Datamoney.ch presenta alla Camera il report sull’AI agentica italiana

La notizia in sintesi
- Datamoney.ch ha presentato alla Camera dei Deputati il programma di sviluppo e il report sull’intelligenza artificiale agentica italiana.
- La società svizzera realizza sistemi agentici su infrastrutture private, con dati aziendali e supervisione umana.
- Il report ha esaminato i documenti pubblici di 77 realtà italiane e approfondito gli obblighi dell’AI Act.
- La pubblicazione gratuita comprende un vocabolario, una lista di controllo e cinque domande da rivolgere ai fornitori.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
Datamoney.ch ha presentato il proprio programma di sviluppo e il report «Stati Generali della AI agentica italiana – Ver. 1.0» alla Camera dei Deputati. L’incontro si è svolto venerdì 9 ottobre 2026, dalle 12.00 alle 13.00, nella Sala Stampa. La società svizzera, con sede a Lugano, realizza agenti di intelligenza artificiale per le imprese.
Il report è stato realizzato con Swiss Blockchain & AI Consortium. Alla presentazione alla stampa italiana sono intervenuti Paolo Brambilla, Consigliere dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia e Of Counsel del Board di Datamoney, e Michele Ficara Manganelli, Direttore Esecutivo di Datamoney.ch.

I sistemi sviluppati e il posizionamento sul mercato
L’attività di Datamoney.ch riguarda lo sviluppo di agenti destinati ai processi aziendali ripetitivi e complessi, per consentire alle persone di concentrarsi sulle mansioni per cui sono state assunte. La distinzione proposta rispetto ai chatbot riguarda il funzionamento: mentre un chatbot produce un testo in risposta a una richiesta, un agente parte da un obiettivo, individua la sequenza delle operazioni, le esegue e restituisce il risultato. Direzione e controllo restano affidati a una persona.
I sistemi utilizzano infrastrutture private collocate nel perimetro del cliente, mantenendo i dati all’interno dell’azienda.
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Sono già operativi sei sistemi: la redazione agentica, in funzione su testate online italiane tra cui assodigitale.it e lamiafinanza.it; la monetizzazione del traffico dei siti; la comunicazione e la generazione di contatti; il trading algoritmico, fornito come tecnologia a istituti già autorizzati; la formazione riservata al vertice aziendale; le campagne pubblicitarie in regia agentica.
Datamoney.ch si propone sul mercato come società svizzera dedicata al potenziamento delle imprese attraverso l’AI agentica, sotto il patrocinio dello Swiss Blockchain Consortium. Il 3 agosto 2026, il giorno dopo l’entrata in funzione dell’AI Act, ha pubblicato il report con una guida operativa alla normativa. La società colloca la pubblicazione tra le prime iniziative europee di questo tipo: il documento gratuito conta 48 pagine e ha superato i 5.000 download.
Con «Ci risentiamo a settembre» la società ha realizzato quella che indica come la prima campagna pubblicitaria italiana dichiaratamente agentica. L’iniziativa ha prodotto 43 creatività distribuite su undici piattaforme social, senza spese per pubblicità a pagamento. L’obiettivo dichiarato è rafforzare le capacità delle persone, non sostituirle.
AI Act: obblighi, responsabilità e documentazione
Il capitolo 10 del report affronta gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50 del Regolamento (UE) 2024/1689, come modificato dal Regolamento (UE) 2026/1744, indicandone l’applicazione dal 2 agosto 2026. La trattazione distingue i soggetti destinatari delle disposizioni e gli adempimenti da documentare.
Secondo la ricostruzione proposta, la trasparenza dei sistemi che interagiscono con le persone è un obbligo del fornitore: attribuirlo all’organizzazione che li utilizza viene indicato come l’errore più frequente. Il capitolo riporta inoltre i massimali delle sanzioni e i documenti minimi da conservare. Tra questi compare la delibera interna che assegna le responsabilità, segnalata come la voce più spesso assente.
La parte conclusiva della pubblicazione comprende una lista di controllo e una pagina staccabile con cinque domande da rivolgere al fornitore prima di sottoscrivere un contratto.
L’analisi dei documenti di 77 realtà italiane
Il report ricostruisce ciò che le organizzazioni italiane dichiarano, nei propri atti pubblici, sull’intelligenza artificiale utilizzata. L’esame ha coinvolto 77 realtà: società quotate e non quotate, gruppi industriali, amministrazioni pubbliche e centrali di committenza. Le fonti sono documenti pubblicati e sottoscritti dalle organizzazioni stesse, fra cui bilanci, piani industriali, comunicati ufficiali e bandi di gara.
Sedici documenti sono stati letti integralmente. Su questi è stato effettuato un doppio conteggio delle espressioni «intelligenza artificiale» e «agentico», verificando il contesto di ciascuna occorrenza. Ogni affermazione del report rimanda a un documento identificato attraverso data e fonte: l’oggetto dell’indagine è quanto dichiarato negli atti esaminati.
Il vocabolario e il metodo di lavoro
Per distinguere gli usi della parola «agente», il report propone cinque voci: dal chatbot a regole, vincolato a un percorso prestabilito, fino all’agente autonomo capace di pianificare ed eseguire. La soglia tra il terzo e il quarto livello identifica il passaggio dal suggerimento all’azione su altri sistemi.
Il lavoro ha seguito la metodologia Datamoney: gli agenti raccolgono e confrontano informazioni provenienti da fonti istituzionali, documenti ufficiali e banche dati. I contenuti vengono verificati per coerenza, attendibilità e pertinenza; la pubblicazione avviene dopo la supervisione umana finale. L’AI sostiene quindi la ricerca e l’analisi, mentre il giudizio professionale resta umano.
Paolo Brambilla, Consigliere dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia e Of Counsel del Board di Datamoney, ha dichiarato: «Il giornalismo non teme l’intelligenza artificiale: teme di non saperla governare».
«Questo report dimostra che si può usarla per leggere decine di documenti ufficiali senza rinunciare a ciò che ci rende giornalisti: la verifica delle fonti e la responsabilità di ciò che si firma.»
Ha aggiunto Michele Ficara Manganelli, Direttore Esecutivo di Datamoney.ch: «Il primo passo per mettersi in regola non è giuridico: è sapere che cosa si ha in casa».
«E quando un’azienda fa davvero questo inventario, si accorge quasi sempre di due cose: che i suoi dati più delicati viaggiano su server di altri, e che paga ogni singola parola elaborata dall’intelligenza artificiale. Riportare l’intelligenza artificiale dentro la propria sede è la conseguenza naturale di quella presa di coscienza: i dati restano in azienda, i costi diventano prevedibili e il controllo che l’AI Act chiede diventa possibile.»
Il report Stati Generali della AI agentica italiana è disponibile gratuitamente in PDF.
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