Mark Heinrichs – DJE Kapital AG – Cambiamenti globali e venti geopolitici contrari rimodellano il panorama automobilistico

Mark Heinrichs, analyst di DJE Kapital AG -

Le vendite globali di automobili non sono ancora tornate ai livelli massimi precedenti la pandemia di coronavirus. A livello regionale, il quadro è eterogeneo: i volumi di vendita sono in calo negli importanti mercati automobilistici di Europa e Nord America, mentre la crescita è evidente principalmente in Asia (escluso il Giappone) e in Sud America. Questo sviluppo sta influenzando la distribuzione regionale della produzione automobilistica ed è un riflesso delle strategie “local-for-local” dei produttori. L’obiettivo è produrre dove si trovano i clienti, soprattutto in considerazione dell’attuale tendenza verso misure più protezionistiche.

Mantenere o espandere i volumi a lungo termine, specialmente in Asia, richiede ai produttori tradizionali di allineare l’offerta alle specifiche esigenze dei clienti locali. In Cina, ad esempio, le funzioni karaoke sono molto popolari. Ad esempio, un produttore tedesco ha annunciato che svilupperà una nuova piattaforma per il mercato cinese insieme a un partner cinese e ha avviato una collaborazione con un’azienda statunitense per il resto del mondo. Anche altri produttori tedeschi stanno lavorando con partner cinesi specializzati nei sistemi di infotainment e di assistenza alla guida.

Case automobilistiche cinesi: focus sulla presenza sul mercato, non sulla guerra dei prezzi

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Gli OEM (Original Equipment Manufactuer) occidentali beneficiano del fatto che i produttori cinesi non sono ancora entrati nel mercato europeo con strategie di prezzo aggressive. Ad esempio, un modello cinese di fascia media è disponibile in Germania a partire da circa €47.000, anche per via dei dazi applicati dall’Ue sulle importazioni dalla Cina. Peraltro, gli OEM cinesi non hanno interesse a trasferire in Europa la guerra dei prezzi, talvolta rovinosa, che caratterizza il loro mercato interno. Si stanno invece concentrando sul principio “local-for-local” e stanno pianificando capacità produttive in Europa, ad esempio in Ungheria. I veicoli costruiti in Europa hanno naturalmente costi di produzione più elevati, il che dovrebbe ridurre il divario di costo con i produttori nazionali, offrendo ai produttori occidentali l’opportunità di mantenere parte dei propri clienti in Europa grazie alla fedeltà al marchio.

È presumibile che i produttori cinesi acquisiranno quote di mercato gradualmente, piuttosto che conquistarlo bruscamente, analogamente a quanto accadde con l’ingresso dei fornitori giapponesi e coreani nel mercato europeo. Rimane il fatto che il futuro del settore si deciderà in Estremo Oriente e non nel mercato automobilistico europeo, ormai in fase di stagnazione.

2025: un anno segnato dall’incertezza

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Molti dei modelli già annunciati non saranno disponibili prima del 2026. Di conseguenza, il loro impatto sui risultati non si manifesterà prima della fine del 2026, lasciando fino ad allora ancora molte incertezze nell’immediato. Da un lato, dopo un periodo di debolezza, le vendite e i prezzi in Cina sembrano essersi in parte stabilizzati, grazie a una regolamentazione più rigorosa delle commissioni bancarie pagate ai concessionari auto per i servizi di intermediazione finanziaria. Dall’altro, questa stabilizzazione ha portato a un’ulteriore contrazione delle vendite. Di conseguenza, diversi OEM occidentali stanno fornendo sostegni economici ai concessionari ai dealer cinesi e avviando una ristrutturazione delle proprie reti di distribuzione nel Paese.

Anche la questione dei dazi statunitensi nasconde molte incertezze. Sebbene sia stata annunciata un’attuazione retroattiva dell’accordo, per cui i produttori non dovranno più pagare i più recenti dazi punitivi totali del 27,5%, la nuova aliquota del 15% è comunque superiore a quella in vigore prima dell’entrata in vigore della politica tariffaria di Trump. Inoltre, resta da capire quanto gli accordi conclusi con gli USA potranno reggere nel lungo periodo.

Conclusione: un contesto di mercato difficile per gli OEM occidentali

Il contesto di mercato per gli OEM occidentali resta complesso. In particolare, il peso dei dazi statunitensi, gli sviluppi in Cina e i rispettivi cicli di investimento nell’elettromobilità sono gli elementi che differenziano un produttore dall’altro.

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Gli equilibri di potere nel mercato automobilistico globale stanno cambiando. A scrivere il prossimo capitolo dell’industria saranno i costruttori in grado di adattarsi più rapidamente alle realtà regionali e all’incertezza politica, senza però perdere il proprio vantaggio tecnologico.

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