8 marzo, la Giornata internazionale della donna tra memoria, diritti e nuove sfide globali. Intervista all’economista Alessia Potecchi

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Dal riconoscimento dell’ONU alle iniziative del 2026: una ricorrenza che unisce mobilitazione sociale, politiche pubbliche e riflessione culturale

L’8 marzo, celebrato come International Women’s Day, rappresenta oggi una delle ricorrenze civili più diffuse a livello globale. Nato all’inizio del Novecento nel contesto delle lotte per i diritti civili e il lavoro femminile, questo appuntamento è diventato nel tempo una giornata simbolo per riflettere sulla condizione delle donne nel mondo e promuovere politiche di uguaglianza.

La dimensione internazionale della ricorrenza è stata formalmente riconosciuta nel 1977, quando l’United Nations invitò gli Stati membri a istituire una giornata dedicata ai diritti delle donne e alla pace internazionale. Da allora l’8 marzo è diventato un momento di mobilitazione globale che coinvolge governi, istituzioni, organizzazioni non governative, università e imprese.

Le iniziative globali del 2026

Nel 2026 la Giornata internazionale della donna si inserisce in un contesto internazionale complesso, segnato da crisi geopolitiche, trasformazioni economiche e sfide legate alla transizione digitale e climatica. In molti Paesi la ricorrenza è accompagnata da manifestazioni pubbliche, campagne di sensibilizzazione e iniziative istituzionali.

Le Nazioni Unite hanno dedicato anche quest’anno la giornata alla promozione della partecipazione femminile nei processi decisionali, con eventi internazionali e programmi di sostegno all’educazione e all’empowerment economico. Numerose città europee hanno organizzato forum su leadership femminile, parità salariale e accesso alle professioni STEM, mentre università e centri di ricerca hanno promosso incontri sul ruolo delle donne nell’innovazione e nella transizione energetica.

Anche il mondo delle imprese è sempre più coinvolto. Molte aziende utilizzano l’8 marzo per presentare nuovi programmi di diversity & inclusion, percorsi di mentoring o iniziative di sostegno alla carriera femminile. Tuttavia diversi osservatori sottolineano come la ricorrenza non debba trasformarsi in un semplice evento simbolico o comunicativo, ma restare uno spazio di confronto concreto sulle disuguaglianze ancora esistenti.

Il significato profondo della ricorrenza

Il significato dell’8 marzo va oltre la celebrazione. La giornata nasce infatti come momento di rivendicazione sociale e politica: dalle prime mobilitazioni delle lavoratrici industriali all’inizio del Novecento fino ai movimenti femministi del secondo dopoguerra.

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Secondo dati recenti dell’ONU, nonostante i progressi compiuti negli ultimi decenni, la parità di genere resta lontana in molte aree del mondo. Il divario salariale globale rimane intorno al 20%, mentre la rappresentanza femminile nei parlamenti e nei vertici aziendali continua a essere minoritaria in molti Paesi. Anche l’accesso all’istruzione, alla salute e alle opportunità economiche presenta forti disparità in diverse regioni.

In questo senso l’8 marzo rappresenta una ricorrenza che unisce memoria storica e prospettiva futura. È un momento per ricordare le conquiste ottenute – dal diritto di voto alla partecipazione politica – ma anche per interrogarsi sulle trasformazioni necessarie nelle istituzioni, nell’economia e nella cultura.

Una giornata che riflette i cambiamenti della società

Nel corso degli anni la Giornata internazionale della donna ha assunto significati diversi a seconda dei contesti culturali e politici. In alcuni Paesi è una giornata di protesta e mobilitazione sociale; in altri assume una dimensione più celebrativa o culturale.

Questa pluralità riflette l’evoluzione del dibattito globale sui diritti delle donne. Se in passato l’attenzione era concentrata soprattutto sui diritti civili e sul lavoro, oggi il confronto si estende a nuovi temi: leadership, partecipazione economica, sicurezza digitale, rappresentazione nei media e impatto delle tecnologie emergenti.

In definitiva, la ricorrenza dell’8 marzo continua a rappresentare uno spazio collettivo di riflessione sul rapporto tra diritti, società e sviluppo. Più che una semplice celebrazione, resta un’occasione per misurare i progressi compiuti e le sfide ancora aperte nel percorso verso una piena uguaglianza di genere.

Intervista ad Alessia Potecchi

E’ di nuovo 8 marzo e di nuovo i temi che mettiamo in evidenza e che riguardano il mondo delle donne sono sempre gli stessi con qualche purtroppo passo indietro.

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Che cosa la emoziona di più in questa giornata?

Il coraggio, il grande coraggio che oggi le donne devono dimostrare nell’affrontare la quotidianità che riserva loro ancora molti lati oscuri e impervi. Il coraggio di oggi è un po’ quello che hanno avuto le donne e le madri costituenti che tanti anni fa si sono battute nelle resistenza e poi nella stesura della Carta Costituzionale affinché la dittatura, la repressione e la violenza contro libertà e i diritti non avessero più possibilità di riemergere, la carta è nata quale baluardo alla esperienza tragica del fascismo quella stessa carta che oggi si vorrebbe cambiare e stravolgere alla minima occasione dimenticando il suo perché. Donne che oggi devono affrontare i dati di una occupazione professionale che le vede ancora in grande svantaggio.

Qual’è la situazione oggi?

Sono proprio recenti i dati che ci dicono che aumentano le donne inattive, cioè quelle che non hanno lavoro, ma nemmeno lo cercano: sono 43 su 100 con un gap retributivo del 29% nel comparto del privato. L’Italia è tra i Paesi ultimi in Europa per occupazione ma anche per conciliazione vita e lavoro femminile: una donna su 5 resta a casa dopo la prima maternità e chi rinuncia in famiglia allo stipendio per mancanza di sevizi è sempre la donna perché la sua busta paga è inferiore di netto.

Ma le normative non dovrebbero contrastare questo fenomeno?

Le leggi ci sono, vanno applicate, si devono concretizzare e diventare punto di riferimento. Questo va in controtendenza con la costruzione di una società migliore per tutti, con la realizzazione di un bene comune perché i Paesi più sviluppati sono quelli dove è presente minore disparità di genere, il lavoro e gli spazi guadagnati dalle donne sono la via per evolvere la società e per creare un ambiente più inclusivo e migliore per tutti dal punto di vista economico e sociale. E poi il tema violenza che ancora in maniera forte e incessante colpisce le donne nelle sue diverse e devastanti sfaccettature. Dobbiamo impegnarci in un forte percorso di sensibilizzazione seria e articolata, a partire proprio dagli uomini e da percorsi di carattere formativo in ambito di educazione economica e finanziaria, oggi una donna su cinque non ha un conto corrente proprio, non ha nozioni economiche di base.

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Come si può intervenire nell’immediato?

Spingere su un forte cambio culturale, per combattere qualsiasi forma di violenza fisica e psicologica contro le donne. Amore e rispetto perché il problema nasce dagli uomini, oggi occorre che essi siano protagonisti, nella dimensione privata come in quella pubblica, di un cambiamento di mentalità e di comportamento attraverso la totale condanna di ogni forma di violenza. Gli uomini devono essere loro promotori in prima persona di una presa di posizione e di coscienza forte perché il fenomeno della violenza colpisce ancora troppe donne ogni giorno e il dramma della violenza e della privazione del rispetto sta tutto nella sfera maschile ed è lì il luogo dove nasce e dove occorre intervenire ed educare.

E le istituzioni?

L’impegno di politica e istituzioni deve essere diretto alla promozione della prevenzione e dei servizi di assistenza per contrastare efficacemente questo fenomeno e poi le leggi a partire dal DDL in discussione proprio su questo tema in Parlamento: ci batteremo fino in fondo per affermare e mettere nero su bianco che senza consenso è sempre stupro, la parola consenso è la tutela fondamentale per le donne continuamente esposte ad atti di violenza e per gli uomini il monito e la responsabilità dei loro comportamenti, dei loro approcci. 8 marzo dunque con tanti obiettivi, importanti, ancora molto difficili ma essenziali per guardare con fiducia al futuro e per lavorare per una società migliore per tutti.

Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
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