Trump atterrato a Zurigo, a Davos si consolida il suo protagonismo. Con agenda unilaterale su Groenlandia, dazi e nuove alleanze globali.
Tra geopolitica, tensioni transatlantiche e scetticismo internazionale
L’arrivo del presidente degli Stati Uniti a Zurigo e la sua partecipazione al World Economic Forum di Davos dominano l’attenzione dei mercati, dei governi europei e dei principali quotidiani finanziari internazionali. Al centro del dibattito, la sua agenda unilaterale su Groenlandia, dazi e nuove alleanze globali.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è atterrato a Zurigo per partecipare al World Economic Forum 2026, in un’edizione segnata dalla sua forte presenza e dalle tensioni geopolitiche che essa ha innescato. L’Air Force One, inizialmente costretto a rientrare per un problema tecnico, ha successivamente raggiunto la Svizzera, dove Trump è atteso con grande interesse da delegati, media e leader mondiali.
Per i principali quotidiani finanziari internazionali, il ritorno personale di Trump a Davos dopo aver partecipato in collegamento virtuale l’anno scorso non è un semplice fatto mediatico, ma un segnale della centralità degli Stati Uniti nel dibattito economico e geopolitico globale dei prossimi mesi. Financial Times e The Wall Street Journal, pur con toni diversi, analizzano il suo protagonismo come una manifestazione della nuova agenda unilaterale americana che punta a rimodellare relazioni commerciali e alleanze strategiche, spesso a scapito del consenso multilaterale tradizionale. L’articolo del Financial Times dedicato alla questione sottolinea come la sua presenza “rafforzi l’idea che questioni di sicurezza e commercio globale siano oggi sempre più intrecciate”.
La figura di Trump è al centro di Davos 2026 per varie ragioni, tutte interconnesse, dall’Agenda politica e commerciale unilaterale alle tariffe contro Paesi europei su questioni come la Groenlandia che hanno costretto l’Unione Europea e diversi governi a reagire pubblicamente, definendo alcune misure come “inaccettabili” e potenzialmente dannose per le relazioni transatlantiche. l’attenzione è alta soprattutto sulla controversia riguardante la Groenlandia e sull’ipotesi di Trump di “accrescere” l’influenza statunitense nell’Artico, che ha generato preoccupazioni tra i leader europei e membri della NATO. l’arrivo del presidente è già accompagnato da discussioni sulle sue politiche economiche, con mercati volatili e oro in crescita per effetto dell’incertezza generata dalle sue dichiarazioni.
Il commento dei grandi quotidiani economici
Financial Times (FT) — la presenza di Trump è letta come una conferma della crescente influenza americana sulle dinamiche globali, anche sui temi tradizionalmente meno politici di Davos. FT sottolinea che le sue posizioni mettono in luce un contrasto tra agenda nazionale e collaborazione internazionale, spingendo molti delegati a chiedersi se il modello multilaterale possa reggere sotto tali pressioni.
The Wall Street Journal (WSJ) — altro osservatore critico, nota che il ritorno di Trump a Davos segna una svolta: l’incontro economico più elitario del mondo non è più un ambiente tranquillo per discutere di crescita e innovazione, ma un campo di battaglia per questioni geopolitiche e commerciali globali. Il WSJ evidenzia che la presenza americana — con una delegazione numerosa e una linea politica assertiva — riflette il tentativo di Washington di ridefinire le regole del commercio internazionale e gli equilibri di potere politico.
Bloomberg — pur riconoscendo le spinte politiche, Bloomberg segnala come molti leader economici e CEO a Davos siano nervosi: la convergenza di questioni commerciali, sicurezza e geopolitica rischia di distogliere l’attenzione da temi come crescita globale, innovazione tecnologica e investimenti sostenibili, che tradizionalmente animano il forum. Bloomberg osserva inoltre che la presenza di figure come Trump pone rischi anche ai mercati finanziari, che reagiscono a parole e prospettive politiche più che agli indicatori economici classici.

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