Le complicazioni del conflitto per le Banche centrali

Macro Strategies Group di Loomis Sayles, affiliata di Natixis IM -

Mentre il quadro geopolitico e umanitario è ovviamente a tinte cupe, la risposta del mercato è stata finora sorprendentemente modesta. Le nostre prospettive a lungo termine dipendono dalla lunghezza e dalla gravità del conflitto, ma ci aspettiamo una situazione piuttosto prolungata.

 

 

Crediamo che il conflitto peggiorerà il contesto inflazionistico rappresentando una sorta di tassa sulla crescita globale. E ci aspettiamo un aumento dei prezzi del petrolio e del gas anche in assenza di sanzioni energetiche. La Russia che taglia la fornitura di energia all’Europa non è il nostro scenario di base, ma è una strategia cui Mosca potrebbe ricorrere come tattica di ritorsione o se gli eventi non dovessero risolversi a proprio favore. Prevediamo anche un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari: l’Ucraina è un esportatore netto di grano e l’interruzione della fornitura proveniente dall’Ucraina potrebbe avere un impatto significativo sui prezzi.

In questo momento, inoltre, non crediamo che la situazione sia tale da mettere in discussione il restringimento in corso da parte delle Banche centrali. Gli Stati Uniti si sono avvicinati al picco dell’inflazione – e questo è avvenuto già prima della pressione inflazionistica legata al conflitto. La Federal Reserve è sotto pressione per un rialzo: riteniamo andrà avanti con un aumento di 25 punti base a marzo. Ci aspettiamo che le altre Banche centrali continuino con una politica più restrittiva, anche se l’entità dei rialzi dei tassi potrebbe essere ridotta. A più lungo termine, pensiamo che il conflitto renderà più complesso il quadro di politica monetaria, dato che le Banche centrali sono alle prese con i rischi di una potenziale stagflazione.

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Riteniamo inoltre che il premio al rischio geopolitico sia elevato. C’è un rischio di coda che le tensioni si intensifichino tra le truppe russe e NATO che confinano con l’Ucraina. Questo scenario potrebbe portare ad un impegno militare diretto con le forze della NATO. E questa è una possibilità che probabilmente non è ancora prezzata nei mercati.

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