Scontri a Milano, così i giovani in rete si sono organizzati, sono passati inosservati e hanno colpito

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Il governo e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sono finiti al centro delle critiche per la gestione dei disordini durante le manifestazioni del fine settimana. A suscitare le maggiori polemiche è stata soprattutto la situazione di Milano, dove gli episodi di violenza e vandalismo registrati sabato si sono ripetuti domenica con modalità molto simili, senza che le forze dell’ordine riuscissero a prevenirli. Per due giorni consecutivi, centinaia di adolescenti si sono riversati nelle strade del centro, danneggiando arredi urbani, infrangendo le vetrine di diversi negozi e saccheggiando alcuni esercizi commerciali.

Fonti della Questura di Milano e del ministero dell’Interno hanno evidenziato le difficoltà incontrate dagli agenti nel gestire una situazione particolarmente complessa. A rendere più difficile il contenimento dei disordini è stata innanzitutto la giovanissima età dei partecipanti: nella maggior parte dei casi si trattava di minorenni, talvolta anche al di sotto dei 15 anni. A questo si aggiungeva la composizione eterogenea dei gruppi, i cui componenti apparivano mossi da motivazioni diverse, spesso difficili da ricondurre a precise matrici politiche o ideologiche. Problemi analoghi sono stati segnalati anche a Torino e Bologna.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Il nodo della prevenzione

Il punto più critico, emerso anche nel corso di una riunione di governo convocata lunedì mattina, riguarda soprattutto la preparazione degli apparati di sicurezza nei giorni precedenti alle manifestazioni. Più che sulle modalità degli interventi effettuati sul campo, i dubbi si concentrano sulla capacità delle forze di polizia e dei servizi di intelligence di individuare in anticipo le iniziative e i gruppi che, soprattutto attraverso i social network, avrebbero contribuito a organizzare i raduni e a pianificare le azioni più eclatanti.

La questione, dunque, non riguarda soltanto la gestione dell’ordine pubblico durante i disordini, ma anche l’efficacia degli strumenti di monitoraggio e prevenzione. L’incapacità di intercettare tempestivamente determinati segnali online avrebbe impedito di valutare con sufficiente anticipo la portata delle iniziative e i rischi connessi.

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Nuove misure contro la criminalità giovanile

Per martedì 20 ottobre, alle 17.30, è stato convocato un Consiglio dei ministri chiamato ad approvare nuove disposizioni per contrastare la criminalità nelle città, con particolare attenzione ai comportamenti illeciti commessi dai minorenni. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha inoltre annunciato l’invio di altri 500 militari a Milano, senza fornire ulteriori dettagli sulle modalità e sui tempi del potenziamento.

Gruppi difficili da identificare e movimenti imprevedibili

A distinguere gli episodi del fine settimana da altre manifestazioni caratterizzate da tensioni e scontri è stata l’assenza di una struttura organizzativa chiaramente riconoscibile. A Milano, Torino e Bologna non sono emersi, almeno nelle dinamiche descritte, soggetti promotori identificabili come sindacati o centri sociali, né piattaforme rivendicative definite o obiettivi simbolici precisi. Anche le modalità degli attacchi sono apparse eterogenee e difficilmente riconducibili a una strategia unitaria.

Le forze dell’ordine si sono trovate così a fronteggiare gruppi di adolescenti il cui comportamento poteva cambiare rapidamente: dal danneggiamento di una pensilina dell’autobus al furto di scarpe costose, dal saccheggio di un negozio di elettronica al tentativo di incendiare un bancomat, fino agli atti vandalici contro una libreria.

In diversi casi, i partecipanti avrebbero modificato improvvisamente il percorso dei cortei, individuando di volta in volta nuovi obiettivi senza seguire una linea d’azione prevedibile. Una situazione che ha reso difficile distinguere i vandali occasionali dai gruppi più organizzati riconducibili all’antagonismo politico e dai ragazzi trascinati dalla dinamica della folla.

Anche la risposta delle forze dell’ordine è stata condizionata da queste circostanze. Il ricorso a cariche particolarmente incisive o a interventi repressivi generalizzati avrebbe comportato il rischio di coinvolgere indiscriminatamente persone molto giovani, in larga parte studenti delle scuole superiori. Una valutazione che ha pesato sulle scelte operative, anche per le implicazioni sul piano della proporzionalità dell’intervento.

La difficoltà di individuare i partecipanti

Nel centro di Milano sono arrivati adolescenti provenienti dai quartieri periferici e dai comuni della provincia, in un contesto inizialmente simile a quello di un normale fine settimana. Molti non indossavano elementi distintivi, come sciarpe, bandiere o abbigliamento riconoscibile, e non utilizzavano necessariamente strumenti tipici delle manifestazioni organizzate, come i megafoni. Il dissenso passa dalla rete, è trasversale e non è riconoscibile.

Il governo al lavoro su un decreto

Una ‘risposta ferma’ da parte dello Stato dopo i disordini di piazza del fine settimana. Rientrerebbe anche questa, a quanto si apprende, tra le ipotesi vagliate nel vertice presieduto oggi a Palazzo Chigi dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Si starebbe lavorando in queste ore sullo strumento legislativo da utilizzare per mettere nero su bianco le misure, non sarebbe escluso neanche un Dl da proporre in tempi rapidi in Consiglio dei ministri, magari gia’ domani, come anticipano alcune fonti parlamentari.

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