Iran, la stagflazione fa paura all’Eurogruppo. Pronti all’uso delle riserve energetiche per contenere i prezzi

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Il rischio che si profili una fase di stagflazione – combinazione di crescita economica debole e inflazione in aumento – inizia a preoccupare l’Europa, insieme all’Asia tra le aree più esposte agli effetti economici della guerra avviata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Il termine è stato evocato dal commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis, che tuttavia lo ha riferito a uno scenario possibile per il futuro.

G7 e il possibile utilizzo delle riserve energetiche

La valutazione prevalente tra i ministri delle Finanze dell’area euro resta prudente: la situazione è seria, ma al momento non viene considerata allarmante. La posizione europea è in linea con quella espressa poche ore prima dai ministri finanziari del G7, ai quali hanno partecipato anche il francese Roland Lescure e l’italiano Giancarlo Giorgetti. I Paesi del G7 evitano toni allarmistici e si dichiarano pronti a intervenire, se necessario, anche per sostenere l’approvvigionamento energetico globale, compreso il possibile utilizzo delle riserve strategiche.

Il ministro greco Kyriakos Pierrekakis, nuovo presidente dell’Eurogruppo, è stato l’unico a evocare esplicitamente la possibilità di ricorrere agli strumenti anticrisi europei, richiamando l’esperienza delle misure adottate dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Tuttavia ha chiarito che, sebbene l’impatto economico degli sviluppi in Medio Oriente sia «significativo», al momento non esiste la necessità di attivarli.

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Dopo il Covid lo shock della guerra in Medio Oriente

All’interno dell’Eurogruppo prevale comunque la fiducia nella resilienza dell’economia dell’area euro, che negli ultimi anni ha già affrontato una successione di shock esterni: prima la pandemia di Covid-19, poi l’invasione russa dell’Ucraina e ora il nuovo conflitto in Medio Oriente. La capacità di tenuta dell’economia europea resta però legata a due variabili decisive: la durata della guerra e l’entità dei danni alle infrastrutture e alla produzione energetica. Due fattori che al momento restano difficili da quantificare, alimentando l’incertezza.

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, «la situazione rimane altamente fluida» e si inserisce in un contesto economico globale già fragile. La direttrice dell’FMI Kristalina Georgieva, presente alla riunione finanziaria del G7 e in contatto costante con i vertici europei, ha ricordato che «in linea generale un aumento del 10% del prezzo del petrolio, se persistente per gran parte dell’anno, si traduce in un incremento di circa 40 punti base dell’inflazione globale e in una riduzione dello 0,1-0,2% della produzione mondiale». Per questo, ha sottolineato, è necessario «pensare anche all’impensabile e prepararsi». In Europa ciò significa non escludere il ricorso alle riserve energetiche strategiche per contenere i prezzi.

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Un primo effetto delle dichiarazioni del G7 si è visto sui mercati petroliferi. Dopo essere salito di oltre il 30% fino a sfiorare i 120 dollari al barile, il greggio del Mare del Nord con consegna a maggio è sceso nel pomeriggio a 100,32 dollari dopo un picco di 119,50, mentre il West Texas Intermediate con consegna ad aprile è calato a 95,40 dollari dopo aver toccato 119,48. Il superamento della soglia dei 100 dollari non si registrava dall’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022.

Il gas rallenta la corsa

Anche il prezzo del gas ha rallentato la corsa: il future sul mercato olandese Ttf è salito del 6,16% a 56,675 euro per megawattora dopo un’apertura in rialzo di circa il 30%. L’impennata è legata soprattutto al blocco delle esportazioni dal Qatar.

La stagflazione, che combina stagnazione economica e inflazione elevata, evoca i grandi shock petroliferi degli anni Settanta. Tuttavia, rispetto a quel periodo, il contesto attuale presenta differenze rilevanti: dopo la pandemia le politiche economiche sono state più prudenti e orientate al sostegno di imprese e famiglie, il mercato del lavoro ha mostrato maggiore capacità di assorbire gli shock e l’Europa ha avviato un progressivo distacco dalla dipendenza dall’energia fossile russa, mentre la politica monetaria ha contribuito a mantenere condizioni finanziarie favorevoli.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia…
Caporedattrice Redazione LMF La Mia Finanza PhD, MBA, CPA, MD