21Shares: Ecco cosa sta generando il rally di Ethereum

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Fino a non molto tempo fa, Ethereum sembrava solamente “l’altra cripto” che le persone nominavano sempre dopo Bitcoin, ma negli ultimi mesi si sta prendendo le luci della ribalta grazie agli investimenti in Ether mai così alti da parte delle imprese. Ad oggi, infatti, le public company sono arrivate a detenere complessivamente un ammontare di 4,4 milioni di ETH, per un valore di 19 miliardi di dollari. Per dare l’idea, solo tre mesi il capitale investito era inferiore ai $3 miliardi.

Non solo; attualmente quasi il 10% del ETH circolante sia vincolato a holding aziendali a lunga scadenza, che lo detengono attraverso investimenti in ETF e trust. Ciò rappresenta un punto di svolta molto importante, in quanto il boom dei treasury su Ethereum sta espandendo l’adozione dell’asset più in fretta di quanto si è osservato col Bitcoin, segnalando un cambiamento profondo su come il mondo delle imprese vede gli asset digitali.

Questo successo di Ethereum può essere spiegato sia da fattori esterni, sia interni. Tra i primi rientra sicuramente l’ultimo Jackson Hole e il fatto che un taglio dei tassi d’interesse negli Stati Uniti sembra sempre più probabile, con notevoli benefici per tutti gli asset più rischiosi. Non c’è da stupirsi che ETH abbia toccato i suoi massimi dal 2021 lo scorso agosto, raggiungendo quasi quota 4.950 dollari. Tra i secondi, invece, vi sono il lancio di prodotti dedicati, in primis gli ETF, che hanno generato afflussi per 4 miliardi di dollari in appena un mese, ma anche dati on chain più solidi, continue notizie su banche che intendono lanciare le loro stablecoin su Ethereum e altri titoli giornalistici che hanno convogliato capitali in ETH sostenendone il prezzo.

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Ma da dove nascono questi afflussi? Chi è che sta comprando questo asset digitale? Innanzitutto, player che agiscono sulla stessa infrastruttura del mondo digital, come BitMine (che detiene 1,87 milioni di ETH) e Bit Digital; fornitori di servizi finanziari come Yunfeng Financial Group, società fintech con sede a Hong Kong e legata al fondatore di Alibaba, Jack Ma, che recentemente si è creata il suo tesoretto di 10mila ETH; player del gaming e del tech come SharpLink Gaming e GameSquare e altri ancora.

Ciò che salta subito all’occhio dello spaccato restituito dal paragrafo precedente è che le imprese che scelgono di investire in ETH possono provenire da ambiti anche molto diversi tra loro, ma ci sono comunque dei fattori che sono in grado di attrarle tutte quante. Noi di 21Shares riteniamo che i primo sia la rendita da staking. Non bisogna infatti dimenticare che congelare le proprie risorse in ETH dà diritto a una remunerazione costante che oggi si aggira tra il 3% e il 4% annuo. Ce ne sono però anche altri, come la solidità del network, che fanno di Ethereum la scelta più gettonata per lo sviluppo della finanza decentralizzata, di NFT, di stablecoin e di asset tokenizzati. Ciò rende questa classe di attività non una riserva di valore passiva, ma il fondamento su cui costruire il web3. Questo ruolo di piattaforma tecnologica offre prospettive di crescita ben diverse da quella del Bitcoin, che invece è ancora soprattutto una riserva di valore; il che porta benefici anche in termini di diversificazione. Infine, Ethereum ha beneficiato anche di una maggiore chiarezza normativa. Il CLARITY Act e altri provvedimenti hanno considerevolmente ridotto il rischio legato alla sua detenzione e molti cda, che fino a poco tempo fa potevano essere esitanti, ora hanno dato il via libera a investirvi.

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In conclusione, per gli investitori, ETH coniuga in modo unico rendimento e utilità, caratteristiche raramente riscontrabili in un singolo asset. Si sta trasformando costantemente in un’infrastruttura finanziaria fondamentale, con consulenti che accrescono le allocazioni, nuovi settori che sperimentano pagamenti basati su ETH e aziende che lo inseriscono nei loro bilanci. In sintesi, Ethereum non si limita più a tenere il passo con Bitcoin nei portafogli istituzionali, sta iniziando a superarlo.

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