Fed e shock petrolifero, previsioni Morgan Stanley sul taglio dei tassi

La Federal Reserve potrebbe tornare a ridurre i tassi di interesse già a partire da giugno, anche se le tensioni geopolitiche legate alla guerra in Iran rischiano di rinviare la decisione a causa del conseguente aumento dei prezzi del petrolio, è quanto afferma Morgan Stanley.
La Fed prevede due tagli
La banca d’investimento ha confermato la propria previsione di due tagli dei tassi da 25 punti base nel corso dell’anno: il primo a giugno e il secondo a settembre. Tuttavia, il rialzo dei costi energetici potrebbe alimentare nuove pressioni inflazionistiche e spingere la banca centrale statunitense a posticipare l’avvio dell’allentamento monetario. In uno scenario alternativo, il primo intervento potrebbe slittare a settembre o addirittura a dicembre, con il rischio che il secondo taglio venga rinviato al 2027.
I rischi dello shock petrolifero
Le tensioni sono aumentate dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha scosso i mercati finanziari e provocato un forte rialzo del petrolio. Nella seduta di lunedì le quotazioni hanno sfiorato i 120 dollari al barile, mettendo in discussione i tempi di un nuovo ciclo di riduzione dei tassi da parte della Fed. I futures sui tassi indicano ora che il mercato sconta un solo taglio di un quarto di punto entro fine anno, con l’ipotesi più probabile collocata nella riunione di ottobre.
Nonostante il presidente Donald Trump abbia dichiarato nei giorni scorsi che il conflitto con l’Iran potrebbe concludersi “presto” e l’Agenzia Internazionale per l’Energia abbia deciso di liberare una quantità record di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche, i prezzi dell’energia restano elevati. Il greggio Brent continua infatti a essere scambiato sopra i 90 dollari al barile.
“In questa fase i prezzi di mercato riflettono soprattutto l’elevata incertezza sulla durata del conflitto”, hanno scritto gli economisti di Morgan Stanley in una nota diffusa mercoledì. “La risposta della Fed diventerà più chiara solo con l’arrivo dei prossimi dati macroeconomici e con l’evoluzione della situazione geopolitica”.





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