Lvmh, bene champagne e gioielli. Fashion in calo in Cina. Il colosso del lusso delude

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Il gruppo chiude il terzo trimestre con una crescita organica dell’1% a 18,5 miliardi di euro

In Asia, Giappone escluso, le vendite scendono del 5%, mentre Stati Uniti ed Europa accelerano

Fashion & Leather Goods in flessione del 2% a cambi costanti nei nove mesi.

Lvmh archivia i primi nove mesi del 2026 con ricavi pari a 57,1 miliardi di euro, in calo del 2% a cambi correnti e in crescita del 2% a cambi costanti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel terzo trimestre, il gruppo francese leader mondiale del lusso ha registrato un fatturato di 18,5 miliardi di euro, in aumento dell’1% su base organica, in linea con le attese degli analisti.

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I risultati confermano la capacità del conglomerato di contenere le pressioni di un contesto economico e geopolitico incerto, ma evidenziano anche il rallentamento della ripresa del settore, soprattutto in Cina. «Grazie alla diversificazione delle sue attività, Lvmh si è confermata molto solida in un contesto geopolitico ed economico incerto e ha mantenuto il proprio slancio innovativo», sottolinea il gruppo in una nota, precisando che nel trimestre la crescita organica ha risentito di un contesto meno dinamico in Cina, a fronte di un andamento positivo negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone.

Le indicazioni arrivano dopo che alcuni report degli analisti di Barclays avevano anticipato un possibile indebolimento dei risultati trimestrali dei principali gruppi del lusso, proprio alla luce delle difficoltà del mercato cinese. Le stime erano state riviste al ribasso anche in considerazione della stretta fiscale di Pechino sui contribuenti più facoltosi e delle ripercussioni della disputa tra Louis Vuitton e la catena cinese di tè Molly. In mattinata, il titolo Lvmh ha ceduto poco meno del 2%.

«Nel complesso, questi risultati confermano un rallentamento dello slancio della ripresa, già fragile, registrato all’inizio dell’anno. Ci aspettiamo una moderata pressione su Lvmh e sui titoli del settore del lusso in seguito a questi dati», ha commentato RBC Capital Markets.

Cina in frenata, tengono Stati Uniti ed Europa

La debolezza asiatica emerge con chiarezza dai dati geografici. Nel terzo trimestre, le vendite organiche in Asia, Giappone escluso, sono diminuite del 5%, invertendo la crescita del 4% registrata nel secondo trimestre. In Giappone, l’incremento si è ridotto al 6%, dal 14% dei tre mesi precedenti.

Più dinamico il quadro occidentale. Negli Stati Uniti i ricavi sono cresciuti del 5% a cambi costanti, appena un punto percentuale in meno rispetto al secondo trimestre, mentre in Europa l’aumento è stato del 4%, dopo la sostanziale stabilità del periodo precedente.

Nel corso della conference call sui risultati, la direttrice finanziaria Cécile Cabanis ha indicato una contrazione di circa il 15% della domanda da parte dei clienti cinesi. «Il flusso di notizie sulla Cina non è stato particolarmente positivo durante l’estate, e questo ha pesato molto sul clima di fiducia, creando un contesto cinese temporaneamente debole. A ciò si è aggiunta la situazione in Medio Oriente, che continua a rappresentare un fattore sfavorevole», ha spiegato la manager.

La priorità, in attesa di un miglioramento del quadro internazionale, resta il rafforzamento delle performance interne. «Speriamo che queste situazioni si attenuino, ma nel frattempo la priorità è il self-help per migliorare la performance, e su questo fronte stiamo vedendo progressi in tutti i nostri marchi», ha aggiunto Cabanis.

Fashion & Leather Goods, trimestre sotto le attese

È la divisione Fashion & Leather Goods a risentire maggiormente delle difficoltà. Nei primi nove mesi del 2026, il segmento ha generato ricavi per 26,3 miliardi di euro, in flessione del 4% a cambi correnti e del 2% a cambi costanti. Nel solo terzo trimestre, il fatturato si è attestato a 8,2 miliardi, con una contrazione organica del 5%, peggiore rispetto al calo del 3% previsto da Deutsche Bank e alla flessione del 2% indicata dal consensus.

Secondo Lvmh, la divisione ha continuato a beneficiare del dinamismo del mercato statunitense, ma è stata penalizzata dal rallentamento della domanda in Cina.

Louis Vuitton e Dior puntano sulla forza creativa

Louis Vuitton ha celebrato il 130° anniversario del Monogram rendendo omaggio alle proprie borse iconiche. Buoni riscontri sono arrivati anche dalle collezioni prêt-à-porter firmate da Nicolas Ghesquière per il womenswear e da Pharrell Williams per il menswear.

Il marchio si è tuttavia posizionato leggermente al di sotto della media della divisione, penalizzato da un’interruzione straordinaria delle attività logistiche e di trasporto legata a uno spedizioniere. Secondo quanto riportato da WWD, l’episodio avrebbe sottratto poco più di un punto percentuale alla crescita del terzo trimestre.

«Vuitton è stato per molto tempo il marchio più resiliente. Penso che il lavoro che stiamo facendo per garantire il giusto equilibrio tra elevazione da un lato e acquisizione di nuovi clienti dall’altro sia la strategia giusta», ha dichiarato Cabanis.

Segnali incoraggianti arrivano da Christian Dior, che ha beneficiato del «grande successo» delle creazioni di Jonathan Anderson, con una domanda particolarmente sostenuta per il prêt-à-porter e la pelletteria. Il marchio ha inoltre inaugurato nelle scorse settimane un nuovo flagship store House of Dior in via Montenapoleone, a Milano.

Secondo la direttrice finanziaria, la performance di Dior è rimasta stabile nel terzo trimestre, mentre dall’inizio dell’anno il marchio si mantiene in territorio positivo. Negli Stati Uniti, in particolare, la crescita è stata a doppia cifra, sostenuta dal crescente apprezzamento per le creazioni di Anderson.

«C’è un forte interesse per il prêt-à-porter donna. L’uomo è meno avanzato, quindi dobbiamo lavorare un po’ di più. Crediamo che Jonathan abbia una visione molto chiara di Dior e di dove voglia portare il marchio, e che stia costruendo in modo molto positivo e costante, trimestre dopo trimestre», ha aggiunto Cabanis.

Loro Piana, Celine e Fendi proseguono il percorso di sviluppo

Tra gli altri marchi della divisione, Loro Piana ha registrato un’«eccellente performance», presentando la nuova collezione ready-to-wear Solutions For e inaugurando a Ghemme, in Italia, un centro di eccellenza dedicato alla maglieria.

Da Celine, le collezioni firmate da Michael Rider hanno ottenuto riscontri molto positivi, mentre Fendi ha raccolto consensi con la nuova versione della borsa Baguette, rivisitata da Maria Grazia Chiuri. Loewe, sotto la direzione creativa di Jack McCollough e Lazaro Hernandez, e Givenchy, guidata da Sarah Burton, hanno proseguito il rinnovamento delle rispettive collezioni.

Buono anche l’andamento di Rimowa e Berluti. Il 1° settembre, infine, Marc Jacobs è stato ceduto a Whp Global.

Interpellata sulle strategie di alcuni concorrenti che hanno scelto di ridurre i prezzi di determinati prodotti, Cabanis ha escluso che la risposta debba necessariamente passare da interventi drastici o tattici. «Ciò che dobbiamo assolutamente continuare a fare è centrare il punto di equilibrio ideale tra desiderabilità da un lato e valore percepito dall’altro», ha affermato, indicando nella differenziazione del design e nella capacità di mantenere fresche le collezioni le leve per sostenere l’attrattività dei marchi.

Watches & Jewelry cresce dell’8% su base organica

Andamento decisamente più favorevole per Watches & Jewelry. Nei primi nove mesi dell’anno, il comparto ha realizzato ricavi per 7,7 miliardi di euro, in aumento del 4% a cambi correnti e dell’8% a cambi costanti. Nel terzo trimestre il fatturato ha raggiunto 2,5 miliardi, con una crescita organica del 6%: un risultato superiore alle attese di Deutsche Bank, ma inferiore al +9% indicato dal consensus generale.

A sostenere la divisione sono state soprattutto le performance del comparto gioielleria. Tiffany ha continuato a rafforzare le proprie linee iconiche e a rinnovare la rete di vendita, mentre Bulgari ha presentato Eclettica, nuova collezione di alta gioielleria e orologi di prestigio che ha generato ricavi record. Chaumet ha proseguito lo sviluppo della linea Bee de Chaumet.

Nel segmento orologiero, Tag Heuer ha beneficiato di un’elevata visibilità in occasione dei Gran Premi di Formula 1, anche grazie al ruolo di Title Partner del Gran Premio di Madrid.

Bene profumi e cosmetica, accelerano retail e vini

Nel comparto Wine & Spirits, i ricavi dei primi nove mesi hanno superato i 4 miliardi di euro, con una crescita del 3% a cambi correnti e del 5% a cambi costanti. Nel terzo trimestre il fatturato si è attestato a 1,4 miliardi, in aumento del 6% su base organica.

Perfumes & Cosmetics ha sfiorato i 6 miliardi di euro nei nove mesi, registrando una flessione del 2% a cambi correnti e una sostanziale stabilità a cambi costanti rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel terzo trimestre, la divisione ha invece messo a segno una crescita organica dell’1%, con ricavi pari a 2 miliardi.

Selective Retailing ha totalizzato 12,4 miliardi di euro nei primi nove mesi, in calo dell’1% a cambi correnti ma in aumento del 6% a cambi costanti. Nel terzo trimestre, i ricavi hanno raggiunto i 4 miliardi, con una crescita organica dell’8%.

Prospettive prudenti, Barclays taglia le stime sul quarto trimestre

Guardando ai prossimi mesi, Lvmh conferma un approccio prudente, pur mantenendo fiducia nelle prospettive del gruppo. «Nonostante un contesto economico e geopolitico che resta incerto, il Gruppo si mantiene fiducioso e proseguirà una strategia incentrata sul costante rafforzamento del desiderio verso i propri marchi, facendo leva sull’autenticità e sulla qualità dei prodotti, sull’eccellenza nella distribuzione e sull’agilità della propria organizzazione», si legge nella nota diffusa dal gruppo.

Le indicazioni del terzo trimestre hanno intanto spinto Barclays a rivedere al ribasso le previsioni per gli ultimi tre mesi dell’anno. La banca stima ora una crescita organica delle vendite del 2,2%, rispetto al precedente 3,9%.

La revisione riguarda soprattutto Fashion & Leather Goods, per cui le attese passano da una crescita dell’1,2% a una contrazione dell’1,1%, e Watches & Jewelry, dove la previsione di incremento scende dal 10% al 5%.

Il quadro che emerge è dunque quello di un gruppo ancora sostenuto dalla diversificazione geografica e dalla forza dei suoi marchi, ma chiamato a confrontarsi con una ripresa meno uniforme e con la persistente debolezza del mercato cinese, destinata a rappresentare uno dei principali fattori di rischio per il settore del lusso nel finale del 2026.

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