McKinsey prevede più lavoratori con l’AI, ma le qualifiche possono frenare i cambi di professione

La notizia in sintesi
- McKinsey prevede più occupati negli Stati Uniti entro il 2035, ma circa 11 milioni potrebbero dover cambiare professione.
- Ogni anno 770.000 lavoratori dovrebbero passare a un diverso gruppo professionale, 3,6 volte il ritmo storico.
- Titoli, certificazioni e mancati guadagni durante la formazione possono ostacolare il passaggio verso le occupazioni in crescita.
- Assunzioni basate sulle competenze e percorsi formativi accessibili possono ridurre gli ostacoli alla riqualificazione.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
McKinsey: più lavoro entro il 2035, ma 11 milioni di americani dovranno riconvertirsi
McKinsey prevede che negli Stati Uniti gli occupati aumenteranno entro il 2035, mentre circa 11 milioni di lavoratori potrebbero dover abbandonare professioni in contrazione per intraprenderne altre. La ricerca è illustrata in un commento pubblicato da Fortune l’11 ottobre 2026, firmato da Eric Kutcher, senior partner e presidente per il Nord America di McKinsey, e Tanguy Catlin, senior partner e direttore del McKinsey Global Institute. Il problema individuato dagli autori non è soltanto quanti impieghi saranno automatizzati: la trasformazione delle attività richiederà nuove competenze e qualifiche, rendendo decisivi i percorsi di accesso alle occupazioni in crescita e la possibilità economica di affrontare la formazione.
Competenze trasferibili, titoli richiesti e costi nascosti della formazione
Secondo la ricerca, mediamente 770.000 lavoratori all’anno dovranno passare a un diverso gruppo professionale nel prossimo decennio, anche per via dell’affermarsi dell’AI che sostituirà alcune mansioni ripetitive e meno qualificate: un ritmo pari a 3,6 volte quello storico, con una pressione prolungata anziché temporanea. Il supporto amministrativo è il gruppo professionale per cui si prevedono le maggiori perdite occupazionali entro il 2035: l’automazione potrebbe assorbire l’80% delle ore lavorate, ma un assistente amministrativo possiede già competenze corrispondenti a circa il 58% delle attività di un responsabile di progetto. Pianificazione, coordinamento e gestione degli interlocutori costituiscono quindi una base concreta per una transizione meglio retribuita, frenata però dalle richieste di laurea e certificazione professionale presenti in molti annunci.
Nel complesso, le qualifiche costituiscono un requisito nell’85% delle occupazioni in crescita: il 38% riguarda obblighi di legge, mentre il 47% riflette preferenze dei datori di lavoro. Un secondo ostacolo è il reddito perso durante la formazione: anche un corso breve può risultare economicamente impraticabile per chi dispone di pochi risparmi o deve occuparsi di un figlio. Gli autori propongono assunzioni basate su competenze dimostrate, valutazioni pratiche e apprendistati interni, eliminando i filtri accademici non imposti dalla legge.
La riqualificazione riguarda anche chi conserverà il proprio impiego
Il cambiamento non coinvolgerà soltanto chi dovrà cercare un’altra professione: secondo McKinsey, oltre il 70% dei lavoratori avrà bisogno di nuove competenze anche senza cambiare datore di lavoro. La risposta proposta dagli autori combina responsabilità aziendali e interventi pubblici, attraverso qualifiche modulari, incentivi alla formazione e programmi costruiti sulle esigenze delle occupazioni in crescita. Il nodo è rendere accessibile l’apprendimento: possedere competenze trasferibili non basta se ottenere quelle mancanti richiede tempi e costi insostenibili.
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