Fondi pensione, cosa cambia dal 2026: più flessibilità e investimenti “life cycle”

La Legge di Bilancio 2026 introduce una profonda revisione della previdenza complementare, con nuove regole destinate a entrare in vigore dal 1° luglio 2026. L’obiettivo della riforma è rafforzare il sistema dei fondi pensione, incentivare le adesioni automatiche e rendere più flessibile la fase di erogazione delle prestazioni pensionistiche.
Tra le principali novità figurano i nuovi percorsi di investimento “life cycle” per gli iscritti automatici, l’aumento della quota liquidabile in capitale e l’introduzione di modalità alternative alla tradizionale rendita vitalizia.
La Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione, COVIP, è stata incaricata di definire le istruzioni operative necessarie all’attuazione della riforma. A questo scopo sono già stati pubblicati in consultazione specifici schemi applicativi.
Investimenti “life cycle” per le adesioni automatiche
Dal 1° luglio 2026 i lavoratori del settore privato iscritti automaticamente a un fondo pensione vedranno il proprio TFR e i contributi investiti secondo strategie “life cycle”. Si tratta di meccanismi che modificano progressivamente il livello di rischio dell’investimento in base all’età dell’aderente e alla distanza dal pensionamento.
Nella fase iniziale della carriera la componente azionaria sarà più elevata, così da favorire rendimenti potenzialmente maggiori nel lungo periodo. Avvicinandosi al pensionamento, invece, il portafoglio verrà gradualmente orientato verso strumenti più prudenti, con l’obiettivo di proteggere il capitale accumulato.
Secondo le indicazioni poste in consultazione dalla Covip, il percorso dovrebbe articolarsi in tre fasi principali:
- una fase iniziale con esposizione azionaria mediamente non inferiore al 65%;
- una fase intermedia di riduzione progressiva del rischio;
- una fase finale, negli ultimi cinque anni prima della pensione, con quota azionaria massima del 15%.
I fondi pensione potranno adottare differenti modelli organizzativi: passaggi automatici tra comparti, combinazioni predefinite di linee d’investimento oppure soluzioni “target date”, costruite sulla base dell’età degli aderenti.
Resta comunque garantita la possibilità per l’iscritto di modificare in qualsiasi momento la propria linea di investimento attraverso lo “switch”, senza dover rispettare il tradizionale vincolo minimo annuale.
I fondi non ancora adeguati alle nuove regole avranno un periodo transitorio di sei mesi per conformarsi, purché dispongano almeno di due comparti con profili di rischio differenti.
Più spazio alla liquidazione in capitale
La riforma interviene anche sulla fase finale della previdenza complementare. Dal luglio 2026 aumenta infatti dal 50% al 60% la quota massima del montante che potrà essere riscossa immediatamente in forma di capitale.
Resta comunque la possibilità, già prevista dalla normativa vigente, di ottenere l’intera posizione in capitale nei casi consentiti dal D.Lgs. 252/2005.
L’intervento mira a offrire maggiore flessibilità agli aderenti, permettendo di gestire con più libertà le esigenze economiche del pensionamento.
Le nuove modalità di prestazione pensionistica
Accanto alla rendita vitalizia tradizionale, la riforma introduce tre nuove forme di erogazione delle prestazioni pensionistiche.
La prima è la rendita a durata definita, che prevede pagamenti distribuiti per un numero di anni calcolato sulla speranza di vita residua dell’aderente secondo le tavole ISTAT.
La seconda opzione consiste nei prelievi liberamente determinabili: l’iscritto può decidere tempi e importi dei prelievi, entro determinati limiti collegati a una rendita teorica di riferimento.
La terza modalità è l’erogazione frazionata del montante, che consente di ricevere il capitale in rate distribuite su un periodo scelto dall’aderente, purché non inferiore a cinque anni.
La periodicità delle erogazioni sarà stabilita dai fondi pensione, ma non potrà essere inferiore a un mese né superiore a un anno.
Tutela del capitale e rischio longevità
Le nuove prestazioni prevedono regole comuni pensate per garantire la tutela dell’aderente.
Il capitale non ancora erogato continuerà a essere investito e, salvo diversa scelta dell’iscritto, confluirà automaticamente nel comparto più prudente del fondo pensione.
Inoltre, sarà sempre possibile convertire il montante residuo in una rendita vitalizia per proteggersi dal cosiddetto rischio longevità, cioè il rischio di esaurire i propri risparmi durante la pensione.
In caso di decesso prima dell’esaurimento della posizione, il capitale residuo verrà trasferito ai beneficiari indicati dall’aderente.
Una riforma che punta ad ampliare la previdenza complementare
Le modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 rappresentano uno degli interventi più ampi degli ultimi anni sulla previdenza complementare. L’intenzione del legislatore è quella di aumentare l’adesione ai fondi pensione, soprattutto tra i lavoratori più giovani, e rendere il sistema più flessibile rispetto alle esigenze individuali.
Molti aspetti operativi, tuttavia, dipenderanno dalle istruzioni definitive che la Covip emanerà nei prossimi mesi.






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