La manipolazione dell’informazione in Italia: il caso delle guerre in Medio Oriente

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In un suo recente intervento giornalistico, Alessandra Filippi, nota storica specializzata negli studi su Mediterranean & Middle East, sottolinea come le guerre alle quale stiamo assistendo da oltre quattro anni siano anche semantiche, dove il controllo delle parole precede e legittima il controllo dei territori.“Per Orwell chi controlla il linguaggio controlla il pensiero” ci ricorda.“Per McLuhan chi controlla il messaggio controlla la percezione della realtà. E dunque può modellare, piegare e ‘massaggiare’ l’opinione pubblica. Lo scarto non è tra Oriente e Occidente, ma tra la realtà e la sua narrazione. La guerra contemporanea si combatte prima di tutto nel linguaggio. Un campo di battaglia dove sopravvivere significa essere equipaggiati, addestrati e pronti a rispondere”.

Secondo Alessandra Filippi (nella foto) il Libano è un caso quasi didattico per comprendere questo meccanismo. Il suo sistema informativo è apertamente confessionale e politico ed è un laboratorio delle narrazioni mediorientali perfetto: ogni giornale rappresenta un segmento preciso della società e dei suoi alleati regionali.

Nella rassegna stampa di Rai Radio3 viene spesso citato L’Orient-Le Jour come fosse “la voce del Libano” ma oltre a questo giornale ne esistono altri, come Al-Akhbar, quotidiano arabo vicino a Hezbollah e all’asse Iran-Siria; An-Nahar, storico giornale liberale e voce della stagione anti-siriana del 2005; oppure Al Mayadeen, con un orientamento opposto a quello francofono maronita. Eppure non vengono citati, con la sola eccezione di Al Mayadeen, nominata solo occasionalmente.

“Uno dei trucchi della propaganda contemporanea non è negare i fatti, ma modificarne la grammatica” prosegue l’autrice “Su Repubblica qualche giorno fa Maurizio Molinari scriveva di “un regime in cerca di martirio”. Una formula efficace ma che resta tale – per di più discutibile – perché le parole di Molinari non descrivono: orientano. Quando da quasi due anni e mezzo Gaza è devastata dall’offensiva genocidaria israeliana che ha causato ufficialmente oltre 72.000 morti palestinesi – uno studio pubblicato su The Lancet stima che il numero reale possa essere oltre il doppio – ridurre l’analisi alla psicologia del nemico significa rimuovere il contesto materiale”.

Gli esempi sono molti secondo la narrazione di Alessandra Filippi: “Anche su La Stampa campeggiava un titolo grammaticalmente modificato: “La vendetta degli Ayatollah, strage in un condominio a Gerusalemme, 9 vittime”. È una tragedia. Ma quando nello stesso ciclo di notizie non trovano spazio le centinaia di vittime civili iraniane causate dagli attacchi israeliani e statunitensi – che vale la pena ricordare una volta di più che sono gli aggressori – la gerarchia delle vite diventa evidente”.

È così che si costruisce la graduatoria delle vite e si orienta l’opinione pubblica: ci sono morti che aprono i giornali, altri che scivolano in fondo alla pagina o galleggiano nell’indefinitezza. Non è un caso isolato. È una tecnica narrativa riconoscibile: attribuire un soggetto quando il responsabile è il nemico; neutralizzare l’azione quando il responsabile è l’alleato. Una volta che il lettore impara a riconoscere questo schema, lo ritroverà ovunque: nei titoli, nei sottotitoli, nelle scelte lessicali, perfino nell’ordine delle notizie.

Se ne è accorta la testata Vatican News che scrive “È doloroso constatare che alla notizia dell’uccisione di almeno 150 bambine, studentesse nella scuola elementare Shajareh Tayyebeh di Minab, nel sud dell’Iran, colpite durante il primo giorno dell’offensiva, si sia data poca attenzione. Eppure, dopo essere stata rilanciata inizialmente soltanto dalle autorità iraniane, la notizia è stata analizzata e ripresa anche da fonti internazionali autorevoli come «The Guardian», «Washington Post», «Le Monde» e NBC News.” 

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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Gli articoli pubblicati su questa testata rispettano la normativa europea (AI Act) e i principi deontologici dell’Ordine dei Giornalisti. L’utilizzo costante dell’intelligenza artificiale permette la corretta verifica delle fonti e la creazione di una traccia che tenga conto dei temi più significativi. Nessun articolo può essere pubblicato autonomamente dall’intelligenza artificiale: ogni autore interviene personalmente non solo nella fase della scrittura dell’articolo, ma anche nella verifica della veridicità di notizie e dati riportati.

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