Occhi puntati sulla COP26

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Il 2020 sarà un altro anno caratterizzato dall’incertezza. Brexit si farà sentire, apportando un’ulteriore dose di volatilità e polarizzando il dialogo politico britannico; le relazioni tra Cina e Stati Uniti rimarranno tese e pronte a innescare timori sui mercati, nonostante un possibile accordo commerciale parziale entro la fine del 2019; e la corsa alle presidenziali statunitensi sarà prolungata e porterà probabilmente agitazione sui mercati mondiali.

Tuttavia, contestualizzandoci alla situazione del 2020, potrebbe essere segnata da un evento più significativo, dato che il Regno Unito ospiterà l’anno prossimo il COP26, il vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

La conferenza intende costruire una strategia internazionale coerente e coordinata all’emergenza climatica. Sarà il più grande vertice che il Regno Unito abbia mai ospitato, con la partecipazione di 200 leader mondiali e 30.000 delegati.

Una delle precedenti edizioni della conferenza – COP21 – aveva prodotto l’accordo di Parigi del 2015. L’anno prossimo verrà ancora una volta alzata l’asticella: i Paesi devono presentare piani climatici aggiornati per colmare il divario tra i diversi impegni nazionali e l’obiettivo generale dell’accordo di Parigi di contenere il riscaldamento globale “ben al di sotto” di 2°C.

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Tutti noi speriamo davvero di vedere progressi e risultati significativi dal vertice. Tuttavia, mi aspetto che i progressi della COP26 non saranno solo guidati dai leader nazionali, in particolare alla luce del ritiro degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi, ma saranno in parte guidati dalla società civile e dalle imprese.

In un contesto di crescente attenzione da parte della società, vedremo le imprese, la finanza e le altre parti interessate che, per motivi puramente commerciali e per considerazioni di natura differente, prenderanno parte alle trattative. La COP26 darà nuovo slancio alle iniziative, agli impegni e alle promesse sul cambiamento climatico e una più ampia gamma di soggetti interessati avrà un ruolo chiave da svolgere.

In qualità di gestore con una lunga storia di attività di engagement con le aziende in cui investiamo su questi temi, questo potrebbe rivelarsi un momento di svolta. Nel 2019 abbiamo assistito a un profondo cambiamento nella consapevolezza e nell’attività di engagement in termini di crisi climatica. Ciò si è riflesso nelle politiche pubbliche, come la revisione dello Stewardship Code nel Regno Unito per gli investitori professionali e la modifica della direttiva europea Shareholder Rights, che prescrive una visione a lungo termine e la considerazione di una serie più ampia di rischi, come il cambiamento climatico, nel contesto degli investimenti e dell’allocazione delle attività.

Di conseguenza, gli investitori globali continueranno ad essere sottoposti a un esame più attento. Dobbiamo agire insieme come potente forza di cambiamento che l’industria ha in sè sulla carta. Da tempo sosteniamo che le pratiche sostenibili si traducono in prestazioni sostenibili e di successo, che a loro volta facilitano la creazione di ricchezza sostenibile. Per chiunque abbia una una programma di rispamio di lungo termine, quello  deve essere l’obiettivo.

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