L’AfD diventa il primo partito nel Meclemburgo, ma Schwesig può restare al governo

L’estrema destra sfiora il 38% e raddoppia i consensi. La SPD limita le perdite grazie alla rimonta della governatrice, mentre la CDU registra un risultato storico negativo. La stampa tedesca si interroga sulla crisi del centro politico e sull’efficacia del “muro” contro l’AfD
L’Alternative für Deutschland conquista per la prima volta il primato alle elezioni regionali del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, uno dei sedici Stati federati della Germania, ma potrebbe non riuscire a trasformarlo nella guida del governo locale. Secondo le proiezioni diffuse nella serata del 20 settembre, l’AfD di Leif-Erik Holm si attesta intorno al 37,9%, davanti alla SPD della governatrice uscente Manuela Schwesig, indicata al 35,7%. I dati restano provvisori e possono subire variazioni con il completamento dello scrutinio.
Il risultato conferma il radicamento dell’AfD nella Germania orientale. Rispetto alle elezioni del 2021, quando aveva ottenuto il 16,7%, il partito ha più che raddoppiato i consensi. Dopo l’affermazione in Sassonia-Anhalt, un altro Land dell’Est assegna dunque all’AfD il ruolo di prima forza politica.
Il successo elettorale, tuttavia, non corrisponde automaticamente a un incarico di governo. Tutti gli altri principali partiti hanno escluso alleanze con l’AfD. La CDU regionale ha ribadito di non voler formare coalizioni né con l’estrema destra né con Die Linke. Schwesig potrebbe quindi conservare la presidenza attraverso un’intesa fra le forze che si definiscono democratiche, sempre che la distribuzione definitiva dei seggi consenta una maggioranza stabile.
Schwesig perde il primato ma salva la SPD
Per la SPD il secondo posto rappresenta una sconfitta simbolica: dopo 28 anni non è più il primo partito del Land. Il 35-36% costituisce però anche il risultato di una rimonta notevole. Solo pochi mesi prima, alcuni sondaggi collocavano i socialdemocratici intorno al 20%, molto distanti dall’AfD.
«Sarà una lunga notte», ha dichiarato Schwesig ai sostenitori riuniti nell’orangerie del castello di Schwerin. Commentando il grafico elettorale dominato dal colore dell’AfD, la governatrice ha aggiunto: «Fa male vedere quella grande barra blu».
La campagna della SPD è stata fortemente personalizzata intorno alla popolarità della presidente uscente e alla scelta fra continuità istituzionale e governo dell’AfD. Le analisi demoscopiche ricordate dalla stampa tedesca indicano che circa il 68% degli intervistati giudica positivamente il suo operato e il 61% preferirebbe vederla ancora alla guida del Land. È quindi Schwesig, più del marchio nazionale della SPD, ad avere contenuto l’avanzata della destra.
Sul fronte opposto, il copresidente dell’AfD Tino Chrupalla ha definito il risultato «eccezionale» e annunciato che il partito cercherà di assumere la responsabilità di governo. Holm ha parlato di un vero «mandato a governare». È però un’interpretazione politica, non una conseguenza costituzionale del primo posto: per eleggere il presidente del Land serve una maggioranza parlamentare.
Il crollo della CDU e il problema Merz
Il dato più traumatico riguarda la CDU, ridotta a circa il 5-6% e vicinissima alla soglia necessaria per entrare nel Landtag. Nel 2021 aveva raggiunto il 13,3%. Si tratta del peggior risultato regionale della storia postbellica del partito e di un colpo diretto al cancelliere Friedrich Merz, che ha definito l’esito un «disastro», pur confermando l’intenzione di proseguire con il programma di riforme economiche, fiscali e previdenziali.
La debolezza della CDU ha favorito la trasformazione del voto in un duello fra Schwesig e l’AfD. Ha però anche ristretto lo spazio del centro moderato, lasciando alla SPD la funzione di principale argine elettorale all’estrema destra.
Le letture dei quotidiani tedeschi
Die Zeit interpreta il voto come la dimostrazione dei limiti della strategia di Schwesig, riassunta nello slogan implicito “io o l’AfD”. La personalizzazione ha consentito alla SPD di recuperare decine di punti, ma non ha impedito all’AfD di arrivare prima. Per il settimanale, il risultato rivela soprattutto la crisi della tradizionale area centrista: gli elettori contrari all’estrema destra si sono concentrati sulla candidata più competitiva, mentre CDU e partiti minori sono stati compressi.
Il Süddeutsche Zeitung sottolinea il paradosso della consultazione: Schwesig ha resistito all’ondata dell’AfD, ma la sua strategia ha avuto un costo elevato per il resto del sistema politico. La lezione indicata dal quotidiano di Monaco è che i continui “voti di ammonimento” non sono più episodici: una quota crescente dell’elettorato orientale considera ormai l’AfD una scelta stabile, non una protesta temporanea.
La taz, da sinistra, definisce quello della SPD un “risultato da sogno” se confrontato con i sondaggi dei mesi precedenti, ma osserva che “arrivare di poco secondi significa comunque arrivare secondi”. Secondo il giornale, Schwesig ha salvato il proprio ruolo politico, senza però fermare l’affermazione storica dell’AfD. La debolezza delle altre forze democratiche potrebbe inoltre rendere più difficile costruire una maggioranza coerente.
Die Welt insiste invece sul carattere personale della rimonta socialdemocratica. L’elezione sarebbe stata determinata più dalla fiducia in Schwesig e dalla sua distanza dal governo federale che dalla forza della SPD nazionale. Il quotidiano evidenzia anche un dato politicamente decisivo: nonostante il primato dell’AfD, la maggioranza degli elettori continuerebbe a preferire un governo guidato dalla SPD e a respingere la partecipazione dell’estrema destra.
Una vittoria senza potere?
Il Meclemburgo-Pomerania Anteriore consegna così due risultati apparentemente contraddittori. L’AfD ottiene una vittoria storica e consolida la propria trasformazione in grande partito popolare dell’Est; contemporaneamente, l’isolamento parlamentare potrebbe impedirle di governare.
La cosiddetta Brandmauer, il “muro tagliafuoco” con cui gli altri partiti escludono accordi con l’AfD, continua quindi a funzionare sul piano istituzionale, ma appare sempre meno efficace sul piano elettorale. Se quasi quattro elettori su dieci votano per una formazione tenuta fuori da ogni coalizione, la formazione del governo diventa più complessa e l’AfD può presentarsi come la vincitrice esclusa dal potere.
Per Schwesig la sfida sarà dimostrare che una nuova coalizione non nasce soltanto per bloccare l’avversario, ma possiede un programma credibile su economia, lavoro, energia, servizi pubblici e spopolamento. Diversamente, il contenimento dell’AfD ottenuto con questa rimonta potrebbe rivelarsi soltanto temporaneo.
Le notizie più lette su LaMiaFinanza












VIDEO INTERVISTE
Motori
REAL ESTATE
LMF crypto
LMF food
LMF private markets
LMF arte
Legal
LMF green