L’accordo UE–Mercosur come risposta geopolitica. Cooperazione contro coercizione
Due modelli opposti di relazioni globali
L’accordo tra Unione europea e Mercosur che coinvolge Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay va ben oltre la dimensione commerciale. È una scelta politica e strategica che segnala la volontà europea di rilanciare un modello di cooperazione globale multilaterale, in netta contrapposizione a un contesto internazionale sempre più segnato da pressioni, sanzioni e strumenti coercitivi, in particolare da parte degli Stati Uniti nei confronti di partner e rivali.

Un accordo che parla al mondo
Dopo anni di negoziati complessi, l’intesa UE–Mercosur viene letta da molti osservatori internazionali come un tentativo di rafforzare il commercio basato su regole condivise, in un momento in cui il sistema multilaterale è sotto stress. L’accordo mira a creare uno dei più grandi spazi di libero scambio al mondo, coinvolgendo oltre 700 milioni di persone, e copre non solo tariffe e accesso ai mercati, ma anche standard ambientali, sociali e normativi.
Per Bruxelles, il messaggio è chiaro: in un mondo frammentato, l’Europa intende posizionarsi come potenza regolatoria e diplomatica, capace di costruire alleanze economiche senza ricorrere alla forza economica come leva punitiva.
Il contrasto con l’approccio statunitense
Il riferimento implicito è all’approccio adottato dagli Stati Uniti negli ultimi anni, caratterizzato da un uso crescente di sanzioni economiche, dazi selettivi, restrizioni tecnologiche e pressioni bilaterali su alleati e competitor.
Questo modello, spesso definito dalla stampa internazionale come weaponisation of trade, mira a difendere interessi strategici nazionali, ma ha contribuito ad aumentare la frammentazione del commercio globale. In questo contesto, l’accordo UE–Mercosur rappresenta una narrazione alternativa: invece di limitare, integrare; invece di punire, negoziare.
America Latina: partner strategico, non periferia
Per Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, l’accordo non è solo un’opportunità economica, ma anche un riconoscimento politico. L’America Latina viene spesso trattata come area di influenza secondaria nel confronto tra grandi potenze. L’intesa con l’UE offre invece ai Paesi Mercosur maggiore accesso al mercato europeo, diversificazione delle relazioni commerciali e riduzione della dipendenza da singoli partner dominanti.
In particolare, Brasile e Argentina vedono nell’accordo uno strumento per attrarre investimenti, modernizzare le filiere industriali e rafforzare la propria posizione negoziale globale.
Le critiche e i limiti
Non mancano però le critiche. In Europa, alcune forze politiche e agricole temono concorrenza sleale per i produttori locali, standard ambientali insufficienti, impatti sulla deforestazione amazzonica.
Queste tensioni mostrano il limite strutturale del modello cooperativo: richiede compromessi, tempi lunghi e consenso interno. Ma proprio questa complessità è parte della sua natura multilaterale, in contrasto con l’efficacia immediata ma divisiva della coercizione economica.
In definitiva, l’accordo UE–Mercosur va letto come una scelta di campo in un mondo che si polarizza. Da un lato, un sistema internazionale sempre più basato su blocchi, pressioni e misure unilaterali; dall’altro, il tentativo europeo di preservare e rinnovare l’idea di cooperazione regolata, anche a costo di negoziati lunghi e politicamente complessi.
Non è detto che questo modello sia più rapido o più facile. Ma è una scommessa su un ordine globale in cui le regole contano ancora più della forza. E in questo senso, l’accordo con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay rappresenta un messaggio politico tanto quanto un trattato commerciale.




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