Crowdfunding e inclusione, un binomio che travasa in #ColorQuiz, il gioco lanciato da LORF

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“Che colore ha un gioco che metta insieme bambini normalmente e diversamente abili?”

Un laboratorio di robotica dedicato ai bambini autistici con la logica dell’inclusione. Potrebbe sembrare un concetto non del tutto chiaro, eppure c’è chi lo ha declinato con chiarezza e con altrettanta concretezza. Si tratta di LORF che ha realizzato un progetto ad hoc lanciandolo sulla piattaforma Eppela.

Ma procediamo con ordine. LORF è una start-up italiana nata quasi tre anni fa che riesce anche ad essere una società Benefit a tutti gli effetti, attraverso l’impegno concreto destinato alla realizzazione di azioni e di progetti a sostegno di persone autistiche e dei loro familiari. Tra i progetti che hanno, in meno di tre anni, contraddistinto i passi in avanti della start-up c’è l’App loveorfriends ad esempio, vale a dire uno strumento pensato con l’obiettivo di favorire la socializzazione “vera e propria” in un contesto dominato dai social network. Nei fatti, il punto di partenza è il tentativo di ridurre quanto più possibile il tempo trascorso sui social network per darsi appuntamento nel mondo reale utilizzando però gli schemi di base, dominanti ormai nel modello di costruzione di molte relazioni interpersonali, propri del funzionamento di Facebook, almeno nelle fasi iniziali. Altra iniziativa recente il progetto HomeMate volto a fornire una dose maggiore di autonomia alle persone autistiche attraverso un utilizzo più sofisticato, e più intelligente, della tecnologia.

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In effetti è proprio il ricorso alle tecnologie più avanzate e la capacità di declinarle in maniera adeguata a differenti contesti, a rappresentare il vero e proprio ultimo miglio anche nell’area collegata alle logiche di inclusione per le persone autistiche. Come? Ce lo ha spiegato Andrea Buragina, co fondatore di LORF sottolineando, tra l’altro, quello che, dalla sua analisi, emerge come il tema fondamentale. Ci ha spiegato: “il livello che abbiamo voluto conferire al gioco che abbiamo realizzato è volutamente molto semplice per raggiungere un duplice obiettivo, vale a dire quello di incontrare le esigenze di bambini autistici, ma di essere assolutamente fruibile anche per gli altri”. Quindi inclusione per poter giocare insieme? In fin dei conti nulla di più facile – a parole almeno – ma compito abbastanza complesso dal punto di vista di realizzazione pratica del gioco. Se da un lato dunque, il nobile obiettivo perseguito – e raggiunto possiamo dire – è quello di portare in alto la logica dell’inclusione in netta contrapposizione alla logica della separazione che, soprattutto per il passato ha spesso prevalso, il percorso per raggiungerlo è frutto di un lavoro tecnico molto ampio. “Alla piattaforma hanno lavorato, e continuano a lavorare, professionisti che provengono da ambiti differenti” continua Buragina. Nello specifico: “un ingegnere, una psicologa esperta in Psicopatologia dell’apprendimento, Claudia Bordicchia, un esperto di tecnologie legate alla robotica, Ewerton Lopes S. de Oliveira e un altro attivo nel campo di tematiche sociali e di comunicazione, Michele Berra: tutti insieme uniti dal collante della passione per il sociale”.

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Il lavoro tecnico che ha portato alla realizzazione del robot ha condotto ad un doppio risultato, o meglio ad un risultato finale che si può sdoppiare. “Abbiamo lavorato molto sul contenuto” continua il co fondatore della start-up descrivendo  “un robot di primo livello, che superi le limitazioni di un robot classico, in grado di esercitare un certo appeal per i bambini autistici attraverso l’applicazione dei colori primari (#Colorquiz)”. Pensando al funzionamento specifico del gioco, facile inquadrare quello che è il filo rosso alla base del progetto di LORF, vale a dire della logica dell’inclusione: “un livello empirico – in termini di esperimento – e un livello digitale più tecnico in senso proprio”. Nella seconda parte del gioco, inoltre, continua Buragina, “assistiamo ad una sorta di  inversione dei ruoli con il robot che pone quesiti ai bambini”.

Dal punto di vista finanziario? L’idea è quello di passare attraverso la strada del crowdfunding per la realizzazione del progetto. In termini strettamente economici? “L’obiettivo di raccolta è fondamentalmente di 10.000 euro volto alla realizzazione di un robot di primo livello” spiega Buragina. Il funzionamento, classico di una campagna di crowdfunding, è quello di raccogliere noi in prima persona 5.000 euro e di ottenere il 50% restante del target di raccolta grazie all’accordo che abbiamo con la casa farmaceutica MSD Italia”. Obiettivo ancora superiore? “La realizzazione di un robot ancora più complesso e più interattivo che abbia un tablet sul petto che renda possibile la fruizione di contenuti multimediali” conclude Andrea Buragina.

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