Moda Milano. Gucci non sogna più – FW 26 27

Arianne Guion -

—- a cura di Arianne Guion – Marlè —

Dal New Look di Dior fino all’epoca di Alessandro Michele da Gucci, la passerella è sempre stata il luogo dove la moda prometteva il sogno. Una macchina che produceva fantasia, nostalgia, desiderio. Anche quando era concettuale, il concetto restava comunque idealizzato.

Demna fa l’operazione opposta. Non inventa creature mitologiche. Porta in passerella archetipi sociali. Personaggi che esistono davvero e che il sistema moda di solito preferisce ignorare: lo zarro, la social climber disperata, la manager glaciale, la ragazza sospesa tra lusso ed escorting, la notte milanese un po’ decadente.

Non sono caricature casuali. Sono ruoli. Quasi maschere sociali.

È un’operazione perfettamente coerente con la poetica di Demna: non ha mai progettato semplicemente “bei vestiti”, ma sistemi di osservazione della società. Da Balenciaga faceva sfilare il capitalismo logoro, il consumismo, l’iperrealtà digitale. Qui prende Gucci, storicamente il marchio dell’edonismo italiano, e lo riporta a terra.

La sensazione è chiara: questi siamo noi.
Demna non ti fa desiderare di diventare qualcun altro. Ti costringe a riconoscerti.

I riferimenti a Tom Ford non sono nostalgici. Negli anni ’90 Ford aveva riportato sesso, notte e desiderio dentro Gucci, quando il brand era diventato polveroso. Demna usa quell’immaginario come grammatica, ma lo sporca. Il Ford degli anni ’90 era patinato, quasi cinematografico. Qui sembra la stessa notte venticinque anni dopo, quando la festa è finita e la città disincantata.

Gucci FW96 by Tom Ford                                              Gucci FW26 by Demna

Kate Moss nel finale è il simbolo perfetto di questa operazione. È l’icona dell’epoca Ford e allo stesso tempo la prova vivente che il glamour cambia, invecchia, diventa memoria. Metterla lì non è semplice nostalgia: è quasi un fantasma della moda.

Anche la camminata delle modelle sembra lavorare in questa direzione. Posture imperfette, passi incerti, movimenti nervosi. Demna spesso rompe la camminata “fashion” per togliere teatralità alla passerella. 

C’è una visione chiara. Può piacere o no, ma esiste. E nel sistema moda di oggi, dove metà delle collezioni sembrano generate da un algoritmo che mescola archive references e bacheche pinterest, già questo sembra rivoluzionario. La sfilata più interessante non è quella che ti fa sognare, è quella che ti costringe a guardare meglio la realtà, quella per cui ringrazi di aver ricevuto l’invito.

Demna lo fa da anni: usa la moda per costringere la società a guardarsi, solo che questa volta, lo ha fatto dentro uno dei marchi più emblematici del lusso.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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