Dazi Usa, al via la partita dei rimborsi. Cosa cambia per le aziende italiane

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittima gran parte dei dazi introdotti dall’amministrazione Trump tramite ordini esecutivi, stabilendo che l’uso dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977 non consente all’Esecutivo di imporre unilateralmente dazi.
La decisione è importante perché chiarisce i confini tra politica commerciale e poteri d’emergenza negli Stati Uniti e riafferma un principio fondamentale di separazione dei poteri. In sostanza, la Corte ha ribadito che il Congresso detiene il potere esclusivo di imporre tributi (inclusi i dazi) e che una norma che autorizza il Presidente a “regolare” le importazioni non costituisce una delega chiara del potere di imporre dazi: serve quindi una base legislativa più solida e un coinvolgimento più esplicito del Congresso rispetto a quanto previsto dall’IEEPA.
Cosa cambia per le aziende (anche italiane) che hanno già pagato i dazi
La decisione apre la porta alle richieste di rimborso, ma il percorso non è “automatico”: per molte imprese, l’esito potrà dipendere da come e quando sono stati presentati i ricorsi e attivate le tutele procedurali (anche davanti alla Court of International Trade – CIT). La fase rimborsi potrebbe quindi essere complessa, con possibili resistenze o rallentamenti amministrativi e contenzioso mirato sui singoli flussi di importazione.
“Questa sentenza segna un passaggio decisivo: la Corte Suprema ha stabilito che il Presidente non può fare affidamento sui poteri d’emergenza per imporre dazi su scala così ampia senza una chiara autorizzazione del Congresso. È un chiarimento importante sui limiti dell’azione dell’Esecutivo in materia di politica commerciale”, commenta Jeremy Maltby, partner di Portolano Cavallo. “Per le imprese europee e italiane che importano negli Stati Uniti — spesso tramite controllate americane che agiscono come Importer of Record — la priorità ora è mappare i dazi pagati e valutare con urgenza quali strumenti siano disponibili per preservare e perseguire il rimborso.”
“Il tema non è soltanto se i rimborsi arriveranno, ma quando e attraverso quale canale”, aggiunge Irene Picciano, partner di Portolano Cavallo. “In uno scenario con molte variabili procedurali, le aziende rischiano di accorgersi troppo tardi di aver perso finestre temporali decisive o di non disporre della documentazione necessaria. Una gestione corretta richiede un approccio integrato che combini trade compliance, strategia contenziosa e governo dei dati doganali.”



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