Tesla Roadster a razzi: Elon Musk presenta l’auto che vola; tra SpaceX, Pentagono e Casa Bianca

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Tesla ha presentato giovedì 15 ottobre 2026 una Roadster ridisegnata con propulsori a razzo e ha dichiarato che la produzione partirà nel 2028, oltre dieci anni dopo la prima versione mostrata nel 2017. L’auto è sviluppata insieme a SpaceX, la società spaziale di Elon Musk. Il prezzo ufficiale non è stato annunciato e l’omologazione stradale delle versioni a razzo resta un’incognita, per non dire una vera e propria trovata pubblicitaria più che industriale: Tesla stessa precisa che la variante più estrema non è ovviamente approvata per la circolazione su strada pubblica.

La presentazione a McGregor, Texas

L’evento si è svolto in diretta streaming in una struttura di test di SpaceX a McGregor, in Texas. La Roadster è salita su una rampa curva altissima, ha percorso un tratto a testa in giù e si è lanciata dal bordo, ruotando in aria prima di atterrare. Musk ha commentato con una frase asciutta: “Well, it worked”.
Più tardi la vettura ha usato i propulsori per saltare un camion e altri veicoli, con una torsione in volo. Secondo la stampa britannica il salto ha superato tutti i modelli Tesla, compreso il camion Semi, alto oltre quattro metri. L’appuntamento era slittato più volte nel corso dell’anno: promesso per aprile, poi spostato ad agosto e quindi all’1 ottobre, è arrivato infine nella serata del 15.

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I dati tecnici

La Roadster è proposta in tre configurazioni.
La “Performance” è la versione pensata per la strada, a due posti, con aerodinamica attiva e un sistema di aspirazione a ventole: Tesla dichiara uno scatto da 0 a 100 km/h in meno di 1,6 secondi.
La “Thrust”, a due posti e in edizione limitata, aggiunge propulsori posteriori a gas freddo e scende sotto gli 0,9 secondi.
La “Rocket”, monoposto e solo su invito, aggiunge propulsori lungo il perimetro dell’auto per spinta verso l’alto e rotazione, con un’accelerazione dichiarata inferiore a 0,59 secondi.
Per tutte le versioni l’autonomia indicata supera le 300 miglia, circa 480 chilometri, mentre la velocità massima della Rocket è oltre i 230 miglia orarie, circa 370 chilometri orari. Si tratta in ogni caso di dati dichiarati da Tesla, non di misurazioni indipendenti.
I propulsori funzionano a gas freddo: ogni spazio libero nell’auto è occupato da serbatoi in materiale composito con fibra di carbonio che immagazzinano aria compressa, e più gas significa più tempo di volo. Tesla sostiene che questi propulsori generano una forza da quattro a cinque volte superiore a quella che le gomme riescono a scaricare a terra, ed è così che aggira il limite di aderenza che frena ogni altra auto. Il sistema di aspirazione fa l’opposto: secondo Lars Moravy, vicepresidente dell’ingegneria dei veicoli, le ventole sul fondo generano fino a 2 G di forza e bastano a tenere la vettura incollata a una superficie anche capovolta. In modalità pista l’auto si abbassa e dispiega ali attive, mosse dagli stessi attuatori sviluppati per il robot Optimus, con un’aderenza che Tesla definisce vicina ai livelli della Formula 1.
L’abitacolo punta sulla leggerezza: magnesio, titanio e fibra di carbonio, volante a cloche con sterzo elettrico, sedili in posizione fissa e comandi manuali. Il design si ispira, dice Tesla, agli aerei SR-71 e F-35, e la vernice bianca riprende i rivestimenti usati per proteggere i razzi.

Motore elettrico

Il motore principale è elettrico, come in ogni Tesla. Secondo le specifiche date dagli ingegneri Moravy e von Holzhausen dopo l’evento, la Roadster pesa circa 1.700 kg nella versione più leggera ed è solo a trazione posteriore, con due motori elettrici che permettono il torque vectoring. La batteria è ad alta tensione, tra 800 e 1.000 volt, si ricarica fino a 500 kW e dà un’autonomia reale di circa 310-320 miglia, cioè circa 500 chilometri. Quella stessa fonte parla di circa 1.341 cavalli.
I propulsori a gas freddo sono invece un sistema aggiuntivo, quello che Tesla chiama “augment”. Non c’è combustione: è aria compressa nei serbatoi, espulsa da ugelli. Secondo le fonti tecniche, gli ugelli sono dieci: i quattro posteriori danno la spinta principale con oltre 80 kN, gli altri controllano assetto e rotazione. È la stessa logica dei razzi veri, con motori principali e piccoli propulsori di orientamento, ed è questo che intendeva Musk quando ha parlato di “main thrusters in the rear”. Sulla Thrust ci sono solo quelli posteriori, che aiutano la partenza; la Rocket aggiunge quelli perimetrali per volare e ruotare. “A razzi” è quindi una metafora giornalistica, ma tecnicamente sono getti di aria compressa

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Prezzi di listino o mero show?

Per quanto riguarda i costi, Tesla non ha annunciato alcun prezzo. Per prenotare la Performance servono 5.000 dollari rimborsabili subito e altri 45.000 entro dieci giorni, per un totale di 50.000 dollari. La Thrust richiede un deposito complessivo di 250.000 dollari, mentre per la Rocket non è stato reso noto alcun importo. Rispetto al 2017 il quadro è cambiato in modo netto: allora Tesla prometteva 620 miglia di autonomia, oltre 250 miglia orarie e quattro posti, oggi autonomia e velocità sono inferiori e i posti sono al massimo due. È migliorata invece l’accelerazione, che nella versione base batte l’1,9 secondi promesso nove anni fa.
Le dichiarazioni di Musk
“Flying cars are real”, ha detto Musk dal palco, aggiungendo però che il successo non è garantito e che l’auto probabilmente funzionerà. Ha presentato la Roadster come il frutto di ciò che accade quando collaborano la migliore azienda di automobili e il miglior produttore di razzi del mondo, cioè Tesla e SpaceX. Sulla data di produzione ha ribadito il 2028, aggiungendo che stavolta è davvero così. Il precedente di una data rimandata dal 2020 in poi rende però quella promessa difficile da prendere alla lettera.

Gli obiettivi di comunicazione

La Roadster è prima di tutto un’operazione di immagine. Secondo Morningstar, Tesla oggi non ha un’auto “halo”, cioè un modello simbolo capace di trainare la percezione dell’intero marchio, e questa vettura serve a colmare quel vuoto. Il messaggio è la superiorità ingegneristica del gruppo in un momento in cui il valore di Tesla in Borsa dipende dalla narrativa su robotica e intelligenza artificiale più che dalle vendite di automobili.
Il pubblico di riferimento è anche finanziario. Gene Munster di Deepwater Asset Management ha definito la serata un’esibizione di ingegneria priva di valore commerciale, se non quello di mettere in imbarazzo i costruttori tradizionali. Gary Black, di Future Fund, ha aggiunto che difficilmente il progetto inciderà in modo significativo sugli utili. Resta infine un tema di credibilità verso i clienti storici: tra i primi prenotatori del 2017 c’è chi ha versato 250.000 dollari e aspetta da quasi nove anni un’auto che, nel frattempo, ha cambiato specifiche.

Gli obiettivi industriali: l’ipotesi fusione tra Tesla e SpaceX

Il vero significato strategico dell’evento è l’integrazione tra le due società. Dan Ives, analista di Yorkville, ha osservato che propulsione, serbatoi a pressione e hardware di controllo sviluppati da SpaceX e montati su un prodotto Tesla rafforzano l’idea di un’unica piattaforma ingegneristica nel tempo. Gli analisti di Barclays ritengono che un accordo possa arrivare già in autunno, in tempo per l’assemblea annuale degli azionisti di Tesla, da tenersi entro il 6 dicembre. In quello scenario Musk deterrebbe circa il 37% del gruppo combinato e il 56% dei diritti di voto. Nessuna fusione è stata annunciata: SpaceX è quotata in Borsa solo dallo scorso giugno e Musk ha dichiarato in passato che qualsiasi combinazione richiederebbe un processo adeguato. Il titolo Tesla e quello di SpaceX hanno comunque segnato rialzi nel preborsa del 16 ottobre.

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Lapo Mazza Fontana

Guest Contributor LamiaFinanza.it

Con una decennale esperienza nei settori di analisi politica interna ed internazionale, analisi militare e geostrategica, ha diretto testate nel settore Automotive e Arti marziali/Sport da combattimento.
Dopo la pubblicazione di romanzi e saggi storici per le maggiori case editrici italiane e la collaborazione con alcune tra le maggiori testate giornalistiche italiane ed europee, tra cui La Voce di Montanelli, il ViviMilano del Corriere della Sera, l'International Herald Tribune e il The Guardian, oggi la sua carriera è caratterizzata dal focus per l'impatto della tecnologia in generale, della robotica e dell'Intelligenza Artificiale sul settore militare, sui mercati internazionali e sulla società occidentale nel suo complesso.

Areas of Expertise: Internationl, automotive, geopolitics
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