Disordini a Milano: hanno rubato ciò che il feed gli aveva promesso. Non è politica, è l’economia della povertà Baby

-

Due giorni di saccheggi in centro, un corteo contro il caro-vita usato come pretesto, centinaia di ragazzini con il volto coperto. Nessuna bandiera, nessuna rivendicazione: solo vetrine, scarpe e alcolici. Il vero mandante non era in piazza. Era nel telefono.

Smettiamola di cercare un’ideologia dietro i disordini di Milano del 17 e 18 ottobre. Non c’era. C’era una generazione a cui per anni è stato mostrato, trenta volte al giorno, un tenore di vita che non potrà mai permettersi, e che ha deciso di prenderselo con le mani. Hanno rubato scarpe da ginnastica, giacche, alcolici, attrezzatura sportiva: esattamente il catalogo che scorre sul telefono da quando avevano dieci anni. Questa non è una rivolta politica. È la prima rivolta sociale generata da un algoritmo. È il primo bilancio consolidato dell’economia della povertà.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Minorenni e abiti griffati: il dettaglio che spiega tutto

Di tutta la cronaca di questo fine settimana tengo due particolari soltanto. Il primo: la metà dei ragazzi fermati sabato, secondo Il Giorno, non aveva diciotto anni. Il secondo: il senatore Claudio Borghi, che dice di aver filmato i devastatori in via Torino, descrive il «devastatore medio» con due parole, «Moncler, abiti firmati». Nella foto più diffusa dell’assalto al supermercato di via Torino, il ragazzo che colpisce la vetrina porta un cappellino con il logo di una maison del lusso.

Non è un particolare di colore. È l’intera spiegazione. Chi sfonda una vetrina vestito di marca non sta chiedendo pane: sta riscuotendo un credito che crede di avere.

Non perdere le notizie che contano

Le notizie piu' importanti di finanza, economia e mercati, dritte nella tua inbox.

Offerte imperdibili dai partner di lamiafinanza

L’economia della povertà: un modello di business, non una metafora

Esiste un modello economico, nato negli ultimi quindici anni, che non ha ancora un nome ufficiale. Io lo chiamo economia della povertà: un sistema che arricchisce le nuove elite finanziarie non vendendo qualcosa ai poveri, ma tenendoli poveri e facendoli desiderare quello che vedranno solo nei feed dei social di cui sono dipendenti.

Il suo conto economico si legge in tre righe.

Prima riga: il canone al posto del patrimonio. La musica è in abbonamento, il film è in abbonamento, il telefono è a rate, l’auto è a noleggio a lungo termine, il monopattino si sblocca a minuti, persino i vestiti si affittano. Ogni mese si paga, e alla fine del mese non si possiede nulla. Un ragazzo di oggi arriva a vent’anni con un elenco di addebiti ricorrenti e zero attivi. Per chi incassa è il modello perfetto: ricavi prevedibili, clienti vincolati, nessun bene che prima o poi smetta di generare margine. Per chi paga è un affitto perpetuo sulla propria vita, e una generazione intera è stata educata a chiamarlo libertà.

Seconda riga: il credito al consumo cucito dentro il desiderio. «Compra ora, paga in tre rate senza interessi» non è più un servizio bancario, è un bottone sotto ogni scarpa. Il tempo tra il volere e l’avere è stato azzerato, e con lui l’attesa, che era l’unica scuola di misura che il denaro offrisse a chi ne ha poco. Quando la terza rata non si può pagare, lo schermo ha già insegnato l’alternativa: prendere subito.

Terza riga: l’invidia come materia prima. L’algoritmo che decide cosa si vede non è neutro: seleziona ciò che trattiene sullo schermo, e niente trattiene come il confronto con chi ha di più. Ville, orologi, scarpe in edizione limitata, coetanei che «ce l’hanno fatta» vendendo corsi su come farcela. Una qualità di vita che per la gran parte di chi guarda non esiste e non esisterà mai, mostrata con la frequenza del respiro. Il profitto nasce esattamente dal divario tra ciò che si vede e ciò che ci si può permettere: più largo è il divario, più lungo è il tempo passato a guardare.

L’economia della povertà esiste da millenni, oggi ha solo reinventato la filosofia alla base della piu tragica rivoluzione economica del secolo: Seneca lo scriveva a Lucilio già duemila anni fa: non è povero chi ha poco, ma chi desidera di più. L’economia della povertà ha industrializzato questa frase e ha chiamato il risultato «engagement».

Il costo per chi sta dall’altra parte della vetrina

Questa economia ha un conto, e questo sabato e domenica lo ha pagato chi ha una saracinesca in centro. Una prima stima, riportata da più testate, parla di oltre mezzo milione di euro di danni a negozi e locali solo per la giornata di sabato. Sono vetrine, merce, dehors, giornate di chiusura, franchigie assicurative, e per i piccoli esercizi un premio che l’anno prossimo salirà. È denaro vero sottratto a chi lavora, non ai colossi che incassano i canoni.

Ed è qui che la distinzione tra rivolta politica e rivolta sociale diventa una distinzione economica. La rivolta politica vuole cambiare le regole. Quella di Milano voleva solo saltare la fila: non ha chiesto nulla, non ha un portavoce, non ha un domani. È la pura conseguenza di un condizionamento quotidiano, e per questo è più pericolosa di un corteo: non si negozia con chi non chiede niente.

Pasolini, nel 1974, osservava che nessun potere autoritario era riuscito a plasmare gli italiani quanto il consumo di massa. Scriveva di televisione e supermercati. Non aveva ancora visto un feed con un bottone di pagamento a rate.

Ricchezza, povertà e la barriera morale che non c’era

Qualcuno dirà: sono delinquenti, punto. Certo che hanno commesso reati, e la legge farà il suo corso. Ma fermarsi a «delinquenti» è comodo, perché permette di non guardare la fabbrica digitale da cui escono.

Un ragazzo che sfonda una vetrina per un paio di scarpe non protesta: riscuote. Gli è stato ripetuto per anni che quelle scarpe sono la normalità, che chi non le ha è un fallito, che la felicità è a un clic e a tre rate. Quando scopre che il clic non funziona per lui, la barriera morale non regge, perché nessuno gliel’ha mai costruita: le uniche regole che ha imparato sono quelle della piattaforma, e la piattaforma premia chi prende.

Non so se questo meccanismo sia stato progettato o sia solo un effetto collaterale di un modello che ottimizza il tempo sullo schermo. Ma per chi sabato ha visto la propria vetrina in pezzi la differenza conta poco. Un sistema che rende ricchi sfruttando il desiderio inappagato degli altri ha un solo prodotto finale, e domenica lo abbiamo visto in via Torino.

Il valore di una persona non sta nel marchio che porta, ma in ciò che sa fare con le proprie mani e in ciò che riesce a costruire nel tempo, un pezzo alla volta, come si lavora una pietra grezza. Il possesso guadagnato è una scuola di responsabilità; il canone perpetuo è una scuola di impazienza. A questi ragazzi la prima è stata negata, e al suo posto hanno ricevuto un catalogo. Chi gli ha insegnato il contrario è il primo responsabile di ciò che è successo.

Più agenti servono a contenere, non a guarire. Abbiamo costruito un’economia in cui un sedicenne non possiede nulla, vede tutto e può aspettare niente. Poi ci stupiamo se sfonda una vetrina. La domanda non è perché l’abbiano fatto a Milano questo fine settimana. La domanda è: quanti altri, stasera, stanno guardando lo stesso feed con lo stesso bottone «paga dopo»?

Le notizie più lette su LaMiaFinanza

#1
NEWS
Assegno unico Inps, quando arrivano i pagamenti a ottobre. L’importo varia da 58,3 a 203,8 euro
di Carolina Bergamaschi • 14 ott
#2
LMF PREVIDENZA
Manovra 2027, pensione a 64 anni per tutti e tredicesima detassata ai pensionati: cosa chiedono i partiti e cosa può cambiare
di Caterina Chiarelli • 12 ott
#3
LMF PREVIDENZA
Pensione anticipata, nuova circolare dell’Inps per l’anzianità contributiva. Cambiano i criteri
di Carolina Bergamaschi • 15 ott
#4
NEWS
UniCredit su Commerzbank: l’interesse italiano va oltre le banche
di Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it • 18 ott
#5
LAVORO E PROFESSIONI
Bonus assunzione donne al Sud: risparmio importante, oltre a deduzione fiscale, per “lavoratrici svantaggiate”
di Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it • 17 ott
Le altre notizie più lette
Datamoney✨ Classifica generata dalla Agentic AI (REDAZIONE AI) di Datamoney.ch
Michele Ficara Manganelli ✿∴♛🌿🇨🇭 Avatar

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

Areas of Expertise: Digital Marketing, SEO, Content Strategy, Crypto, Blockchain, Fintech, Finance, Web3, Metaverse, Digital Content, Journalism, Branded Content, Digital Transformation, AI Strategy, Digital Publishing, DeFi, Tokenomics, Growth Hacking, Online Reputation Management, Emerging Tech Trends, Business Development, Media Relations, Editorial Management.
Category: news |
Avatar for Michele Ficara Manganelli ✿∴♛🌿🇨🇭

Author:

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto