Cambio Euro – Franco Svizzero ai minimi: quali problemi per imprese e risparmiatori?

Flavio Siano - Contributor - Esperto economia e finanza -

Dopo il record di gennaio, la persistente debolezza dell’euro contro il franco svizzero segnala uno squilibrio che va oltre la congiuntura, riflettendo divergenze strutturali tra Svizzera ed Eurozona e ridisegnandone i rapporti economici

Il cambio tra franco svizzero ed euro è tornato a muoversi su livelli che hanno pochi precedenti nella storia recente, confermando una fase di forza strutturale della valuta elvetica e di persistente debolezza dell’euro. In queste settimane la moneta unica viene scambiata stabilmente nell’area compresa tra 0,91 e 0,914 franchi, dopo aver toccato nuovi minimi pluriennali che non si vedevano nemmeno nelle fasi più tese del biennio 2022-2023.

Si tratta di valori che riportano alla memoria momenti di stress estremo per i mercati valutari, come il periodo immediatamente successivo all’abbandono del cambio minimo a 1,20 da parte della Banca nazionale svizzera nel gennaio 2015. In termini pratici, oggi per ottenere un euro servono circa 0,91 franchi: una soglia che rappresenta un vero e proprio record a favore del CHF e che sta ridisegnando equilibri economici, finanziari e sociali tra Svizzera ed Eurozona.

Il quadro di mercato: euro stabilmente sotto 0,92

Negli ultimi giorni il cross EUR/CHF si è mantenuto intorno a 0,913–0,914 secondo le rilevazioni ufficiali della BNS e della Banca centrale europea, confermando un quadro di forza strutturale del franco. A metà febbraio il cambio ha toccato nuovi minimi, con l’euro sceso fino a poco sopra quota 0,91, livelli che molti osservatori definiscono i più bassi di sempre se si esclude la seduta eccezionale del 15 gennaio 2015, quando la fine improvvisa del floor provocò movimenti violenti sui mercati.

Il dato più rilevante non è tanto il singolo minimo intraday, quanto la persistenza del fenomeno. A differenza di quanto avvenuto in passato, infatti, il franco non si è limitato a brevi fiammate di forza legate a shock improvvisi, ma ha costruito nel tempo una posizione di vantaggio che appare sempre più radicata. L’euro fatica a recuperare terreno e ogni tentativo di rimbalzo viene rapidamente riassorbito, segno di una pressione strutturale che va oltre la contingenza.

Venti anni di storia del cambio EUR/CHF

Per comprendere la portata dell’attuale fase di mercato è utile guardare all’evoluzione storica del cambio tra euro e franco negli ultimi venticinque anni, un arco temporale che mostra con chiarezza come il rapporto di forza tra le due valute si sia progressivamente ribaltato.

Dal 2000 al 2010 il cambio EUR/CHF ha visto oscillazioni anche marcate, ma con un euro tendenzialmente in apprezzamento. In quegli anni la moneta unica beneficiava della fase espansiva dell’economia europea e di una percezione di stabilità istituzionale, mentre il franco veniva considerato una valuta solida ma meno centrale nello scacchiere globale. Il tasso di cambio ha toccato un picco intorno a 1,68 nel 2007, poco prima che la crisi finanziaria globale rilanciasse con forza la domanda di beni rifugio e rafforzasse il franco.

Tra il 2011 e il 2015 la volatilità è esplosa. Nel pieno della crisi del debito sovrano dell’Eurozona, il franco si è impennato rapidamente, mettendo sotto pressione l’economia svizzera. In risposta, la BNS è intervenuta fissando nel settembre 2011 un cambio minimo di 1,20 franchi per euro, impegnandosi a difenderlo con acquisti potenzialmente illimitati di valuta estera. Quel “floor” ha retto fino al gennaio 2015, quando l’istituto centrale ha deciso di abbandonarlo, sorprendendo i mercati.

Dopo la rimozione del floor, il franco si è apprezzato bruscamente e il cambio EUR/CHF è sceso per la prima volta sotto la parità. Negli anni successivi il mercato ha trovato un equilibrio più stabile, con oscillazioni in un corridoio grosso modo compreso tra 1,05 e 1,10, sostenuto anche da una politica monetaria estremamente accomodante in Svizzera.

Dal 2021 al 2024 la divergenza di politica monetaria tra BCE e BNS ha inciso in modo decisivo. L’Eurozona ha dovuto affrontare un’inflazione persistentemente più elevata, spingendo la BCE ad avviare una stretta sui tassi, mentre la Svizzera ha mantenuto una dinamica dei prezzi più contenuta e un approccio più prudente. Gli shock geopolitici, le tensioni commerciali e l’aumento dell’avversione al rischio hanno rafforzato il ruolo del franco come porto sicuro, fino a riportarlo nel 2022 stabilmente sopra l’euro, replicando – in forma più strutturale – quanto già visto nel 2015.

Le ragioni del “super franco”

L’attuale forza del franco non è il risultato di un singolo fattore, ma di una combinazione di elementi che si rafforzano a vicenda. Il primo è il tradizionale ruolo del CHF come valuta rifugio. In un contesto globale segnato da conflitti, instabilità politica e incertezza economica, gli investitori tendono a ridurre l’esposizione agli asset percepiti come più rischiosi e a rifugiarsi in strumenti considerati sicuri, tra cui il franco svizzero.

A questo si aggiunge il differenziale di crescita tra Svizzera ed Eurozona. L’economia europea, e in particolare quella tedesca, continua a mostrare segnali di debolezza strutturale, legati alla transizione energetica, al rallentamento industriale e alle tensioni sul commercio internazionale. La Svizzera, pur non essendo immune da questi fattori, presenta fondamentali più solidi, una maggiore flessibilità e una stabilità istituzionale che continua a fare la differenza.

Infine, giocano un ruolo cruciale le aspettative sui tassi di interesse. Nonostante la BCE mantenga livelli di tasso nominalmente più elevati rispetto alla Svizzera, il mercato guarda soprattutto alle prospettive di medio periodo. La percezione è che la BCE abbia margini di manovra limitati, mentre la BNS può permettersi di lasciare il cambio forte come strumento di contenimento dell’inflazione importata.

La politica della BNS: tollerare un franco forte

Rispetto al passato, l’atteggiamento della BNS appare cambiato. Dopo anni di interventi massicci sul mercato dei cambi, culminati in un bilancio fortemente espanso, l’istituto centrale sembra oggi più disposto a tollerare un franco forte. Gli interventi non sono scomparsi, ma appaiono più mirati e finalizzati soprattutto a contenere movimenti disordinati o eccessi di volatilità.

Secondo molte analisi, questa strategia riflette una valutazione costi-benefici diversa rispetto al passato. Un franco forte penalizza le esportazioni, ma contribuisce a tenere sotto controllo l’inflazione in un Paese fortemente dipendente dalle importazioni. In un contesto in cui la stabilità dei prezzi resta il mandato primario della BNS, lasciare che il cambio svolga una funzione di “freno naturale” appare una scelta coerente.

Le principali case d’investimento, tra cui UBS, ipotizzano un possibile recupero dell’euro verso area 0,95 nei prossimi trimestri, ma partendo da livelli eccezionalmente favorevoli al franco. Più che un’inversione di tendenza, si tratterebbe di un rientro parziale all’interno di un quadro che resta strutturalmente sbilanciato a favore della valuta svizzera.

Effetti su imprese, frontalieri e turismo

L’impatto di un franco così forte non è uniforme e varia sensibilmente a seconda dei soggetti coinvolti. Per chi vive e guadagna in Svizzera ma spende in euro – frontalieri, pensionati con rendite in CHF e risparmiatori – il rafforzamento del franco si traduce in un aumento immediato del potere d’acquisto. Spese quotidiane, acquisti immobiliari e investimenti nell’Eurozona diventano relativamente più convenienti.

Di segno opposto è l’effetto sulle imprese esportatrici svizzere. Un cambio penalizzante riduce la competitività dei prodotti elvetici sui mercati europei, comprimendo i margini e costringendo le aziende a scegliere tra riduzione dei profitti, aumento dei prezzi o delocalizzazione di parte delle attività. Alcuni settori, come l’industria manifatturiera e il turismo, risultano particolarmente esposti.

Anche il turismo in entrata risente del “super franco”. Per i visitatori provenienti dall’Eurozona, la Svizzera appare sempre più costosa, con un potenziale impatto negativo sui flussi turistici. Al contrario, per i residenti in Svizzera, le vacanze nei Paesi UE diventano più accessibili, accentuando uno squilibrio che si riflette anche sulla bilancia dei servizi.

Nelle regioni di confine, il tema del cambio assume una dimensione ancora più concreta. I lavoratori frontalieri che incassano stipendi in franchi beneficiano di un vantaggio evidente, mentre le imprese che operano con costi in CHF e ricavi in euro si trovano nella posizione opposta. La gestione del rischio di cambio diventa quindi centrale, soprattutto per le piccole e medie imprese, che spesso dispongono di strumenti finanziari limitati per coprirsi dalle oscillazioni valutarie. In questo contesto, il record del franco non è solo un dato macroeconomico, ma un fattore che incide direttamente su decisioni di investimento, assunzioni e strategie di lungo periodo.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Guardando avanti, il consenso degli analisti converge su un franco destinato a rimanere strutturalmente forte. Un ritorno dell’euro verso area 0,95 è possibile solo in presenza di un netto miglioramento delle prospettive economiche europee, in particolare in Germania. In assenza di segnali chiari di ripresa, o in caso di nuove tensioni geopolitiche, non si può escludere un nuovo test della soglia psicologica di 0,90 per l’euro.

In uno scenario del genere, la fase di record a favore del franco rischia di prolungarsi, consolidando un nuovo equilibrio valutario. Per famiglie, imprese e investitori, il messaggio è chiaro: il cambio non è più una variabile di breve periodo, ma un elemento strutturale da integrare nelle scelte economiche. Chi incassa in euro e sostiene costi in franchi continua a trovarsi dalla parte più debole del “super franco”, mentre per chi vive e risparmia in Svizzera la forza della valuta resta, almeno per ora, un alleato potente.

Flavio Siano Avatar

Flavio Siano

Finance manager - corporate advisor

Dopo un percorso di studi tra Italia e Stati Uniti e la Laurea Magistrale in Economia e Commercio, Flavio Siano costruisce un’esperienza professionale di oltre dieci anni nel settore finanziario. Il suo lavoro si sviluppa in contesti internazionali, tra multinazionali e realtà di medie dimensioni, dove si occupa di analisi finanziaria, controllo di gestione e strategie di business development in ambiti industriali eterogenei.

Nel corso della sua carriera lavora per grandi gruppi come IBSA, Stellantis e CNH, maturando una visione concreta e trasversale del rapporto tra industria, finanza e innovazione. Oggi vive e lavora in Svizzera nel settore della finanza, continuando a muoversi in ambienti dinamici e internazionali.

Accanto all’attività professionale, coltiva da sempre una forte passione per la scrittura, intesa come spazio di riflessione e approfondimento su temi di attualità. I suoi interessi – che spaziano dalla finanza all’innovazione, dall’automobilismo al food innovation – alimentano uno sguardo attento ai cambiamenti economici e industriali, con particolare attenzione al dialogo tra passato e futuro.

Areas of Expertise: economia, finanza classica e alternativa, food innovation, automotive
Fact Checked & Editorial Guidelines

Our Fact Checking Process

We prioritize accuracy and integrity in our content. Here's how we maintain high standards:

  1. Expert Review: All articles are reviewed by subject matter experts.
  2. Source Validation: Information is backed by credible, up-to-date sources.
  3. Transparency: We clearly cite references and disclose potential conflicts.
Reviewed by: Subject Matter Experts

Our Review Board

Our content is carefully reviewed by experienced professionals to ensure accuracy and relevance.

  • Qualified Experts: Each article is assessed by specialists with field-specific knowledge.
  • Up-to-date Insights: We incorporate the latest research, trends, and standards.
  • Commitment to Quality: Reviewers ensure clarity, correctness, and completeness.

Look for the expert-reviewed label to read content you can trust.