Pensionati, entro il 2 novembre la dichiarazione dei redditi da lavoro autonomo all’INPS: chi deve farla e cosa rischia chi la salta
Entro lunedì 2 novembre una parte dei pensionati deve comunicare all’INPS i redditi da lavoro autonomo incassati nel 2025. Lo ricorda il messaggio n. 3281 del 15 ottobre, che chiarisce chi è obbligato e chi no. La scadenza coincide con quella della dichiarazione dei redditi e la posta in gioco è alta: chi non presenta la comunicazione deve versare all’Istituto una somma pari a un anno di pensione.

Chi deve fare la dichiarazione
L’obbligo riguarda i pensionati ancora soggetti al divieto parziale di cumulo tra assegno e lavoro autonomo. In pratica sono soprattutto i titolari di pensione o assegno di invalidità con decorrenza dal 1995 in poi e meno di 40 anni di contributi, oltre ai dipendenti pubblici con trattamenti di inabilità, come le pensioni privilegiate o quelle per dispensa dal servizio. Il messaggio include anche le pensioni di invalidità degli ex iscritti all’Inpgi, chi svolge lavoro sportivo e i magistrati onorari che non esercitano in via esclusiva. Per i titolari di pensione o assegno di invalidità il divieto non scatta in concreto se nel 2025 il reddito da lavoro autonomo non ha superato 7.844,20 euro.
Chi è escluso
La maggior parte dei pensionati non deve fare nulla. Sono esclusi i titolari di pensione di vecchiaia, compresa quella calcolata con il sistema contributivo, e chi riceve una pensione di anzianità o un trattamento di prepensionamento, prestazioni pienamente cumulabili con il lavoro dal 2009. Restano fuori anche le pensioni e gli assegni di invalidità decorrenti entro il 1994 e quelli liquidati con almeno 40 anni di contributi, anche se per gli assegni di invalidità continuano a valere le riduzioni previste in caso di cumulo. Non contano come reddito da lavoro le indennità degli amministratori locali e delle cariche elettive, i compensi dei giudici tributari e delle attività socialmente utili per anziani.
Come si presenta
La comunicazione si invia online con Spid di livello 2, Cie, Cns o eIDAS, attraverso il servizio “RED Precompilato” sul sito dell’INPS, scegliendo la campagna “RED 2026 anno reddito richiesto 2025”. I redditi da lavoro autonomo vanno indicati al netto dei contributi previdenziali e al lordo delle ritenute fiscali, mentre il reddito d’impresa si dichiara al netto delle perdite deducibili. Chi lavora anche quest’anno deve aggiungere una stima dei redditi del 2026, sulla quale l’INPS applica trattenute provvisorie poi conguagliate.
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Cosa rischia chi la salta
La sanzione è prevista dalla legge: il pensionato che non presenta la dichiarazione deve versare una somma pari all’importo annuo della pensione percepita nell’anno a cui si riferisce, prelevata direttamente dalle rate successive. Per questo conviene muoversi nei prossimi giorni, senza aspettare il 2 novembre, la stessa data in cui arriva la pensione di novembre.
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