Manovra 2027, pensione a 64 anni per tutti e tredicesima detassata ai pensionati: cosa chiedono i partiti e cosa può cambiare
La settimana che porta alla legge di Bilancio 2027 si apre con il pressing dei partiti di maggioranza sulle pensioni. Nel fine settimana la Lega, con il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, ha rilanciato l’uscita a 64 anni aperta a tutti i lavoratori, mentre Forza Italia, per voce del vicepremier Antonio Tajani, ha chiesto di alleggerire le tasse sulla tredicesima dei dipendenti con stipendi bassi e dei pensionati. Oggi il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è atteso in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, mentre i margini di spesa restano molto stretti.

Uscita a 64 anni, la proposta della Lega
In un’intervista a Quotidiano Nazionale pubblicata l’11 ottobre, Durigon ha detto di credere che la possibilità di andare in pensione a 64 anni “possa dare una risposta importante” e ha spiegato che il governo sta costruendo con Giorgetti un percorso di maggiore flessibilità in uscita. Oggi quel canale è riservato a chi ha cominciato a versare dal 1996 in poi, cioè ai contributivi puri. L’idea è aprirlo anche a chi ha anzianità più vecchie, in cambio del ricalcolo dell’intero assegno con il metodo contributivo, che di norma porta a un importo più basso rispetto al calcolo misto.
Secondo le stime citate dal sottosegretario, nel primo anno i pensionamenti aggiuntivi potrebbero essere circa 87mila, anche se si tratterebbe di una scelta individuale. Requisiti contributivi e soglia minima dell’assegno non sono ancora stati fissati. Nelle settimane scorse abbiamo spiegato come funzionerebbe l’uscita a 64 anni con 25 anni di versamenti e quanto si rischia di perdere.
Tredicesima più leggera anche per chi è in pensione
Tajani ha indicato tra le priorità di Forza Italia la detassazione delle tredicesime per i lavoratori con redditi bassi e per i pensionati, insieme a una no tax area per i giovani fino a 35 anni. L’estensione a chi riceve la pensione è il dato nuovo: le versioni circolate finora riguardavano i soli dipendenti, e nei giorni scorsi la misura sulla mensilità di dicembre sembrava aver perso terreno nelle priorità del viceministro Maurizio Leo. Platea, soglie di reddito e costo della proposta non sono ancora stati indicati.
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Per i più giovani la Lega spinge invece un’aliquota del 5% per cinque anni sugli aumenti di stipendio, ipotesi che secondo l’ANSA Giorgetti valuta con attenzione.
Il nodo della rivalutazione
Nei giorni scorsi alcuni quotidiani avevano ipotizzato una stretta sull’adeguamento all’inflazione degli assegni più alti, ma secondo l’ANSA l’idea non trova riscontro concreto nella maggioranza. Il peso della perequazione resta però evidente nei conti: la spesa pensionistica vale 366,54 miliardi, oltre il 15% del Pil, e nel 2027 crescerà di più di 14,7 miliardi a legislazione vigente, cioè senza alcun nuovo intervento. Il dato che servirà a fissare gli aumenti di gennaio arriverà dall’Istat il 16 ottobre con l’inflazione definitiva di settembre.
Le risorse e i prossimi passaggi
Ogni proposta richiede coperture. Lo scostamento da 28,8 miliardi che il Parlamento è chiamato ad autorizzare è legato alla clausola di salvaguardia europea e serve a energia e difesa, quindi non libera fondi per previdenza o fisco. Il governo conta anche su un contributo volontario di banche e assicurazioni, che Matteo Salvini quantifica in almeno 5 miliardi. Le prime risposte arriveranno con il Documento programmatico di bilancio, da inviare alla Commissione europea entro il 15 ottobre.
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