Proteste Tir, a rischio i rifornimenti nei negozi e nei supermercati. Che cosa sta succedendo

l blocco degli autotrasportatori continua a preoccupare diversi comparti dell’economia italiana, con ripercussioni soprattutto nel Mezzogiorno. Le interruzioni e i rallentamenti nella circolazione dei mezzi pesanti stanno mettendo sotto pressione la catena degli approvvigionamenti, alimentando i timori per la disponibilità di carburanti, generi alimentari e materie prime. Tra i settori più esposti figurano la grande distribuzione, il trasporto pubblico, l’industria e l’edilizia.
A lanciare l’allarme sulle conseguenze della mobilitazione è Pasquale Russo, vicepresidente di Confcommercio e presidente di Conftrasporto, che in una nota sottolinea le crescenti difficoltà nei rifornimenti di negozi e supermercati, in particolare per i prodotti alimentari freschi e deperibili. I disagi riguardano anche altre categorie merceologiche, dagli elettrodomestici ai prodotti di elettronica di consumo.
«Una situazione che, se dovesse protrarsi, rischierebbe di compromettere la regolare disponibilità dei prodotti, causando danni economici alle imprese e ulteriori disagi ai consumatori», avverte Russo.
Supermercati e prodotti freschi, cresce il rischio di carenze
Tra le principali criticità c’è la distribuzione alimentare. Le scorte disponibili nei magazzini potrebbero non essere sufficienti a garantire a lungo la normale presenza delle merci sugli scaffali, soprattutto nei reparti di frutta, verdura, latte e carne. I prodotti freschi sono particolarmente vulnerabili ai ritardi, che possono compromettere la conservazione delle merci e provocare perdite economiche per produttori e distributori.
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Il rischio, in caso di prolungamento del fermo, è che le difficoltà logistiche si traducano in nuove carenze nei punti vendita e in maggiori disagi per i consumatori. Le interruzioni dei trasporti possono inoltre ostacolare la consegna delle materie prime alle aziende, rallentando o compromettendo i processi produttivi.
Un primo segnale arriva dal Molise, dove il pastificio La Molisana di Campobasso ha dovuto ridurre sensibilmente i ritmi di produzione. L’azienda ha precisato di non aver fermato completamente gli impianti, riuscendo a proseguire l’attività grazie alle scorte di materie prime presenti nei magazzini.
Sicilia, allarme per carburanti e trasporto pubblico
Particolarmente delicata appare la situazione in Sicilia, dove il protrarsi del blocco potrebbe avere conseguenze sulle stazioni di servizio, sulla grande distribuzione e sul trasporto passeggeri.
Secondo Antonio Graffagnini, presidente di Anav Sicilia, alcune autobotti non avevano effettuato le consegne programmate già venerdì, portando le riserve di gasolio nei depositi delle aziende di trasporto vicino ai livelli critici. In assenza di nuovi rifornimenti tra lunedì 19 e martedì 20 ottobre, il servizio di autobus potrebbe subire una drastica riduzione delle corse.
Le conseguenze rischierebbero di coinvolgere soprattutto studenti e lavoratori che utilizzano quotidianamente i mezzi pubblici. In caso di carenza di carburante, le aziende potrebbero essere costrette a privilegiare i collegamenti indispensabili nelle fasce orarie di maggiore affluenza, riducendo le altre corse.
Anche i distributori di carburante sono sotto pressione. Dopo le ultime consegne, effettuate giovedì mattina in diversi impianti, numerosi automobilisti hanno anticipato il rifornimento, provocando code soprattutto nelle stazioni di servizio più convenienti di Palermo. Le vendite potranno proseguire fino all’esaurimento delle scorte presenti nelle cisterne.
Sul fronte portuale, il Comitato trasportatori siciliani ha chiarito che il fermo interessa i servizi nei porti dell’Isola, ma non prevede blocchi stradali né presidi sulle principali arterie di collegamento. Il transito via terra dei prodotti ortofrutticoli attraverso lo Stretto di Messina resta quindi consentito.
Trattative con il Governo, attesa per il confronto del 20 ottobre
Sul piano istituzionale, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha anticipato al 20 ottobre il confronto con le rappresentanze degli autotrasportatori, convocando anche le sigle autonome di Calabria, Sicilia e Puglia. La riunione, prevista alle 15 a Milano, dovrebbe vedere la partecipazione del viceministro Edoardo Rixi.
L’apertura del tavolo non ha tuttavia portato a un’immediata sospensione della mobilitazione. In Sicilia, il Comitato trasportatori siciliani ha annunciato che i mezzi delle aziende aderenti resteranno fermi fino a martedì, in attesa dell’esito dell’incontro. Un eventuale accordo potrebbe determinare la revoca del fermo nei porti dell’Isola, qualora le richieste della categoria venissero accolte.
Disagi anche sulle autostrade
La protesta ha provocato ripercussioni anche sulla viabilità, in particolare in Campania, dove il blocco dell’accesso al varco Bausan del porto di Napoli ha contribuito ad aggravare i disagi per gli automobilisti.
Gli aggiornamenti citati da Autostrade per l’Italia segnalavano sei chilometri di coda tra Villa Literno-Pomigliano e Caserta Nord, in direzione Roma, e due chilometri di rallentamenti sulla A30 Caserta-Salerno, tra Maddaloni e il bivio con la A1. Risultava inoltre chiuso il collegamento tra la A1 e la A30 per chi proveniva da Napoli ed era diretto a Salerno.
Il rischio di una crisi più ampia
Il protrarsi del blocco potrebbe estendere le conseguenze ben oltre il settore dell’autotrasporto, coinvolgendo progressivamente la distribuzione commerciale, le attività industriali e il comparto agricolo. Le aziende che dipendono dalle consegne su gomma rischiano di ritrovarsi senza materie prime, mentre i produttori potrebbero incontrare difficoltà nel collocare sul mercato le merci, con particolare riferimento ai prodotti deperibili.
È proprio questo lo scenario che preoccupa Conftrasporto: un’interruzione prolungata dei flussi logistici potrebbe compromettere la regolarità delle forniture, generare perdite per le imprese e ripercuotersi sulla vita quotidiana dei cittadini. L’attenzione resta quindi concentrata sull’esito del confronto con il Governo, dal quale dipenderà la possibilità di sbloccare la vertenza e ripristinare la normale circolazione delle merci.
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