I grandi trader della soia potrebbero lasciare il patto del 2006 per evitare la deforestazione in Brasile
Il patto di protezione “Amazon Soy Moratorium”
La decisione spinta da incentivi fiscali in Brasile rischia di indebolire la salvaguardia della foresta amazzonica
Negli ultimi giorni numerose fonti internazionali segnalano che alcune delle più grandi società di trading della soia a livello globale stanno valutando l’abbandono del Moratorium sulla soia dell’Amazzonia, un accordo volontario avviato nel 2006 per evitare la deforestazione legata alla coltivazione di soia in Brasile.
Il patto, che vieta ai firmatari di acquistare soia coltivata su terreni deforestati dopo il luglio 2008, è stato considerato per quasi vent’anni uno dei principali strumenti privati di contenimento della distruzione della foresta pluviale, attribuito a una significativa riduzione delle aree deforestate in Amazzonia durante il periodo di applicazione.
Mato Grosso, incentivi fiscali e nuova legge
Il motivo alla base di questa inversione di rotta non è legato a un cambio di strategia ambientale delle aziende, ma a un cambiamento normativo nello stato brasiliano di Mato Grosso, il principale produttore di soia nel Paese. Una legge entrata in vigore dal 1° gennaio eliminerà gli incentivi fiscali per le imprese che partecipano al moratorium, portando grandi operatori a considerare l’uscita dall’accordo per non perdere considerevoli benefici economici. Si stima che tra il 2019 e il 2024 queste imprese abbiano ricevuto circa 4,7 miliardi di reais (circa 840 milioni di dollari) in sgravi fiscali legati alla partecipazione al moratorium.
Secondo fonti citate da Reuters, la nuova legge mette in conflitto gli impegni ambientali volontari delle società con la convenienza economica offerta dai benefici fiscali statali, spingendo i principali trader a rompere il patto di protezione per preservare quote di mercato e vantaggi competitivi.
Conseguenze sul fronte ambientale
L’Amazon Soy Moratorium ha rappresentato per anni un modello di cooperazione tra settore privato, governo brasiliano e gruppi ambientalisti, contribuendo a limitare l’espansione della soia in aree di foresta primitiva. Senza vincoli vincolanti, la coltivazione di soia è stata frenata in territori protetti, evitando che vaste aree dell’ecosistema amazzonico venissero convertite in terre agricole.
La possibile uscita delle società dal moratorium allarma ambientalisti e istituzioni, che temono un aumento della pressione sulle foreste rimanenti, con effetti negativi non solo sulla biodiversità, ma anche sulla crisi climatica globale, dato il ruolo chiave dell’Amazzonia nell’assorbimento di anidride carbonica. Secondo critici come Cristiano Mazzetti di Greenpeace Brasile, lasciare il patto potrebbe creare un precedente per la riduzione di altri strumenti di protezione ambientale nel più grande produttore mondiale di soia.
La reazione politica e istituzionale
Il governo federale brasiliano ha impugnato la legge di Mato Grosso in tribunale, sostenendo che indebolisce gli impegni nazionali di conservazione e contrasta con gli obiettivi climatici del Paese. Funzionari del Ministero dell’Ambiente hanno espresso preoccupazione per il fatto che se gli incentivi fiscali venissero eliminati completamente, molte società potrebbero effettivamente abbandonare il moratorium per ragioni economiche, anche se al momento nessuna ha formalmente notificato l’intenzione di farlo.
La possibile dissoluzione di uno degli accordi volontari più efficaci contro la deforestazione solleva interrogativi più ampi sul rapporto tra interessi economici e tutela ambientale. In un mondo che affronta temperature globali record e crescenti sfide climatiche, la decisione dei trader di soia di uscire dal moratorium, motivata da considerazioni fiscali, potrebbe segnare un punto di svolta nel modo in cui vengono difesi gli ecosistemi più fragili del pianeta.




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