Latte, boom della produzione: l’effetto dell’eccesso di redditività secondo il Consorzio Grana Padano
Dopo un 2025 molto remunerativo, la produzione è cresciuta troppo. La stampa italiana parla di ciclo espansivo e rischio squilibri. La proposta: tornare ai volumi 2024
Il mercato del latte sta vivendo una fase di assestamento dopo un 2025 definito “eccezionalmente redditizio”. A sintetizzare il nodo è Stefano Berni, direttore generale del Consorzio Tutela Grana Padano: la crisi attuale sarebbe figlia di un “eccesso di redditività” che ha spinto gli allevatori ad aumentare la produzione per intercettare margini elevati. Il risultato? Un surplus che oggi pesa sui prezzi alla stalla e sulla stabilità della filiera.

L’idea di fondo è ciclica e ben nota all’agroalimentare: quando i prezzi salgono molto, l’offerta reagisce; ma se la domanda non cresce allo stesso ritmo, si genera pressione ribassista. Per Berni, la via d’uscita è riallineare i volumi ai livelli del 2024, quando l’equilibrio tra domanda e offerta risultava più sostenibile.
Cosa è successo nel 2025
Nel 2025 i prezzi del latte e dei formaggi Dop hanno beneficiato di domanda interna resiliente ed export dinamico, soprattutto verso UE e Nord America- Ma hanno giocato a favore anche i costi energetici in parziale normalizzazione rispetto ai picchi precedenti.
La stampa economica ha raccontato quel momento come una stagione favorevole. Il Sole 24 Ore ha parlato di margini in recupero per le stalle, sostenuti da quotazioni del latte crudo e da listini dei formaggi a lunga stagionatura robusti. Anche il Corriere della Sera ha evidenziato come il comparto lattiero-caseario fosse tra i più solidi dell’agroalimentare italiano.
Ma proprio i margini elevati hanno incentivato l’aumento delle consegne. Secondo analisi riportate da La Repubblica e da testate specializzate come Il Giornale dell’Agricoltura, nel 2025 si è assistito a un incremento della produzione nazionale di latte bovino, con effetti differiti sui prezzi.
Perché l’eccesso di offerta crea tensione
Il latte è una materia prima deperibile, ma una quota rilevante confluisce in formaggi Dop a lunga stagionatura (come il Grana Padano). Se la produzione cresce troppo:
- Aumentano le scorte in magazzino;
- Si allungano i tempi di rotazione;
- I caseifici esercitano pressione sui prezzi del latte alla stalla;
- I margini degli allevatori si comprimono.
La stampa di settore, come Italia Oggi, ha sottolineato che il rischio non è solo il calo dei prezzi, ma anche la volatilità, che rende difficile programmare investimenti e piani alimentari per le mandrie.
La proposta: tornare ai volumi 2024
Ridurre la produzione ai livelli del 2024 consentirebbe di riequilibrare l’offerta rispetto alla domanda, sostenere le quotazioni del latte ed evitare una spirale ribassista che danneggerebbe l’intera filiera.
Non si tratta di un blocco amministrativo, ma di una gestione responsabile dei volumi da parte degli operatori, in un contesto dove le Dop hanno già meccanismi di regolazione produttiva.
Cosa ne pensa la stampa italiana
Le principali testate hanno adottato una lettura articolata
l Sole 24 Ore evidenzia il tema della programmazione dell’offerta come leva per stabilizzare i redditi agricoli, ricordando precedenti cicli espansivi seguiti da correzioni. La Repubblica sottolinea il rischio che un eccesso di produzione penalizzi soprattutto le aziende più piccole e meno capitalizzate. Il Corriere della Sera richiama il ruolo strategico delle Dop nel sostenere l’export, ma avverte che la crescita deve restare coerente con la domanda globale.
In generale, il consenso mediatico è che la fase attuale non sia una “crisi strutturale”, ma un aggiustamento ciclico dopo un anno molto favorevole.
Uno sguardo più ampio sul mercato del latte
Il comparto lattiero-caseario italiano resta tra i più forti d’Europa:
- forte vocazione export;
- peso rilevante delle Dop;
- integrazione con filiere agricole locali.
Tuttavia, è esposto a:
- volatilità dei mercati internazionali;
- costi di mangimi e energia;
- dinamiche climatiche che influenzano rese e qualità.
Il dibattito attuale ruota attorno a un equilibrio delicato: come mantenere redditività senza generare surplus destabilizzanti.






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