Pronti per il “tapernado”?

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Come per il 2020, anche quest’anno “sell in May and go away” si è rivelata una pessima scelta. L’Msci World da fine maggio a fine agosto è salito di quasi il 6%, l’S&P500 dell’8%, il Nasdaq dell’11% con un paio di brevi correzioni dovute ai timori legati alla crescente inflazione, al tapering da parte della Fed e, recentemente, anche della BCE. In effetti l’in­dice dei prezzi al consumo, sia negli Stati Uniti che in Europa, ha fatto segnare in questi ultimi mesi i va­lori più alti dell’ultimo decennio superando le attese degli analisti. Powell nel recente discorso a Jackson Hole ha ribadito, però, che l’inizio del tapering è subordinato al miglioramento del mercato del lavoro e alla stabilizzazione della situazione sanitaria, e co­munque totalmente scollegato dalle decisioni legate ai tassi d’interesse. Questi ultimi, infatti, verranno ritoccati solo quando sarà nuovamente raggiun­ta la piena occupazione, quindi verosimilmente non prima del 2023. Il mercato azionario, dopo la correzione di metà agosto durata due sedute, ha ripreso la tendenza rialzista che dura ormai da un anno e mezzo, mentre le curve governative ameri­cana ed europea negli ultimi giorni sembra stiano cominciando a risalire, dopo essere tornate vicine ai minimi dell’anno a fine luglio. I dati macroeconomici, pur con qualche sporadica eccezione, sono molto positivi nei Paesi sviluppati. Dal lato della domanda, i tassi di crescita sono confortanti mentre qualche problema resta sul lato dell’offerta.

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La scarsità di componentistica e semilavorati, dovuta alle tempistiche di ripristino delle catene produttive e ai ritardi negli approvvigionamenti legati ai ripetuti lockdown in Cina, stanno rallentando la ripresa di molti settori industriali, come ad esempio quello automobilistico, e stanno alimentando ulte­riormente le pressioni inflazionistiche. Al momento il mercato sembra non preoccuparsi eccessivamente di tali problematiche, ma con l’arrivo dell’autunno è possibile che la sensibilità verso l’evoluzione della pandemia e le ripercussioni sul commercio globale torni ad essere elevata.

“Sell in May and go away” si è rivelata invece una scelta azzeccata per gli investitori cinesi. L’indice di Shanghai è andato in controtendenza rispetto ai listi­ni occidentali, a causa della nuova regolamentazio­ne che il Governo cinese intende applicare ai giganti della tecnologia per cercare di limitarne il crescente potere monopolistico. L’impatto sul segmento è sta­to devastante, con l’indice tech che in meno di tre mesi ha perso un quarto del suo valore e trascinato il resto del listino in territorio negativo. La discesa dei prezzi ha ovviamente ridimensionato le valuta­zioni dell’intero mercato, che al momento risulta il più conveniente a livello globale. Resta da valutare come verranno implementate le nuove restrizioni dalle Autorità cinesi e quale impatto avranno sulla crescita del settore e sui consumi nei prossimi mesi. Alcuni operatori hanno comunque già iniziato a ri­posizionarsi, ritenendo questa un’ottima opportunità d’investimento in un’ottica di medio lungo termine.

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