Italia: segnali poco incoraggianti dalle indagini di fiducia di novembre

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Il mese di novembre registra un calo del clima di fiducia sia per le famiglie che per le imprese manifatturiere. Il maggior ottimismo sulla situazione economica del Paese che si era registrato nei mesi scorsi sembra già rientrato. Le indagini sono coerenti con una sostanziale stagnazione dell’economia tra fine 2019 e inizio 2020.

A novembre, la fiducia dei consumatori è calata per il secondo mese consecutivo, a 108,5 da 111,5 di ottobre (dato rivisto al ribasso di due decimi). Si tratta di un minimo dal luglio del 2017. Ci aspettavamo un calo (a fronte di previsioni di consenso per una stabilità), ma la diminuzione è stata più marcata delle nostre attese.

La flessione è dovuta soprattutto alle valutazioni delle famiglie sul clima economico generale, in calo di oltre 10 punti (non accadeva da luglio del 2015). Viceversa, gli intervistati hanno segnalato un miglioramento del clima personale. Le famiglie manifestano anche maggiori timori occupazionali (ai massimi dal 2014).

Viceversa, l’indice composito sul morale delle aziende è salito lievemente, a 99,1 da 98,9 di ottobre (rivisto al ribasso di un decimo rispetto alla prima stima). Tuttavia, il dettaglio per settore è decisamente meno incoraggiante: il clima di fiducia è risultato poco variato nei servizi e nel commercio al dettaglio, mentre è calato sia nelle costruzioni che nel manifatturiero.

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In particolare, nel manifatturiero, il morale delle aziende è tornato a calare dopo il rimbalzo del mese scorso, in pratica cancellando i guadagni di ottobre e tornando al livello di settembre (98,9), che rappresenta un minimo da oltre 5 anni. Le attese sia nostre che di consenso erano per un recupero. Le imprese segnalano soprattutto una flessione degli ordini e della produzione corrente, mentre salgono per il secondo mese le attese sugli ordini futuri. In netto calo le aspettative sia sull’economia che sull’occupazione.

In sintesi, le indagini dipingono un quadro più fosco rispetto a quello del mese scorso. In settembre e ottobre si era registrato un maggior ottimismo sia delle famiglie che delle aziende sulle prospettive dell’economia, probabilmente sulla scia sia del miglioramento delle condizioni finanziarie domestiche che dei primi segnali di ripresa del commercio estero. Tale recupero sembra essere stato di breve durata.

In generale, le indagini di recente non sono state un buon previsore della crescita del PIL, che è stata superiore a quella segnalata dalle survey. Ad oggi, il livello degli indici anticipatori resta coerente con una sostanziale stagnazione dell’economia (in un intervallo tra zero e +0,1% t/t) anche a cavallo tra fine 2019 e inizio 2020.

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