Milano diventa il cuore della chitarra: tre giorni tra leggenda e anima ai Guitar Days
— di Jo D’Ambrosio —
Dal 20 al 22 marzo, Milano non è stata soltanto una città: è diventata un suono, un respiro, un luogo dell’anima. Tra le sue vie, il CPM Music Institute ha dato vita a uno degli eventi più intensi e suggestivi dedicati alla musica: i Guitar Days.
Tre giornate gratuite in cui la chitarra ha smesso di essere solo uno strumento ed è tornata ad essere ciò che è sempre stata: voce, rifugio, identità.

Un viaggio tra le corde della storia e del presente
Non un semplice evento, ma un’esperienza immersiva. Concerti, incontri, workshop, masterclass ed exhibition hanno trasformato il CPM in un grande laboratorio emotivo, dove artisti affermati, giovani talenti e appassionati si sono incontrati senza barriere. Sul palco e nelle aule nomi che hanno scritto pagine importanti della musica mondiale e italiana: David Rhodes, storico collaboratore di Peter Gabriel, Frank Gambale, tra i più innovativi chitarristi jazz-fusion, e Tim Sparks, raffinato interprete della chitarra acustica.
Accanto a loro, protagonisti della scena italiana come Luca Colombo, Eleonora Strino, Claudio Bazzari e lo stesso Franco Mussida.
Quando una chitarra racconta la storia
Ci sono strumenti che non sono solo legno e corde, ma memoria viva. Durante i Guitar Days c’erano chitarre appartenute o suonate da leggende come Jimi Hendrix, Eric Clapton, Angus Young, Freddie King e John Frusciante.
Strumenti che hanno attraversato epoche, generi, rivoluzioni musicali. Strumenti che, in quei giorni, sono tornati a parlare. E accanto a queste icone, anche pezzi di storia italiana: le chitarre di Franco Mussida, tra cui quelle utilizzate nei concerti con Fabrizio De André.
Franco Mussida: la musica come linguaggio dell’anima
Se i Guitar Days hanno un cuore, quel cuore è Franco Mussida.
Musicista, compositore, artista e soprattutto ricercatore del potere umano della musica, Mussida non ha mai considerato il suono come semplice intrattenimento, ma come uno strumento capace di trasformare le persone.
Fondatore della Premiata Forneria Marconi e autore di brani iconici come Impressioni di Settembre, ha costruito un percorso unico che unisce arte, educazione e impegno sociale.
Dal 1984, con il CPM, forma generazioni di musicisti. Ma il suo lavoro va oltre: carceri, comunità, contesti di fragilità.
Con progetti come CO2 “Controllare l’odio” ha portato la musica dove spesso non arriva nulla, trasformandola in cura, ascolto, possibilità.
La sua idea è semplice quanto rivoluzionaria: la musica non si limita a essere ascoltata, la musica agisce. E le sue parole lo raccontano meglio di qualsiasi definizione: “Prendere una chitarra è come avere in mano uno specchio… a volte è un urlo, a volte una carezza.”
Un evento che unisce generazioni e visioni
I Guitar Days non sono solo celebrazione, ma incontro. Liutai, professionisti del settore, studenti e artisti dialogano in uno spazio aperto, dove la musica diventa linguaggio comune. Protagonista anche l’arte visiva, con opere dedicate al Codice Musicale di Mussida, già esposte in luoghi simbolo come la Triennale di Milano.
Perché la musica, qui, non si limita a essere suonata: si osserva, si studia, si vive.
5 domande per Franco Mussida
A chiudere questo viaggio, cinque domande per entrare ancora più in profondità nella visione di uno dei protagonisti assoluti della musica italiana.
1. I Guitar Days sono più di un evento: cosa rappresentano davvero per lei?
Rappresentano un’opportunità unica per tanti ragazzi di farsi un’idea della magia che crea questo straordinario ed eclettico strumento. Di ascoltare 16 maestri, alcuni leggendari. Di sentire suoni e identità artistiche da confrontare con la propria, ma anche di stringere relazioni. Lo spirito di Guitar Days si racchiude in quattro parole: Gratuità, Suono, Relazione e Meraviglia. È un evento celebrativo della chitarra e dei 40 anni del CPM (ora parte dell’AFAM), Scuola che, fin dalle sue origini, ha lavorato con me per portare la chitarra nelle case degli italiani grazie al primo video corso di chitarra mai pubblicato, edito da Fabbri (1996) e l’Enciclopedia didattica della chitarra a partire dagli anni 2000.
2. Lei parla spesso della musica come “specchio dell’anima”: cosa può insegnarci oggi?
La musica può insegnarci tantissime cose. Come spesso dico la chitarra è una compagna di vita, il megafono del nostro umore. una fidata dama di compagnia, una confidente a cui raccontarsi, un’educatrice del sentire. Svolge la funzione di un pianoforte, ma pesa mediamente solo un paio di chili e la si porta in spalla. È uno strumento “uno a uno”. L’armonia che regala fa vibrare il Cuore come pochi altri strumenti. Quando la si suona non si ascoltano soltanto suoni, melodie e accordi, ma si comprende meglio la propria natura emotiva.
3. Quanto è importante oggi trasmettere questo valore ai giovani musicisti?
Fondamentale. Suonare significa generare energia emotiva che in parte viene donata ad altri, in parte ritorna a noi stessi e ci fa crescere. La Musica ci rende più sensitivi, ci fa diventare esseri sociali, e, come ho già detto più volte: la Musica è un superpotere. “Il codice musicale”, che ho descritto nel libro Il Pianeta della Musica, è un codice che esalta tutte le disposizioni ordinarie e straordinarie della persona, nessuna esclusa. Esalta direttamente tutta la sfera emotiva. Proietta all’esterno quelle che sono pure intenzioni emotive con una forza inaudita.
4. Il suo lavoro nelle carceri ha cambiato il suo modo di vedere la musica?
Certo. In quasi quarant’anni di frequentazione di quei luoghi ho avuto la riprova che la Musica è uno spettacolo, ma non è nata solo per fare spettacolo.
5. Se dovesse descrivere la chitarra con una sola immagine?
Un ponte di legno con 6 corde che unisce ciò che di emotivo vive in noi, e ciò che di emotivo vive nella gente.







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