Previdenza complementare nella Legge di Bilancio 2026: le novità operative dal 1° luglio. Tutti i dettagli
Aumentare l’attrattività, alleggerire gli oneri fiscali ed estendere gli strumenti di uscita dalla previdenza complementare.

La Legge di Bilancio 2026 contiene alcune delle modifiche più rilevanti degli ultimi anni in materia di previdenza complementare. Gran parte delle novità entrerà in vigore dal 1° luglio 2026, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la partecipazione dei lavoratori e dei lavoratori autonomi alle forme pensionistiche aggiuntive rispetto alla sola pensione pubblica.
Il quadro complessivo va letto come un insieme di agevolazioni fiscali, ampliamenti di flessibilità e semplificazioni operative, pensate per stimolare sia nuove adesioni sia una maggiore profondità di contributi e risparmi accumulati.
Aumento del limite di deducibilità fiscale
Una delle principali novità riguarda l’innalzamento del plafond annuale di deducibilità dei contributi versati alle forme pensionistiche complementari. In precedenza il limite era fissato a una soglia ritenuta ormai obsoleta in rapporto alla crescita dei salari e all’inflazione: con la riforma 2026, la soglia viene portata a 5.300 euro per anno, consentendo a chi contribuisce più intensamente di ottenere un beneficio fiscale più consistente riducendo l’Irpef.
Introduzione della rendita “a durata definita”
Tra le innovazioni più significative figura la introduzione di una nuova tipologia di rendita per l’erogazione delle prestazioni pensionistiche complementari, definita comunemente rendita “a durata definita”. Fino ad oggi, le possibilità di uscita dal fondo dopo il raggiungimento dei requisiti di pensionamento erano essenzialmente rendita vitalizia (pagamento periodico a vita), oppure capitale in parte (una quota in capitale e/o in rendita).
La nuova opzione permette di ricevere una rendita solo per un periodo predeterminato (ad esempio 10 o 15 anni) e combinare tale forma con un’erogazione di capitale in misura più consistente rispetto al passato. Questa modifica risponde a richieste dei sindacati e delle associazioni dei consumatori, rivolte a ottenere soluzioni più flessibili che si adattino alle esigenze finanziarie di mezza età o di transizione verso la pensione pubblica.
Maggiore flessibilità in fase di adesione
La legge introduce snellimenti procedurali per l’adesione alle forme pensionistiche complementari, inclusa la possibilità per il datore di lavoro di attivare il silenzio-assenso più agevolmente per le adesioni collettive. Inoltre, semplificazioni nelle informative pre-adesione per i neo-assunti e riduzione degli oneri burocratici per professionisti autonomi e partite IVA. Queste misure mirano a rimuovere barriere “non tecniche” all’ingresso, nello spirito di una cultura previdenziale che non debba limitarsi alle élite salariali.
Incentivi per lavoratori autonomi e partite IVA
Un capitolo a parte riguarda le misure dedicate ai lavoratori autonomi e alle partite IVA, tradizionalmente meno propense ad aderire alla previdenza complementare a causa di stagionalità di reddito e instabilità contributiva. La normativa introduce Bonus contributi nelle prime 3 annate di adesione per chi non abbia mai versato a un fondo pensione prima del 2026 e una maggiorazione del profilo di deducibilità nelle fasce di reddito intermedio, per incentivare l’accumulo di capitale previdenziale. Il Governo punta con queste misure a colmare un divario storico tra lavoratori subordinati e autonomi.
Misure tecniche per comparti già aderenti
Per i fondi negoziali e aperti già esistenti, in particolare quelli di settore, la legge introduce criteri più chiari per la trasferibilità dei diritti maturati quando un aderente cambia forma pensionistica o fondo; strumenti di portabilità digitale del profilo previdenziale, per diminuire i costi di transizione tra fondi; ampliamenti normativi per l’adozione di strumenti ESG negli investimenti dei fondi, in linea con la tendenza comunitaria verso finanza sostenibile. Queste novità rispondono a critiche di mercato sulla difficoltà di “seguire” il proprio capitale quando si cambia attività o percorso professionale.
Perché queste novità contano
Nel suo complesso, la Legge di Bilancio 2026 rende più vantaggioso il risparmio previdenziale dal punto di vista fiscale; offre maggiore personalizzazione dell’erogazione delle prestazioni; stimola l’adesione di fasce di lavoratori finora poco coinvolte; rafforza la competitività dei fondi pensione italiani in un contesto europeo sempre più competitivo.
Secondo i promotori della riforma, questi interventi dovrebbero favorire un aumento significativo della base di aderenti e un progressivo accumulo di risparmio previdenziale, correggendo la tendenza italiana a dipendere quasi esclusivamente dal sistema pubblico.
Guardando all’Europa
Vale la pena osservare anche il confronto con l’Unione Europea. Nel corso del 2025 la Commissione Europea ha ribadito nel Green Paper on Ageing e nelle consultazioni sulla Capital Market Union l’importanza di armonizzare l’accesso alla previdenza complementare; promuovere prodotti trasparenti e interoperabili; incentivare l’uso di incentivi fiscali e normativi per la partecipazione ai piani previdenziali.
L’Italia, con queste novità, si pone allineata alle tendenze europee, pur mantenendo specificità legate alla propria struttura del mercato del lavoro. Le misure su flessibilità di uscita, maggiore deducibilità e incentivi per autonomi sono segnali di un’evoluzione normativa che guarda non solo alla protezione sociale, ma anche alla crescita culturale e finanziaria delle famiglie italiane.

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