Workday presenta l’Innovation Lab a Milano e trasforma in valore di business il tempo risparmiato dall’AI

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Meno adozione, più impatto: dal prodotto strategico all’employee experience. La nuova frontiera dell’intelligenza artificiale secondo Workday

— a cura di Paolo Brambilla e Serena Magrì

L’intelligenza artificiale non vale per quanto è nuova, ma per quanto tempo restituisce alle persone e alle organizzazioni. È questa la visione che emerge con chiarezza dall’apertura dell’Innovation Lab di Workday a Milano, uno spazio pensato per aiutare imprese e leader aziendali a trasformare l’adozione dell’AI da sperimentazione tecnologica a leva strategica di business.

Il laboratorio milanese nasce come luogo di confronto e co-creazione tra aziende e specialisti della piattaforma Workday, dove CFO, CHRO e leader di funzione possono ripensare processi Finance e HR alla luce dell’intelligenza artificiale e degli AI Agent, valutandone l’impatto concreto su produttività, qualità delle decisioni e sviluppo delle competenze.

Integrato nel nuovo ufficio italiano dell’azienda, il Lab posiziona l’Italia tra i mercati europei che non si limitano a recepire l’innovazione globale, ma la reinterpretano in funzione delle proprie priorità: competitività industriale, valorizzazione del talento e sostenibilità del lavoro.

Oltre la produttività: cosa emerge dalla ricerca globale sull’AI

In occasione dell’inaugurazione è stata presentata la ricerca “Beyond Productivity: Measuring the Real Value of AI”, realizzata da Workday con Hanover Research su oltre 3.200 lavoratori in Nord America, EMEA e Asia-Pacifico.

I risultati mostrano una dinamica interessante: se da un lato l’intelligenza artificiale genera un significativo risparmio di tempo, dall’altro una quota rilevante di questo beneficio viene ancora assorbita da attività di rielaborazione.

A livello globale, circa il 40% del tempo risparmiato grazie all’AI viene utilizzato per correggere, riscrivere o verificare output di qualità insufficiente. Solo il 14% dei dipendenti dichiara di ottenere benefici netti e costanti senza necessità di revisione.

Il quadro italiano appare leggermente diverso. Quattro lavoratori su dieci affermano di recuperare fino a un giorno di lavoro alla settimana grazie all’AI, ma un dipendente su due dedica ancora tra una e due ore settimanali alla revisione di risultati generati dalla tecnologia.

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Il messaggio per i leader aziendali è chiaro: l’AI da sola non è sufficiente. Senza un ripensamento intenzionale di ruoli, processi e competenze, il rischio è trasformare la promessa di efficienza in un nuovo livello di complessità organizzativa.

Il tempo liberato dall’automazione diventa quindi una variabile strategica. Può essere riassorbito in attività operative o reinvestito in analisi, innovazione, relazione con i clienti e sviluppo del capitale umano.

L’Italia: meno uso quotidiano, ma maggior valore quando l’AI è utilizzata

I dati presentati durante l’evento suggeriscono che l’Italia non sia necessariamente in ritardo nell’adozione dell’intelligenza artificiale, ma piuttosto più selettiva nell’implementazione.

L’utilizzo quotidiano dell’AI nelle organizzazioni italiane risulta inferiore rispetto alla media globale, ma tra chi la utilizza emergono livelli più elevati di produttività e minori tempi di rielaborazione.

Anche sul fronte delle competenze il quadro appare relativamente positivo. Il divario tra la percezione dei manager e quella dei dipendenti in merito alla preparazione sull’AI è più contenuto rispetto alla media internazionale, e una quota più ampia di lavoratori italiani dichiara di avere accesso a percorsi di formazione.

Questo suggerisce che l’investimento in upskilling e reskilling rimane la vera leva di valore: quando le aziende accompagnano l’introduzione dell’AI con programmi di formazione strutturati, la tecnologia smette di essere percepita come una “scatola nera” e diventa uno strumento di lavoro condiviso.

Dal recruiting alla pianificazione: quando l’AI migliora davvero i processi

Uno degli aspetti più concreti mostrati all’interno dell’Innovation Lab riguarda l’applicazione dell’AI nei processi operativi della vita aziendale.

L’ecosistema Workday consente, ad esempio, di trasformare l’onboarding dei nuovi dipendenti grazie a strumenti di supporto basati su AI – come i cosiddetti buddy digitali – che accompagnano i nuovi assunti nel comprendere attività, policy aziendali, competenze da sviluppare e persone chiave con cui interagire.

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Allo stesso tempo, la gestione integrata di presenze, ferie, attività e pianificazione delle risorse permette ai manager di avere una visione unificata sulle capacità dei team, sui carichi di lavoro e sui fabbisogni di competenze.

In questo contesto l’intelligenza artificiale non rappresenta solo un motore di automazione, ma diventa il tessuto connettivo dei processi aziendali, rendendo più fluido il ciclo di vita del dipendente: dall’ingresso in azienda alla piena espressione del proprio potenziale professionale.

Un laboratorio per i C-level

L’Innovation Lab di Milano è stato progettato soprattutto come ambiente di lavoro per il top management che intende passare dall’AI come sperimentazione tattica a strumento di trasformazione del modello operativo.

All’interno del Lab, i team aziendali possono prototipare insieme agli specialisti Workday l’utilizzo degli AI Agent nei processi Finance e HR, dal recruiting alla mobilità interna, dalla pianificazione finanziaria alla gestione delle competenze.

La piattaforma Workday offre la base tecnologica e dati integrata necessaria per rendere questi agenti componenti affidabili del sistema operativo dell’impresa. In questa architettura, l’Agent System of Record (ASOR) diventa il centro di coordinamento di una forza lavoro ibrida, in cui il lavoro digitale non sostituisce le persone ma ne amplifica la capacità di concentrarsi su attività ad alto valore: giudizio, creatività e relazioni.

Workday: una piattaforma globale per Finance e HR nell’era dell’AI

L’iniziativa milanese si inserisce in un ecosistema già consolidato. Workday conta oggi oltre 11.500 clienti nel mondo, di cui più di 2.350 in Europa, e una comunità globale di circa 75 milioni di utenti.

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Nel 2026 l’azienda ha registrato ricavi per circa 9,5 miliardi di dollari, con una crescita del 13,1% su base annua, confermandosi tra i principali player nelle piattaforme AI dedicate a Finance, HR e pianificazione aziendale.

In Italia, dove Workday è presente dal 2018, la piattaforma è utilizzata da organizzazioni come Brunello Cucinelli, Cerved, Dedalus, Davines, Fedrigoni, Iliad, Illimity Bank, Kiko, Leonardo, Prometeia e Venchi, rendendo così il Paese un mercato strategico nella regione EMEA.

“People First, Always”: l’AI come leva per il potenziale umano

Il filo conduttore dell’inaugurazione dell’Innovation Lab è stato riassunto nella filosofia “People First. Always.”

Fabrizio Rotondi, Country Manager Italia di Workday, ha sottolineato come l’obiettivo non sia semplicemente portare più AI nelle imprese, ma aiutare le organizzazioni a utilizzarla per costruire modelli di gestione più intelligenti, collaborativi e sostenibili nel tempo.

Federico Massarotto Mason, Senior Enterprise Architect, ha illustrato diversi casi d’uso in cui gli AI Agent operano “dietro le quinte”, riducendo il rework e rendendo più fluido ogni passaggio critico della vita aziendale, dall’onboarding alla pianificazione.

Infine, l’intervento del giornalista e autore Filippo Poletti ha riportato l’attenzione su competenze, narrazione e responsabilità: in un contesto in cui l’intelligenza artificiale entra sempre più nelle routine operative, il vero vantaggio competitivo resta la capacità umana di interpretare il cambiamento e guidarlo.

In questa prospettiva, l’Innovation Lab di Milano rappresenta qualcosa di più di un hub tecnologico. È un luogo dove l’AI viene riletta come strumento di valore organizzativo. Perché ogni ora restituita dalla tecnologia non è un fine in sé, ma una risorsa da reinvestire in ciò che nessun algoritmo può sostituire: visione strategica, relazioni e talento delle persone.

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