Credito europeo, maneggiare con cautela

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È inutile negarlo: il debito societario europeo è stato per molto tempo un mercato particolare, in cui era impossibile ignorare lo stretto legame esistente tra player e Banca Centrale Europea, la quale, a partire dal 2016, ha avuto un ruolo dominante per via del suo Corporate Sector Purchase Programme (CSPP), previsto dal quantitative easing, che ha impegnato l’istituto di Francoforte ad acquistare trilioni di euro di obbligazioni societarie.

Tuttavia, negli ultimi anni lo scenario è notevolmente cambiato, con le prospettive di crescita dell’Area Euro che non sono incoraggianti e la Bce che ha interrotto il suo programma di acquisto e non sia intenzionata a rinnovare il suo aiuto; innescando, al contrario, uno dei cicli di rialzo dei tassi più repentini della storia (+4% in 18 mesi). Eppure, da inizio 2023 gli asset più rischiosi hanno registrato performance generalmente positive, mentre gli investment grade hanno addirittura ridotto lo spread con i Bund tedeschi a 10 anni di circa 30 punti base. Tutto ciò è dovuto a un forte rialzo della domanda di credito europeo, innescatosi a inizio 2023 proprio grazie ai tassi d’interesse molto alti, che offrono rendimenti superiori al 4% o addirittura al 4,5%.

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Nonostante tutto, noi di LGIM preferiamo rimanere su posizioni caute e questo perché non solo riteniamo che i mercati abbiano ormai scontato un discreto ammontare di buone notizie circa l’andamento futuro dell’inflazione e un taglio complessivo dei tassi d’interesse dell’1% da parte della Bce, ma anche perché riteniamo sia alquanto improbabile che lo stop degli acquisti da parte di quest’ultima sarà compensato dai flussi in entrata ancora a lungo. Ecco perché preferiamo mantenerci su posizioni difensive, riducendo la nostra esposizione soprattutto verso quegli emittenti con rating più basso e prediligendo piuttosto le società attive in settori meno esposti al ciclo economico. Le banche, per esempio, continuano a godere di valutazioni relativamente positive e possono contare su bilanci solidi, ma le piccole crisi di settore viste lo scorso anno negli Stati Uniti e poi in Europa con Credit Suisse hanno mostrato ancora una volta quanto, in questo comparto, le performance dei player di mercato siano altamente correlate tra di loro, portandoci a non accrescere la nostra esposizione.

In generale, quello che LGIM, come investitore responsabile, fa e suggerisce di fare per mettersi al riparo da ogni evenienza negativa è identificare i trend di crescita di lungo termine, scegliendo attivamente gli asset e adottando un approccio bottom-up. Riteniamo infatti che, se il 2023 è stato un anno sfidante, il 2024 non sarà diverso e per questo è bene essere preparati a qualsiasi tipo di “landing”, sia esso “soft” o di altra natura.

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