Quali insegnamenti seguire per affrontare i mercati ribassisti?

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La pandemia ha segnato la fine del ciclo post crisi finanziaria globale, un ciclo dominato dalla riduzione della leva finanziaria, dagli shock della domanda e dall’espansione della globalizzazione. Tali condizioni hanno determinato un allentamento della politica monetaria e fiscale, un basso costo del capitale e l’inflazione dei prezzi azionari. Oggi siamo all’inizio di un nuovo ciclo, che prevediamo sarà caratterizzato dalla deglobalizzazione, dalla riduzione dell’offerta di lavoro e dalla decarbonizzazione, tutte condizioni che porteranno a un passaggio dall’inflazione dei prezzi degli asset a quella dei beni. I margini di profitto e i titoli di alto valore dovranno far fronte a continue pressioni.

Con i cicli cambia anche la leadership di mercato. Pertanto, nel contesto attuale caratterizzato da tassi in aumento, ci siamo concentrati sulle opportunità di investimento in aziende a basso prezzo che generano un flusso di cassa solido. In genere ci teniamo a distanza dai “cool kids” (giovani brillanti) dell’ultimo decennio, sfavillanti aziende di tecnologia e mezzi di comunicazione, e cerchiamo opportunità tra gli “unpopular kids” (giovani impopolari) di quei settori colpiti dal basso costo del capitale, dalla scarsa allocazione di capitale e dalle normative sfavorevoli. In questo caso, un esempio potrebbero essere le principali società di telecomunicazioni in mercati come l’Europa, il Messico e il Giappone. In realtà, ci stiamo concentrando in gran parte sulle società non statunitensi. A nostro avviso, molte aziende degli Stati Uniti hanno beneficiato maggiormente della globalizzazione e del basso costo del capitale rispetto a società simili di altri mercati.

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Visti i recenti timori di una deglobalizzazione e di un aumento dell’inflazione, rivolgiamo la nostra attenzione alle società europee e giapponesi, nonché quelle dei mercati emergenti. Tra queste, ad esempio, le banche commerciali e le attività di beni di consumo in Cina, ma anche in Italia, Francia, Giappone e America Latina.

Cavalcare le superpetroliere, limitare i colpi di fortuna

Durante il periodo tra la fine degli anni Novanta e gli inizi degli anni 2000, alcuni dei maggiori titoli tecnologici sono scesi dell’80% o più, rimanendo in calo dai cinque ai dieci anni. E queste rappresentavano le società solide che sono sopravvissute; molte altre sono crollate fino allo zero. Per resistere a questo periodo occorreva disporre di uno spirito molto forte. Ci è voluto quasi un decennio prima che la tecnologia riconquistasse la leadership di mercato. I titoli finanziari si sono comportati in modo analogo dopo la crisi finanziaria del 2008, rimanendo fuori dai giochi per un altro decennio. In periodi come questi, occorre considerare che non è cambiata solo la valutazione di questi ex leader. Di solito, si corregge prima la valutazione e poi i fondamentali.

Stiamo vivendo un “cambiamento climatico” del mercato, non solo una tempesta passeggera. Dobbiamo evitare di ancorarci ai tassi di crescita, ai margini di profitto o ai prezzi azionari del passato. Dato l’elevato livello di incertezza, ci concentriamo principalmente sulle “superpetroliere”, ossia le società dominanti nei rispettivi settori che generano un solido flusso di cassa, dispongono di punti di forza competitivi e sono in grado di finanziare la propria crescita. Stiamo investendo con maggiore parsimonia in quelli che definiremmo “colpi di fortuna”, ossia società a più alto rischio e a più alto rendimento che sono più volatili, perché in un contesto di tassi d’interesse in crescita gli investitori sono meno indulgenti sulle valutazioni delle società più speculative.

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Cerchiamo di detenere società con valutazioni ragionevoli e comprensibili per quanto riguarda utili a breve termine e flussi di cassa. A titolo di esempio, si possono citare i principali fornitori di servizi di assistenza gestita o i produttori di dispositivi nel settore sanitario, oppure i titoli finanziari non bancari, come gli assicuratori e le borse valori, che possono trarre vantaggio dall’aumento dei tassi di interesse e dai volumi di negoziazione elevati, e che non sono eccessivamente sensibili all’andamento dell’economia.

In conclusione

Non sappiamo se l’attuale calo si inserirà nel pantheon dei mercati ribassisti del passato. Quello che sappiamo è che alla fine ogni periodo ribassista è giunto a termine, e il mercato ha ricominciato a salire. Nel tempo, e col tempo, i mercati finanziari hanno dimostrato una straordinaria capacità di anticipare un futuro migliore anche nel mezzo di notizie orrende. Se da un lato nessuno può prevedere il futuro e nessun calo di mercato è uguale a un altro, dall’altro lo abbiamo già vissuto in passato e abbiamo imparato a sopravvivere e prosperare quando i mercati iniziano a riprendersi.

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