Sistemi agroalimentari, la FAO rilancia le alleanze per accelerare gli Obiettivi dell’Agenda 2030
Al Belgian SDG Forum di Bruxelles, istituzioni, produttori e amministrazioni locali si confrontano su investimenti e collaborazioni capaci di trasformare il cibo in una leva di sviluppo sostenibile

Nessun governo, ente locale o produttore può trasformare da solo i sistemi agroalimentari. È il messaggio al centro dell’incontro promosso oggi, martedì 13 ottobre 2026, dalla FAO nell’ambito del Belgian SDG Forum, il principale appuntamento multilaterale del Benelux dedicato agli Obiettivi di sviluppo sostenibile.
La sessione, intitolata Agrifood systems and the SDGs – Accelerating transformation, si svolge dalle 13.30 alle 15 al centro culturale Flagey di Bruxelles. L’incontro è organizzato dall’Ufficio FAO per gli SDGs e dall’Ufficio di collegamento della FAO con l’Unione europea e il Belgio.
Il punto di partenza è un dato che impone un’accelerazione. Secondo il United Nations Sustainable Development Report 2026 delle Nazioni Unite, soltanto il 36% dei 139 traguardi per i quali esistono dati aggiornati sono sulla buona strada o registra progressi moderati; il 49% avanza troppo lentamente e il 15% è arretrato rispetto ai livelli del 2015. Restano particolarmente gravi la povertà estrema, l’insicurezza alimentare e gli effetti delle crisi climatiche.
Il cibo come punto d’incontro tra più obiettivi
La FAO propone di considerare i sistemi agroalimentari non come un settore isolato, ma come il collegamento tra sicurezza alimentare, salute, acqua, energia, occupazione, clima, biodiversità e inclusione sociale. Un appalto pubblico per le mense scolastiche, per esempio, può migliorare l’alimentazione dei bambini e, contemporaneamente, garantire reddito a cooperative locali, donne e giovani agricoltori. Investimenti in essiccazione solare e conservazione refrigerata possono ridurre gli sprechi, stabilizzare l’offerta e creare occupazione.
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È un esempio concreto del valore dell’Obiettivo 17, dedicato alle partnership. Il risultato, infatti, diventa possibile soltanto quando amministrazione pubblica, produttori, finanziatori e partner tecnici condividono responsabilità, investimenti e competenze.
Questa impostazione è sviluppata nella pubblicazione FAO and the SDGs – Accelerating Transformation through the Four Betters, che analizza il contributo dei sistemi agroalimentari a tutti i 17 Obiettivi. Le quattro direttrici indicate sono una produzione migliore, una nutrizione migliore, un ambiente migliore e una vita migliore, senza lasciare indietro nessuno. Il rapporto individua inoltre quattro acceleratori: tecnologia, innovazione, dati e strumenti complementari.
Dal produttore locale alla cooperazione europea
Il dibattito riunisce esperienze differenti. Felix Tetteh, giovane produttore di cacao del Ghana e ambasciatore Fairtrade, porta la prospettiva di chi deve affrontare direttamente volatilità dei prezzi, cambiamenti climatici e difficoltà di accesso al credito e ai mercati.
Nevruz Unal, assessora di Ixelles con deleghe ai sistemi alimentari sostenibili e alle mense scolastiche, rappresenta invece il punto di vista delle città. Gli enti locali possono orientare la domanda mediante gli acquisti pubblici, collegando qualità dell’alimentazione, inclusione sociale e sostegno alle filiere territoriali.
A Koen Dekeyser, analista dell’European Centre for Development Policy Management, spetta la lettura delle politiche necessarie per trasformare esperienze locali in modelli replicabili. Leonard Mizzi, consigliere speciale della Direzione generale INTPA della Commissione europea, affronta il ruolo della cooperazione internazionale, mentre Joe Healy, del Comitato economico e sociale europeo, contribuisce alla discussione sul coinvolgimento della società civile.
Le diverse prospettive convergono su un punto: le soluzioni tecniche esistono, ma occorrono finanziamenti accessibili, amministrazioni capaci di acquistare in modo strategico e politiche coordinate. Il passaggio decisivo è dunque quello dalle sperimentazioni alla scala necessaria per produrre effetti misurabili.
L’incontro guarda anche oltre il 2030. La domanda non riguarda soltanto quali obiettivi saranno raggiunti, ma quale architettura internazionale dovrà succedere all’attuale Agenda. Per la FAO, la trasformazione dei sistemi agroalimentari dovrà continuare a occupare una posizione centrale: il modo in cui il cibo viene prodotto, finanziato, distribuito e consumato condiziona contemporaneamente sviluppo economico, salute, coesione sociale e tutela dell’ambiente.
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