Giovanni Allevi in Sala Verdi: applausi per la prima italiana della “Lost Time Symphony” e per la Filarmonica NWD diretta da Bloxham
di Lapo Mazza Fontana —
Ieri sera al Conservatorio di Milano la Nordwestdeutsche Philharmonie diretta da Jonathan Bloxham: nel programma Čajkovskij con Aleksandar Madžar e la Settima di Beethoven.

Serata di grande musica ieri alla Sala Verdi del Conservatorio di Milano, dove è andata in scena la prima milanese della Lost Time Symphony di Giovanni Allevi. La mini-sinfonia è stata commissionata dalla Fondazione La Società dei Concerti, che l’ha inserita nella propria stagione, ed è stata eseguita magistralmente dalla Nordwestdeutsche Philharmonie, splendida orchestra del Nord Reno Vestfalia.
Il maestro Allevi era in sala e prima dell’esecuzione ha tenuto una breve e davvero commovente presentazione sulle storie personali che lo hanno portato a scrivere questa breve composizione; breve ma con un respiro indubbiamente sinfonico importante.
Un’opera sul tempo e sul ricordo
La “Sinfonia del Tempo Perduto” è un rapido itinerario in cui il ricordo diventa materia sonora e il dolore si trasforma in una possibilità di rinascita. La partitura è dedicata alla sorella dell’autore, Stella, scomparsa nel 2022, proprio poco dopo che Allevi aveva ricevuto la diagnosi della malattia che tutt’ora lo vede in cura. Il maestro ha riassunto davanti ad un pubblico visibilmente coinvolto dalla vicenda il senso del lavoro dicendo che il tempo perduto e le persone che non sono più con noi non sono mai veramente perse, poiché continuano a vivere in noi. Una netta sensazione che molti di noi hanno certamente provato di persona.
L’accoglienza
La sinfonia ha raccolto molti applausi in sala. Non sono mancate le riserve dei puristi del repertorio sinfonico, che hanno trovato nella scrittura un’impronta un po’ troppo hollywoodiana e la definizione di sinfonia decisamente un po’ troppo estesa, sebbene volendo a rigore corretta. Tuttavia non ci son dubbi che il consenso tra il pubblico sia stato generale; il pathos della piccola sinfonia è indubbio e la resa efficace. Le critiche poi sono un elemento immancabile ed anche sacrosanto dell’ambiente musicale.
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Bloxham, Madžar e un programma di spessore
Sul podio, il direttore inglese Jonathan Bloxham ha guidato l’orchestra con autorevolezza e convinzione, anche se si è presentato in abbigliamento un po’ troppo sportivo: in semplice camicia nera. Mala tempora currunt in tal senso, ma sulla qualità della direzione niente da dire. Peggio ha fatto sulla mise di scena il pur importante pianista, presentatosi in abito scuro e camicia bianca senza cravatta, ma anche qui la esecuzione è stata eccellente. Prima della meravigliosa e ultra-commovente Settima di Beethoven, il pianista serbo Aleksandar Madžar è infatti stato protagonista del Concerto n. 1 in si bemolle minore op. 23 di Čajkovskij. In programma nel secondo tempo c’era appunto la Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92 di Beethoven.
Il merito di chi ha creduto nella musica nuova
Un ringraziamento particolarmente sentito va alla presidente Enrica Ciccarelli Mormone, che guida con inveterata passione e una buona dose di coraggio una Fondazione capace di commissionare nuova musica. La stagione 2026/27 è la 44ª e proseguirà con altri lavori su commissione, tra cui il concerto per sax e orchestra di Francesco Libetta, il 3 febbraio 2027. Una nota di plauso speciale va anche a Lucia Cimini, responsabile della comunicazione, per l’occhio sempre attento ai dettagli, e a Stefano Spremberg, presente in sala ed amico ormai consolidato della Società dei Concerti.
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