratta del 17% in più di oscuramenti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

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93.623. Questa è la cifra clamorosa che indica il totale di URL visibili finiti nelle blacklist di questi diciassette paesi europei che hanno scelto, di pari passo con l’Italia, la soluzione dell’oscuramento come misura di contrasto all’offerta di gioco d’azzardo irregolare. Su base annua l’aumento percentuale è ancora più cospicuo, pari al 42%. Come è noto le black-list contengono i nomi di dominio senza licenza, i quali devono essere bloccati dai provider di servizi internet (ISP) e in alcuni casi anche dai processori di pagamento, qualora lo preveda la giurisdizione del paese.

Primo paese per numero di portali illegali da inizio anno è stato la Turchia, che ha visto aggiungere alla blacklist ben 16.000 nuovi domini provenienti dal suo territorio: lo scorso anno erano poco più di 17.400. Se si esclude il paese, il numero di nomi di dominio in blacklist segnalati in tutta Europa è andato aumentando del 38%, 11.892 unità su base annua, con un aumento equivalente al 33% fino a giugno 2019. Paesi come Cipro hanno continuato il proprio trend di blocco sui siti web e dalla stessa isola si aggiungono 4.507 domini: il totale degli URL bloccati qui tocca quota 13.239 unità, un numero più del doppio rispetto a due anni fa. Ma i provvedimenti di oscuramento subiscono anche dei cali: è il caso della Polonia, che registra un -10% su base annua, col blocco a 4.105 siti web nell’anno fino a giugno 2020, mentre l’anno scorso erano stati circa 4.538.

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In linea di massima, sottolineano da Vixio, tutti gli Stati hanno aumentato le proprie attività di monitoraggio e di conseguente blocco nel primo semestre dell’anno in corso. Con la complicità del Covid-19 che, si sa, ha obbligato tutta la filiera ad un atto di responsabilità ulteriore, soprattutto sul fronte dell’online, che è stato in pratica l’unico mezzo di svago per milioni di giocatori su un territorio europeo costretto a lockdown, quarantene e reclusioni in casa.

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